Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 27 ottobre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 27 ottobre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 27 ottobre 2022.

TOP

FRANCESCO BORGOMEO

Francesco Borgomeo

Gli industriali dell’Automotive cassinate sono andati a Vallelunga. Da quell’autodromo hanno lanciato la loro sfida: a Mirafiori, a Pomigliano, alla Motor Valley, a qualunque luogo in cui si sviluppino ed assemblino auto di gamma medio – alta. Hanno capito che l’industria mondiale dell’Automotive è nel pieno di una radicale trasformazione che lo renderà del tutto diverso. E che Stellantis ha già iniziato le grandi manovre con cui affrontare quella rivoluzione epocale.

Per loro, per gli industriali Cassinati e le loro fabbriche, potrebbe non esserci spazio: se non si strutturano, non si organizzano, non si coalizzano. L’eccellenza nella qualità e nella progettazione già la hanno, già ora la maggioranza della loro produzione è per brand diversi da Stellantis. Occorre allora mettere insieme tutto questo e proporlo ai big ed agli emergenti della Mobilità Sostenibile: la nuova frontiera. È per questo che a Vallelunga è nato il Cluster della Mobilità di Cassino. (Leggi qui: Automotive, nasce il Cluster Cassino e sfida i poli nazionali).

A guidare l’operazione è stato Francesco Borgomeo. Si è messo al volante dell’Automotive: non è la sua auto, non è il suo settore. Ma è nel suo perimetro di competenza ed è nel suo campo più affine. Perché Francesco Borgomeo è il presidente di Unindustria Cassino e lì sta la capitale dell’auto nel Lazio; viene da decenni nel ramo del risanamento industriale, è stato tra gli allievi che a Romano Prodi hanno dato più soddisfazione. E quando ha visto un intero comparto da aggiornare non ci ha pensato su due volte.

Il primo risultato è stato il Contratto di Filiera che ha sbloccato il Fondo Perduto europeo (non si vedeva dai tempi della Cassa per il Mezzogiorno). Il secondo è stato il Cluster della Mobilità. Perché le vere battaglie sono quelle che non si combattono: si evitano agendo prima. È quello che Borgomeo con gli industriali del Cassinate stanno provando a fare. Governare la crisi prima che sia evidente.

Non romba solo perché è elettrico.

CALOGERO MANNINO

CLAUDIO MARTELLI E CALOGERO MANNINO FOTO © CARLO CARINO / IMAGOECONOMICA

Volete che un sistema complesso in sofferenza sia analizzato in logica e non solo fotografato in verismo politico? Fatelo fare ad un giornalista ed avrete un report, fatelo fare ad un ex democristiano e avrete una silloge perfetta. Calogero Mannino è un ex ministro ed un democristiano a 24 carati e, come aveva fatto Paolo Cirino Pomicino per il problema gas, lui ha messo sotto la lente il problema Cav nelle ore in cui il Cav diceva la sua in Senato dopo anni che ne era stato estromesso.

Ed ha spiegato che “la scissione all’interno di Forza Italia è una delle possibilità molto probabili. Vedo un esaurirsi della sua funzione. Ma per chi ha regnato sul centrodestra per vent’anni, abdicare è duro“. Mannino ha ben chiari i termini reali della “faida tra ronzulliani e governisti che fanno capo a Tajani“. Per lui è solo “una questione interna perché la funzione di Fi è esaurita, tanto che anche Confalonieri invitava Berlusconi a fondersi con la Meloni” .

Messa così è molto più basica di quanto in realtà la faccenda sia e deflagri: non è il solo Silvio Berlusconi a vegetare in accanimento terapeutico con le sue iperboli, è l’intero suo Partito che con lui fa endiade organica che ormai è fuori dalla storia.

Per Mannino “ora si apre il conflitto a fuoco tra quelli che restano e Berlusconi aveva indovinato una sola carta: l’adesione al Ppe. Tuttavia non ha trasformato Forza Italia da Partito personale, aziendale in partecipato“. E mancando una classe dirigente chiunque senta di appartenerci sente per fisiologia il bisogno di stare fuori da Forza Italia.

