Salvini disperato, Berlusconi resuscitato, Di Maio indeciso a tutto. E il Pd di nuovo centrale

Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Bilancio di una crisi abortita che potrebbe dare il via ad uno scenario completamente diverso. Il Capitano della Lega terrorizzato di finire all’opposizione, Zingaretti e Renzi alla difficile prova dell’unità

La carta della disperazione di Matteo Salvini è quella di dire oggi di essere disposto a tutto pur di evitare che al Governo tornino Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti. Ma è stato lui, soltanto lui, ad aprire la crisi alla vigilia di Ferragosto. Dopo l’approvazione della mozione sulla Tav, dopo aver attaccato i ministri pentastellato Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli, dopo aver presentato la mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte, dopo aver arringato la folla a Sabaudia sulle note della Turandot di Puccini (all’alba Vincerò). (leggi qui Zingaretti ritira gli sherpa e protegge il Pd). Ma dopo aver esibito selfie e petto nudo al Papeete Beach di Milano Marittima, diventata la terza Camera della Repubblica nelle settimane passate.

Matteo Salvini Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Salvini si è deciso dopo il martellamento dei sondaggi a lui favorevoli. Uno in particolare, che accreditava la Lega al 39% nell’ambito di un 79% di italiani che volevano il ricorso anticipato alle urne. Da qui lo strappo, arrivato anche dopo altre vicende: quella dei presunti fondi russi alla Lega (non ne parla più nessuno), del giro sulla moto d’acqua della Polizia del figlio (non ne parla più nessuno), del tour estivo nel Sud per cercare di togliere il terreno politico sotto i piedi del Movimento Cinque Stelle.

Matteo Salvini, come si dice dalle nostre parti, se l’è cantata e se l’è suonata. Quello che è successo dopo ne ha appannato l’immagine di uomo forte: il messaggio a Luigi Di Maio che il suo telefono è sempre acceso, l’idea di un rimpasto di governo, il fatto di  non essersi dimesso, l’aver fatto trasparire che accetterebbe perfino un nuovo Governo presieduto da Luigi Di Maio. (leggi qui Si Salvini chi può. L’invincibile armata della Lega adesso vede le streghe)

Il Capitano non ha, almeno nella percezione dell’opinione pubblica, il carisma di due settimane fa. Questo è il dato politico. Per il resto ci sono altri tre protagonisti di questa crisi.

Luigi Di Maio Foto: © Imagoeconomica Benvegnu’ Guaitoli

Il primo è il Movimento Cinque Stelle. L’elemento che lo contraddistingue è il terrore per le urne. Luigi Di Maio deve soltanto decidere se rimangiarsi tutto e continuare l’alleanza con la Lega oppure cercare un’intesa politica con il Pd.  Ma deve deciderlo tenendo presente che Beppe Grillo e Davide Casaleggio propendono per un accordo con il Partito Democratico. Probabilmente di legislatura. Con Alessandro Di Battista, Elisabetta Trenta, Alfonso Bonafede e Roberto Fico che spingono per mandare il Carroccio all’opposizione.

Poi naturalmente c’è il Pd. Matteo Renzi ha dato fuoco alle polveri, ridimensionando Salvini. Ma il segretario è Nicola Zingaretti e lui non è convinto di un’alleanza con i Cinque Stelle. Teme che alla fine possa avvantaggiare Salvini. Si deciderà il 21, ma l’ipotesi di andare al Governo e ricacciare il leader leghista in minoranza alletta molti. La sensazione è che l’intesa possa farsi.

SILVIO BERLUSCONI Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Quindi Silvio Berlusconi, letteralmente resuscitato sul piano politico. I titoli dei giornali a lui vicini hanno certificato l’antipatia del Cavaliere nei confronti di Salvini. Se non si vota subito, può perfino pensare  a ricalibrare il centrodestra.

Qualcosa si è rotto”, aveva detto Salvini a Sabaudia sotto la torre realizzata da Mussolini. Non immaginava che quella frase avrebbe dato il via ad una crisi che gli è sfuggita di mano.

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