L’Autorithy vaticana assolve Di Ruzza: “Piena fiducia, nessuna condotta impropria”

Foto © Carlo Carino / Imagoeconomica

L'inchiesta interna dell'Autority antiriciclaggio dello Stato Vaticano assolve il direttore Tommaso Di Ruzza. Piena fiducia nel banchiere di Aquino: "Attività conforme allo Statuto, mai nessuna condotta impropria". Tensioni con la magistratura vaticana per i sospetti sullo scandalo finanziario dei palazzi a Londra. "Aif agì in modo ineccepibile"

Un’inchiesta interna. Senza salvacondotti né zone lasciate in ombra. Consapevoli che i risultati sarebbero finiti direttamente sulla scrivania del Papa. Ad ordinarla è stato René Bruelhart, avvocato svizzero di Fribourg (nel Cantone tedesco), Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Autorità per le informazioni finanziarie della Città del Vaticano

Il presidente Aif René Bruelhart al centro tra il direttore Tommaso Di Ruzza e padre Federico Lombardi © Imagoeconomica, Stefano Carofei

René Bruelhart è il superdetective dei capitali: la Santa Sede lo ha voluto al suo servizio proprio per questo, quando alcuni anni fa lo ha nominato alla guida del Aif. Nel suo passato ci sono otto anni da direttore della Fiu – Financial Intelligence Unit (i servizi investigativi finanziari) del Principato del Liechtenstein. Nel 2010, l’hanno in cui Papa Ratzinger ed il cardinale Tarcisio Bertone lo hanno chiamato a San Pietro come consultore, era stato appena nominato vicepresidente del Gruppo Egmont, la rete globale delle Fiu. È un esperto nella lotta al riciclaggio dei capitali ed al finanziamento del terrorismo.

Con elvetica precisione ha avviato un’indagine interna con la quale verificare a fondo l’attività operativa dell’AIF della Città del Vaticano. Sfiorata all’inizio di ottobre da un’inchiesta della Giustizia vaticana: quella su “operazioni finanziarie milionarie apparentemente irregolari effettuate da alcuni uffici della Segreteria di Stato“. In pratica: un palazzo di pregio comprato a Londra con i soldi della Segreteria di Stato. Un’inchiesta che ha sfiorato il direttore dell’Antiriciclaggio della Santa Sede Tommaso Di Ruzza: in pratica il braccio operativo del presidente Bruelhart.

Ciociaro di Aquino, presidente del comitato che ogni anno promuove il premio internazionale dedicato a San Tommaso d’Aquino, Tommaso Di Ruzza è genero dell’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio.

I risultati dell’indagine

Tommaso Di Ruzza © Imagoeconomica, Paola Onofri

L’indagine si è appena conclusa. Cosa è emerso lo si deduce dalla presa di posizione assunta dal Consiglio Direttivo dell’Autorità di Informazione Finanziaria. Una posizione chiara ed ufficiale, su carta intestata con le doppie chiavi di Pietro incrociate.

Piena fiducia al direttore Tommaso Di Ruzza, totale cooperazione con le autorità competenti e auspicio che le potenziali incomprensioni saranno presto chiarite, anche alla luce del fatto che l’indagine interna ha definito che le attività dell’Autorità sono state di tipo prettamente istituzionale e conformi allo statuto.

A quali conclusioni è giunta l’indagine René Bruelhart. Gli elementi chiave sono due. Il primo:

l’attività svolta dall’AIF e dal suo direttore era di natura strettamente istituzionale e condotta in conformità con lo Statuto dell’AIF”.

Il secondo:

nell’esercizio della sua funzione istituzionale, né il direttore, né alcun altro dipendente dell’AIF hanno svolto in maniera inadeguata la propria funzione o tenuto qualsiasi condotta impropria”.

È l’assoluzione interna (rimane aperta l’inchiesta del Promotore di Giustizia) per il direttore Tommaso Di Ruzza.

Fiducia piena nel direttore

Tommaso Di Ruzza © Imagoeconomica, Paola Onofri

Il direttore Tommaso Di Ruzza all’inizio del mese aveva subito una perquisizione disposta dal Promotore di Giustizia Vaticana. E – in via cautelare – era stato sospeso il suo Pass che gli concentiva l’accesso sul territorio di San Pietro. In pratica: sospensione dal servizio.

All’Aif veniva imputato un “ruolo poco chiaro“.

