Ternana-Frosinone 2018: la differenza fra avere aspettative e avanzare pretese

La contestazione dei tifosi dopo Ternana-Frosinone? Lecita. ma controproducente. Perché c’è un’enorme differenza fra avere delle aspettative e avanzare delle pretese. E perché in Serie B si scende in campo per giocarsi la promozione, partita dopo partita.

Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

Contro la Ternana di De Canio il risultato sperato non arriva. La squadra non segna da tre giornate. Sembra girare a vuoto. Il gioco è frammentario, macchinoso e poco incisivo. La formazione iniziale non convince e nemmeno i cambi.

Sembra un copione già visto, sembra il 22 aprile dello scorso anno quando una squadra inguardabile andava sotto la curva a prendersi i fischi dei tifosi con mestizia e vergogna dopo aver incassato una sonora sconfitta al Liberati di Terni.

Sembra che il tempo abbia smesso di essere lineare, che si stia divertendo ad andare prima avanti di un’ora e poi indietro di un anno.

Il tempo si sa è relativo ma non può in alcun modo cambiare direzione. Indietro non si torna. Un anno fa si fischiava una sconfitta, ieri invece un settore ospiti numericamente amplificato ha scelto di considerare la vittoria come unico risultato accettabile. Pretendeva i tre punti. Li reclamava da una squadra seconda in classifica (fino a prova contraria) che a quanto pare non può permettersi il lusso di pareggiare con l’ultima in classifica.

Un mea culpa generale, con Longo a fare da tramite tra la rabbia dei tifosi e le facce immobili dei suoi giocatori. A scusarsi e a spiegare che l’intenzione di vincere c’era ma che se per 90’ minuti pur provandoci la palla non entra non si può mettere il cronometro all’indietro e ricominciare da capo solo perché l’avversario è il fanalino di coda. Se per vincere bastasse guardare la classifica o fare la rigida somma del valore di ogni singolo calciatore questo sport sarebbe noioso e ripetitivo.

Le contestazioni sono lecite, per carità, ma controproducenti se non si contestualizzano: perché c’è un’enorme differenza fra avere delle aspettative e avanzare delle pretese.

È come se ci fossimo dimenticati chi siamo. Tutti, nessuno escluso. È come se una volta varcato l’Olimpo delle Grandi e i tornelli dello Stirpe il passato non esistesse più.

Il Frosinone non è la Juventus della serie B e nemmeno il Barcellona. Il Frosinone è quella squadra che scende in campo per giocarsi la promozione in un campionato difficile e mai scontato, partita dopo partita.

Non era ovvio che ieri portasse a casa i tre punti e l’epilogo dell’anno scorso non legittima nessuno a pensare che quest’anno il percorso sarà più agevole o che le spetti di diritto un finale diverso.

Chi va in trasferta aspettandosi come ricompensa una vittoria ha sbagliato spettacolo, dovrebbe andare a teatro e lasciarsi rassicurare da un copione già scritto. Se si vuole pretendere che i ragazzi di Longo riprendano a correre in mezzo al campo e ad onorare la maglia sarebbe opportuno che giovedì sugli spalti del Benito Stirpe ci fosse gente che tifa il Frosinone e non la promozione in serie A.

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