Tutto questo in una sorta di macchietta politica dove l’identitarismo sulle nuove sfide è direttamente proporzionale all’agonia di chi ormai raccoglie solo quelle vecchie e di rigore gerarchico.

Farsa Italia.

FLOP

COSMO MITRANO

Cosmo Mitrano

È il sindaco che in epoca recente ha modernizzato più di chiunque altro la città di Gaeta. Facendola diventare da tappa per spiaggianti estivi a meta esclusiva per l’intero anno. Strappandola dal suo ruolo marginale di capitale marinara decaduta per renderla nuova perla. Ma talvolta, nel proprio progetto di risanamento e rivoluzione, si perde di vista la quotidianità.

Come avvenuto per un ristorante della città. Che durante il mandato del due volte sindaco si è visto annullare un parere edilizio rilasciato ben quarant’anni prima.

Gli occorreva per realizzare un deposito, ampliando così la struttura. Leggere le date è la summa della burocrazia nazionale: i titolari del locale costruito a Gaeta nel 1961 chiedono l’autorizzazione all’ampliamento nel maggio 1974, ottengono l’autorizzazione nell’ottobre 1987 dopo ben 13 anni. Realizzano così un deposito di 4 metri per 4: è la larghezza di una stanza da letto. Ma nel 2013 il Comune di Gaeta riesamina il fascicolo ed annulla il parere favorevole. Perché? Cavilli. Al punto che nelle ore scorse il Tar ha accolto il ricorso dei ristoratori.

Al di là del merito e della legittimità: quali speranze di crescita può avere un Paese nel quale un imprenditore investe dei soldi per allargare la sua attività, ottiene l’autorizzazione dopo dieci anni e gli viene revocata venticinque anni dopo avere ultimato l’ampliamento? Oltretutto in maniera illegittima. ma per dimostrarlo occorrono quasi dieci anni di processo.

Sta qui il vero problema. Non nei bolli che eventualmente mancavano. E se questo Paese non troverà una soluzione a follie burocratiche e lungaggini giudiziarie come questa, non crescerà mai.

Fuori tempo massimo.

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA

Francesco Lollobrigida (Foto Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

La chiave di volta delle sue affermazioni sta tutta in quella parola, “svolta”. Ed è parola tiranna e plastica perché la si può adattare a qualsiasi contesto ma anche forgiare sui veri e grandi capovolgimenti di fronte di un sistema complesso. Ecco, dal neo ministro in quota FdI Francesco Lollobrogida ci si sarebbe aspettato un uso più “manicheo” della parola “svolta”.

Cioè? Preambolo importante: quando di parla di Partiti che hanno radici e battage nella destra italiana, anche post fascista e perfettamente emendata nella sua veste democratica e parlamentare, la parola “svolta” la di deve usare nel contesto giusto.

Svolta” per Giorgia Meloni sarebbe, come ha fatto in piena luce, ricusare pubblicamente e una volta per tutte il fascismo. Poi magari con esso il revisionismo storico, i passati comparaggi con Casapound e quell’aura un po’ feticceggiante che anche in pubblico molti iscritti al suo Partito hanno assieme a grosse capocce bronzee nei tinelli di casa.

Il concetto di “svolta” riportato da Francesco Lollobrigida è stato invece una cosa più da pannicello caldo, una faccenda che non ha aggiunto nulla al percorso della sua leader ed oggi premier che invece ha “svoltato di suo”.

Lollobrigida ha detto col fare saputo del sodale-parente: “Chi conosce la storia di Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia ma anche del centrodestra come si è presentato in queste elezioni sa già che la svolta c’è”. Bene, attendiamo trepidanti e pendiamo dalle labbra del guardiano dell’amatriciana: “E’ un governo che nasce dalla volontà popolare, c’è una donna al governo che non nasce da potentati o consorterie ma da una crescita politica e di impegno”.

Dai che lo dice: “Credo sia stato doveroso da parte sua rappresentare agli italiani quello che intende fare e con quale passione intende rappresentare questo popolo“. Embè? La svolta in Italia starebbe dunque nel raggiungimento tardivo di una normalità che dovrebbe essere regola e non sfavillante eccezione e non nel fatto che una post fascista ha segato la radice più grossa del suo albero ideologico?

La dovevi dire tutta.

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