Se Alfieri parla come Andreotti

La levata di scudi fatta dal sindaco sul modo in cui è stata raccontata la retata antidroga a Paliano. Il rischio di rovinare l'immagine di un territorio. Come avvenuto con la 'valle dei veleni'. Ma anche il rischio opposto: quello di sottovalutare.

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

«Non mi piacciono per nulla i titoli e gli articoli di alcuni giornali online in riferimento ad alcuni fermi avvenuti in queste ore nella nostra Città. La nostra movida non è a base di cocaina come qualcuno scrive o vorrebbe far credere.
La stragrande maggioranza dei nostri giovani sono ragazzi per bene
che passano le serate in tranquillità e nella legalità, divertendosi nel pieno rispetto delle regole e delle persone. Poi come in ogni parte del mondo, anche nella nostra Città c’è il problema della droga che va combattuto con fermezza. Ma se qualcuno vuol far passare Paliano e la sua gioventù in maniera distorta troverà in me un acerrimo nemico
».

Questo scrive poche ore fa il sindaco di Paliano, Domenico Alfieri. Il riferimento è al modo in cui alcuni giornali (il sindaco specifica «on line») avrebbero riportato le notizie sugli arresti per spaccio messi a segno ieri a Paliano dai carabinieri. La tesi del sindaco, evidente. È: si può (anzi si deve) riportare il dato di cronaca; ma non si deve dare un’immagine distorta della città.

Ipse dixit: «I panni sporchi…»

Nel 1952 sottosegretario alla presidenza del Consiglio del Governo De Gasperi, con delega allo Spettacolo, era Giulio Andreotti, non ancora Divo Giulio. Il futuro pluripresidente del consiglio, riferendosi al film «Umberto D.» di Vittorio De Sica – che, notoriamente, come molto altro cinema neorealista dell’epoca, non offriva certo un’immagine edulcorata della realtà italiana del dopoguerra – disse che «i panni sporchi si lavano in famiglia». Come dire, di certe cose non si parla in pubblico.

Il rischio è che Domenico Alfieri possa essere frainteso. E qualche margine in questo senso, lo lascia. Intendiamoci. Su un punto il sindaco di Paliano ha ragione. Ovvero quando esorta a rifiutare una narrazione che, dopo un fenomeno straordinario, faccia passare un intero territorio per ciò che non è.

Le parole pesano…

Domenico Alfieri. Foto: Stefano Strani

Alfieri, in questo senso, fa bene a dire che Paliano non è una piccola Scampia. Perché si rischia una deriva pericolosa. Un esempio; nella Valle del Sacco sono stati fatti danni micidiali. Solo che a furia di frasi fatte e titoli ad effetto (la «Valle dei veleni») è stato distrutto il turismo in un’area storica e culturale tra le prime nel Lazio per ciò che è in grado di offrire. In questo Alfieri ha ragione.

Ha torto quando imbocca una strada che porta al rischio opposto: quello di sottovalutare, di minimizzare, di far passare un fatto grave come un singolo episodio. Nemmeno questo è vero. Ce lo dice la storia recente della nostra terra.

… ma anche la sottovalutazione

Il rischio è quello di finire per sottovalutare «l’esistenza di una fiorente e pericolosa attività di spaccio»; non contare «il continuo andirivieni giornaliero da parte di vari tossicodipendenti presso le piazze di spaccio».

Il procuratore Antonio Guerriero

E, poi ancora, non considerare la «penetrazione ambientale efficace e ben organizzata»; non tenere nel giusto peso gli «oltre 400 episodi di cessioni di stupefacente» rilevati dal giugno 2020 al maggio 2021». Dati non dei giornalisti, on line o meno, ma del dottor Antonio R.L. Guerriero, procuratore della Repubblica di Frosinone.

Il rischio per Domenico Alfieri è che, messa in questo modo, si faccia diventare centrale solo il problema d’immagine per la città. Un danno, indubbiamente, più grave di quelli procurati dallo spaccio. Ma Emanuele Morganti e Willy Monteiro Duarte sono lì a ricordarci che bisogna tenere alta l’attenzione.

Per questo i panni sporchi non si lavano in famiglia.

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