L’indagine interna ha puntato a chiarire proprio questo aspetto. Cioè: quale ruolo ha svolto l’Authority Antiriciclaggio diretta da Di Ruzza? Ha seguito i protocolli? Ha omesso qualche passaggio? C’è stato qualche aspetto meno che limpido? Sotto la lente d’ingrandimento, innanzitutto i fatti; poi la persona del direttore.

Gli accertamenti del presidente René Bruelhart hanno stabilito che l’Aif aveva ricevuto una segnalazione di attività sospetta: la richiesta di un grosso finanziamento alla banca vaticana, presentata dalla Segreteria di Stato (il ministero degli Esteri della Santa Sede); chiedeva quel prestito per la compravendita di un immobile di pregio a Londra. Ma lo Ior ha tenuto ben chiusi i cordoni della borsa ed ha avvisato il Promotore di Giustizia.

L’AIF diretta da Tommaso Di Ruzza è entrata in campo. Ha spalancato i canali di collaborazione internazionale con le Autority Antiriciclaggio estere interessate, tracciato ogni eventuale spostamento di denaro connesso a quella transazione. Una vera operazione di intelligence finanziaria da riassumere in un rapporto finale per il Promotore. 

La sede dello Ior © Imagoeconomica, Daniele Scudieri

In sostanza, l’indagine interna stabilisce che Aif fece ciò che doveva e nel modo in cui andava fatto. Al punto che il Consiglio direttivo ha ribadito

“la sua piena fiducia nella competenza professionale e onorabilità del suo Direttore e, inoltre, lo elogia per l’attività operativa svolta nella gestione del caso in questione”.

Potenziali incomprensioni

Il Direttivo si è anche detto “fiducioso che le potenziali incomprensioni saranno presto chiarite”. È un passaggio fondamentale. Dice – con garbo istituzionale – che ha in mano elementi concreti con cui dimostrare che il Promotre ha preso un abbaglio quando ha parlato di “ruolo poco chiaro dell’AiF” ed ha sospeso il direttore Tommaso Di Ruzza. E si dice pronto a mettere quegli elementi a disposizione degli inquirenti a tutola dell’Autority ma soprattutto della Santa Sede.

Al tavolo del Consiglio Direttivo dell’AIF siedono personalità di indiscusso spessore internazionale. Tra loro c’è l’ex cacciatore dei fondi neri di Saddam Hussein lo statunitense Juan C. Zarate senior advisor nel Centro degli Studi strategici e internazionali (CSIS); vicesegretario al Tesoro negli Usa; esperto nella lotta al finanziamento del terrorismo, profondo conoscitore dei sistemi antiriciclaggio e antiterrorismo. È stato lui ad individuare oltre 3 miliardi di dollari depositati da Saddam nelle banche la di fuori dell’Iraq.

Maria Bianca Farina © Imagoeconomica, Sara Minelli

Con lui, siedono nel board la presidente di Poste Italiane Maria Bianca Farina, lo svizzero Marc Odendall, il presidente del Consiglio dei Consultori del Presidente della Repubblica di Singapore Joseph Yuvaraj Pillay.

Non si tratta dei profili di maneggioni dalle condotte poco chiare. E non solo. L’Autority diretta da Tommaso Di Ruzza fa parte dal 2013 del Gruppo Egmont cooperando con le autorità anti ririclaggio di tutto il mondo.

Le istruzioni di Di Ruzza

È proprio dal 2013 René Bruelhart passa dal ruolo di consultore a quello di presidente. E come direttore viene chiamato Tommaso Di Ruzza.

A loro vanno ricondotti una serie di regolamenti e istruzioni inviati alle IOR: è attraverso quei regolamenti e quelle istruzioni che la banca vaticana ha potuto aderire agli standard internazionali ed europei e firmare protocolli internazionali con circa 60 UIF e autorità di vigilanza estere tra le quali Stati Uniti d’America, Germania, Italia, Gran Bretagna e Federazione Russa. 

Piazza San Pietro

Sotto la direzione del banchiere ciociaro l’AIF ha anche avviato le procedure che hanno permesso l’adesione della Santa Sede all’area dei pagamenti in euro legata all’IBAN. Ha puntato alla trasparenza internazionale, pubblicando ogni anno i risultati dell’attività svolta dall’Autorità.

Tutti elementi sui quali il Promotore di Giustizia avrà modo di fare le sue valutazioni.

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