Terremoto nei giovani azzurri, va via Cavedagna: aveva battuto Zaccari

Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Terremoto nel Giovanile di Forza Italia. Va via Stefano Cavedagna. Pochi mesi fa c'era stata la sfida con Zaccari. Dove andrà. E cosa significa per il centrodestra. Cosa comporta nel Sud Lazio

Stefano Cavedagna non è più il coordinatore nazionale di Forza Italia Giovani. Si è dimesso, annunciando poi le ragioni della sua scelta anche via Facebook. Al ragazzo non piace “L’Altra Italia”, il nuovo movimento centrista varato da Silvio Berlusconi con un anno di ritardo sul progetto che era stato messo a punto dal sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. (leggi qui L’ideatore boccia l’Altra Italia: «È troppo tardi, non può funzionare, tutto è cambiato» e leggi qui l’anticipazione di un anno fa (leggi qui Forza Italia addio: nasce L’Altra Italia di Berlusconi e parte da Frosinone)

Non sente di farne parte e non vuole partecipare a un processo di democristianizzazione del berlusconismo. Perché Stefano Cavedagna è uomo di destra. Ha iniziato a Bologna, in uno di qui contesti universitari poco agibili per chi vuole fare della militanza dal lato conservatore del campo.

La confusione si è scatenata con il Pdl: Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini crearono il contenitore unico del centrodestra. Era il 2009, ma la fusione a freddo resse poco. Troppo distanti le anime e troppo estranei tra di loro gli ingegneri della mescolanza. Lasciando stare per un attimo le dinamiche di governo, che il loro peso lo hanno avuto. Anche il movimento giovanile andava sistemato: nacque la Giovane Italia. La garanzia ce la misero Giorgia Meloni ed Annagrazia Calabria.

Ma l’attivismo giovanile di destra, ancora oggi, è fatto di murales, manifesti disegnati a mano, manifestazioni di piazza e mappe ideologiche davvero circoscritte. I giovani liberali hanno un altro stile. Stefano Cavedagna è il prodotto dell’andamento pasticciato di quella storia. E andandosene da Forza Italia ha citato Ezra Pound.

Prima di questo gesto plateale, che già delimita i confini di una nuova traiettoria, ha provato a guidare il coordinamento nazionale del movimento giovanile di un Partito che crede nella mano invisibile di Adam Smith, che mai avrebbe concordato con il poeta inglese. Cavesagna ne ha solo preso atto, pur aspettando un po’ e pur avendo dato vita a una vera e propria scalata interna E questo, forse, è quello che gli verrà rimproverato politicamente.

Stefano Cavedagna aveva vinto un congresso insperato: le resistenze degli ultra-liberali erano state scavalcate “grazie” al placet di alcune alte cariche forziste. Il Sud dei giovani forzisti avrebbe preferito altro, magari Armando Cesaro. C’entra anche il ciociaro Luca Zaccari di Ferentino, che poteva candidarsi a leader nazionale in una sorta di quota Antonio Tajani: il ferentinate fece un passo di lato e Stefano Cavedagna si ritrovò il traguardo congressuale davanti.

Sì, ma dove andrà l’ex coordinatore nazionale di Fi giovani? Con Giovanni Toti? Neppure per sogno. Non uno che socchiude la porta citando Ezra Pound. La voce che circola negli ambienti giovanili è una: “Ha già un accordo con Fratelli d’Italia“. Ma magari lo dicono solo per screditare la mossa.

Certo che da qualche parte Cavedagna andrà, certo che qualche ruolo lo ricoprirà. Pure perché è legato all’onorevole Galeazzo Bignami, suo conterraneo: un altro che si è ritrovato dentro Forza Italia per motivi che, rimanendo sul piano della visione del mondo portata avanti, sono difficili da decifrare.

Potrebbe essere la stessa parabola di tanti altri: la formazione politica guidata da Giorgia Meloni come meta naturale di un perinegrare che non riserva più soddisfazioni.

Attenzione, la Ciociaria non c’entra con quello che è accaduto in queste ore: non esiste un trait d’union tra il ventilato passaggio dell’ex numero uno dei giovani di Fi in Fdi e quello che sta accadendo nel basso Lazio: è la tendenza ad essere interessante.

Giorgia Meloni sta riuscendo nel delicato compito di far tornare i “suoi” a casa. Samuel Battaglini è un buon esempio. Antonio Abbate è un altro. Solo che questo può non combaciare con quell’operazione di allargamento al centro che sembrava essere iniziata con Alfredo Antoniozzi e con Antonello Iannarilli ed Alessia Savo. I quali hanno capito che non è questo il tempo delle divisioni interne e nei giorni scorsi hanno fatto entrambi una dichiarazione di totale apertura e condivisione al senatore Massimo Ruspandini ed al coordinatore provinciale Paolo Pulciani. Che, dal canto loro, non hanno perso un secondo ad inserirli nel coordinamento provinciale coinvolgendoli a pieno titolo.

Tutti pensano che ci sia uno spazio al centro: da Carlo Calenda a Matteo Renzi, passando per chi non seguirà il governatore della Liguria nella sua nuova creatura, quindi Silvio Berlusconi. Pure Giorgia Meloni pareva aver apparecchiato la tavola per accogliere i centristi, poi si è scoperto che più che democristianizzarsi, Fratelli d’Italia si sarebbe destrizzata in maniera ancor più nitida: ad Atreju 2019 verrà rilanciato il messaggio sovranista. Non c’è spazio in Fdi per chi cerca “un centro di gravità permanente“.

I moderati? Categoria dello spirito, ma non appetibile elettoralmente. Anche perché il tema per i meloniani, ora come ora, è convincere Matteo Salvini ad andare alle urne, il più presto possibile, ed escludendo i cespugli.

In questo scenario avrà un ruolo l’universo giovanile del centrodestra. Oggi la Giovane Italia non esiste più: si è liquefatta con il Pdl. I giovani di Fdi sono raggruppati in Gioventù Nazionale. A guidarla c’è Fabio Roscani, che è cresciuto a Garbatella, la sezione di Giorgia Meloni, di Chiara Colosimo e di altri “gabbiani”. Stefano Cavedagna non può ambire a quel posto. Il suo futuro politico, se fosse davvero in Fratelli d’Italia, dipenderebbe dal numero di forzisti che sarà in grado di traghettare oltre il guado. Sarà importante, dunque, l’entità del colpo sferrato. La politica è fatta così: il chiacchiericcio e la pianificazione hanno il loro bello, ma i numeri risiedono con baldanza al primo posto della scala gerarchica. Il pallottoliere è l’unico misuratore delle aspettative. C’è poco da fare.

E nel Lazio? La coordinatrice romana di Fi giovani rispondeva al nome di Eleonora Battestini: ha postato il suo arrivederci lo scorso 14 giugno. Qualche segnale, insomma, era già stato lanciato. I liberali possono esultare: la loro linea è passata e Stefano Cavedagna, che è finito su FanPage di recente per una fotografia che di progressista ha poco (guarda qui) non è più il loro vertice riconosciuto. Si dia il via all’ennesima rivoluzione liberale.

I “capiscer” diranno che quello di “Cavez“, come viene chiamato dai più stretti, è un tradimento. Forse è solo la storia d’Italia che ricorda chi sono agli attori del nostro scacchiere nazionale. C’è un centro e c’è una destra. E in fin dei conti, non solo va bene a tutti, ma è anche giusto così. Lega mangiatutto permettendo.

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