Forza Italia si conta al Parco dei Principi: «Non smobilitiamo, si riparte dai moderati»

Foto: © Imagoeconomica Sara Minelli

Al Parco dei Principi l'assemblea dei dirigenti di Forza Italia. Il patto fino alle Europee: niente scontri. La linea: "Ripartire dai moderati che non vogliono né Lega né Fratelli".

Il timore non confessato per giorni era l’elenco degli assenti: al Parco dei Principi, due passi da via Veneto nel cuore di Roma, oggi nessuno è mancato. È rimasto immacolato il foglio destinato a raccogliere le defezioni dei dirigenti di Forza Italia convocati da tutto il centro Italia.

C’erano tutti. Chi non poteva venire ha prima chiamato e fornito un’ampia spiegazione. L’emorragia per il momento è tamponata. C’era l’intero gruppo di Forza Italia in Regione Lazio, cioè quello che nelle settimane scorse aveva alzato la voce con il vice presidente nazionale Antonio Tajani e con il coordinatore regionale Claudio Fazzone. Allineati e coperti: il capogruppo Antonello Aurigemma, l’ex vice presidente del consiglio regionale Adriano Palozzi, il presidente di Commissione Pasquale Ciacciarelli.

Presente il console del Lazio Claudio Fazzone con il suo uomo in Regione Pino Simeone. E con il suo uomo in lista per Bruxelles, il sindaco di Fondi Salvatore De Meo. Finanche l’eretico Giuseppe Cangemi. Un po’ in ombra Mario Abbruzzese che deve affrontare la battaglia per la vita riconquistando la città di Cassino alle bandiere del centrodestra. Da Viterbo troneggia Daniele Battistoni, l’uomo che innescò la sfida con Franco Fiorito ai tempi del PdL.

Gli assenti sono quelli che non si vedevano ormai da tempo. Quasi tutti in Fratelli d’Italia e solo qualcuno nella Lega: ma con mille disagi.

Verso sera arriva Antonio Tajani. È stato a pranzo con il presidente Silvio Berlusconi. Tutti gli chiedono come sta il Cavaliere, se sia con un piede nella fossa o stia mettendo a punto l’ennesima resurrezione. Il numero 2 di Forza Italia rassicura tutti: «Scalpita». A chi vuole saperne di più aggiunge «Fosse per lui si metterebbe il doppio petto sul pigiama e verrebbe qui stasera: meno male che ci sono i medici ed i figli a ricordargli che ora, prima di ogni altra cosa, deve pensare alla salute».

Il Cavaliere è vico e combatte insieme a noi. Lo mette in chiaro un’inossidabile Stefania Prestigiacomo: ribadisce quanto ha detto nelle ore precedenti durante l’assemblea del Gruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati. «Noi non ci consegneremo alla Lega, noi non finiremo ostaggi di Matteo salvino. Proprio per questo già adesso va messa in evidenza una cosa: Salvini in questo periodo è il nostro nemico; è quello che vorrebbe divorarci».

È la paura che attraversa buona parte delle ultime truppe azzurre. Temono che dall’ospedale possa partire un messaggio di benedizione fatto da Berlusconi a vantaggio di Salvini. Una dichiarazione che consegnerebbe Forza Italia alla Lega. E qui al Parco dei Principi nessuno vuole finire aggregato nella Lega.

Lo dice con chiarezza Pasquale Ciacciarelli passando da un tavolo all’altro: fa la spola per capire chi ci sta e chi è disposto a partire. «Io rimango: qui c’è una prateria sterminata ed è formata da quel popolo di moderati che non si riconosce nell’estremismo di Salvini e tantomeno nel sovranismo dei Fratelli d’Italia».

Tra le file degli uomini di Claudio Fazzone la posizione è la stessa. Ma sollecitano un cambiamento: la fine dei cerchi magici e la nascita di un grande partito moderato e centrista. Si sussurra che l’intestino occluso di Silvio Berlusconi abbia prodotto un effetto politico, oltre a quelli gastrici: una specie di tregua tra le componenti; almeno fino al giorno dopo le Europee. Il 27 maggio qualcuno prenderà la valigia e se ne andrà, molti resteranno dove sono a condizione che ci sia il Partito.

La rassicurazione che Forza Italia non smobilita e non svende la porta il fedelissimo Sestino Giacomoni. «A Rega’, dopo il 26 de maggio ci sta il 27 e poi il 28: qui nun se smobilita niente, quindi facciamo votare il nostro Partito».

Antonio Tajani mette in evidenza che il rinnovamento è iniziato: «i congressi sono un buon segnale. A Frosinone abbiamo rinnovato il gruppo dirigente, a Roma abbiamo legittimato con il voto il governo cittadino: siamo sulla strada giusta». Annuisce Davide Bordoni, coordinatore di Forza Italia per Roma Capitale, recepisce il deputato Alessandro Battilocchio che è il coordinatore per la provincia di Roma.

Anche a loro Pasquale Ciacciarelli ribadisce che bisogna continuare a difendere l’area politica da offrire agli elettori moderati: «Sono tanti, c’è bisogno di una grande ricostruzione ma deve partire pensando proprio a loro». A tutti fa notare che «Ancora una volta Frosinone è stato laboratorio da prendere in esame: la Lega non sfonda, gli manca tutta la classe dirigente, guardate come hanno gestito la candidatura perle Comunali di Cassino».

Qualcuno è preoccupato per la fuga verso Fratelli d’Italia: «È reversibile. Torneranno. Casa loro è questa e noi dobbiamo essere pronti». In che modo? «Concentrandoci sulle battaglie serie e lasciando perdere gli spot: tra pochissimo la gente verrà a chiedere la concretezza che solo noi siamo capaci di fare».

Arriva Alessandra Mussolini, non passa inosservata: è tutto un agitarsi per salutare. Poi arriva il momento di entrare in sala: un locale da mille posti. Perché per Forza Italia è arrivato il momento del Ora o mai più.


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