Top e Flop, i protagonisti del giorno: martedì 18 ottobre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di martedì 18 ottobre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di martedì 18 ottobre 2022.

TOP

GIORGIA MELONI

Berlusconi e Meloni

Disegniamo uno scenario e facciamo che un Partito repubblicano che ha nel suo “albero evolutivo” un “avo” molto poco amante della Repubblica all’improvviso si guarda allo specchio del presente e scopre che per aver un futuro deve chiudere col passato.

Ecco, adesso facciamo che quel Partito abbia una leader che un po’ per necessità, un po’ per maturazione, su quel passato voglia giocarci di cesoia e non di pettine. Poi mettiamo che Giorgia Meloni, perché è di lei che parliamo, all’improvviso si ritrovi a presiedere il Senato uno come Ignazio La Russa, cioè uno su cui certi giudizi sommari vanno a crogiolo perfetto perché è truce e luciferino.

E che ancora qualche “rimastone” senza infamia e senza lode della Garbatella scriva sull’uscio di una sezione di FdI cose poco amene del suddetto La Russa con tanto di stella a cinque punte “brigatista rossa”.

Ora, se questo fosse un problemino da classe di una volta e di quelli col maestro pettinato alla umberta, cosa dovrebbe fare la leader di Partito che è anche per tre quarti premier in pectore per risolvere una faccenda che sta fra il suo cuore e il suo mandato e che solo poche ore fa si è dovuta anche sorbire un faccia a faccia con uno che gliene ha dette tante per colpa di una tigna ministeriale?

Soluzione uno: si incazza come un’arpia, prende i social e sopra ci scrive cose tante e tali da far scappare pure l’uccellino di Twitter in esilio a Ventotene. Soluzione due, prende Twitter e ci scrive questo: “Accade che in una sede di Fratelli d’Italia compaia una scritta contro” Ignazio La Russa “firmata con la stella a 5 punte, chiaro riferimento ad anni drammatici che non vogliamo rivivere”.

E poi: “Il nostro impegno sarà per unire la Nazione, non per dividerla come sta tentando di fare qualcuno”. Poi in chiosa: “Spero che il senso di responsabilità della politica prevalga sull’odio ideologico, perché l’Italia e gli italiani devono tornare a correre, insieme“.

E su “correre insieme” il maestro ha messo un 7 di incoraggiamento, con riserva di assegnare un nuovo problema fra qualche mese. Magari aspettando che il summit a via della Scrofa partorisca un’Italia pronta ai “mala tempora” che arrivano. E che corrono.

E’ stata dura eh Giò?

LORENZO CESA

LORENZO CESA © SARA MINELLI / IMAGOECONOMICA

La centralità del centro per ora resta una chimera ma se la volessimo sbirciarla con un binocolo diciamo che la vedremmo svettare molto più vicina che prima. E se lo fa è anche grazie ad uomini come Lorenzo Cesa, che ha saputo rendere centrale quel “piccolo centro di cui è anima.

Chiariamola: In questi ultimi giorni in cui saremo ancora costretti a chiamare Giorgia Meloni “premier in pectore” ci sono molte cose sul tavolo del centrodestra, cose omogenee e cose fratte, fratte di brutto. E c’è un piano, il “piano” di Fratelli d’Italia per ovviare allo scazzo maiuscolo della sua leader con Silvio Berlusconi per Palazzo Madama risolto in queste ore. E non solo: Fdi vuole anche allettare i centristi e diventare un “porto sicuro” per alcuni forzisti. Quali forzisti? Quelli scontenti delle ubbia geriatriche del Cav.

Chi è il “master and commander” sul fronte dei Fratelli di questo piano? Francesco Lollobrigida, che sta sondando il terreno in attesa di vedere se si verifichino due cose. O la precondizione dello strappo ricucito fra Meloni e Berlusconi o una futura “secessione” di Forza Italia fra governisti e lealisti a contare che il Cav non è più un giovinotto.

Ecco, Lorenzo Cesa si è insinuato esattamente nella zona grigia fra quello che probabilmente succederà e quello che Dio non voglia succeda da qui a qualche mese, quando le scalmane fra i due protagonisti potrebbero riprendere vigore. E alla domanda su cosa faranno i forzisti che sono divisi fra chi metteva il caso Ronzulli in spunta di malumore e chi in quel caso ci ha visto una dannosa forzatura del Cav lui ha risposto con una lunga chiacchierata con Lollobrigida.

Con cui, secondo il Tempo, ha “studiato le mosse per poter creare un gruppo autonomo di Noi Moderati. Al momento non sono sufficienti i numeri e servirebbe una deroga ai regolamenti del Parlamento”.

E sul piatto c’è di meglio secondo buona tradizione “ciambellista” di democristiana memoria: un “prestito” di parlamentari per raggiungere la quota minima. Salvare così il centrodestra giusto in tempo per i mesi oscuri di gennaio-marzo 2023. E con esso se stesso.

Posso parlati un attimo?

DANILO MAGLIOCCHETTI

L’assessore Danilo Magliocchetti

Il nemico del crimine è il sapere. Non è un caso che l’università di Cassino abbia scelto come suo simbolo un sole e come motto “Sol per noctem“: è la luce del conoscere a cancellare il buio dell’ignoranza. E chi non sa, fa cose delle quali nemmeno si rende conto: come, ad esempio, bruciare l’altare di una chiesa. Cosa avvenuta la settimana scorsa a Frosinone all’interno della chiesa dedicata a San Benedetto.

Scampia è il luogo simbolo di una straordinaria Napoli con le sue contraddizioni: capitale di cultura e concentrato di povertà. Napoli è la città dove nacquero i primi quotidiani, dove ci fu la prima rete ferroviaria mentre a Torino andavano ancora in carrozza. Ma è anche la città dei bassi e della sua miseria estrema raccontata da Eduardo. A Scampia hanno messo in campo una nuova arma contro la camorra raccontata da Gomorra: nasce lì la nuova sede dell’Università Federico II, lì dove prima c’era una delle Vele simbolo di un quartiere che da anni lotta per smettere di essere una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa.

Ogni città d’Italia ha la sua Scampia. La sua sacca di povertà. Nella quale poco alla volta si spegne la luce del sapere. E diventa sempre più emarginata. A Frosinone l’assessore Danilo Magliocchetti ha proposto in queste ore due cose al sindaco Riccardo Mastrangeli. La prima: finanziare la riparazione dei danni causati dall’atto vandalico all’interno della chiesa di San Benedetto. La seconda: agire sulle ragioni che hanno portato delle ragazzine a compiere quell’atto. Ed è qusta seconda la cosa più importante.

Perché il parroco nei giorni scorsi non ha chiesto punizioni esemplari o di scatenare la caccia alle ragazzine. Ma di agire. Intervenendo sulla comprensione del disagio ed attivando iniziative per coinvolgere i giovani. Per accendere una luce dentro di loro: con la quale fargli capire cosa stanno facendo.

La luce per il buio di Frosinone.

FLOP

NADIA BELLI

Nadia Belli

È uno dei volti e delle menti dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Anselmo Rotondo. Uno che nelle file di Forza Italia c’è da quando Silvio Berlusconi apparve a reti unificate per annunciare il suo celebre ‘scendo in campo‘.

La vice sindaco Nadia Belli ha portato in dote una innegabile quantità di voti e di preferenze. Ha introdotto un personale valore aggiunto di idee e di azioni amministrative. Il che le è stato ampiamente riconosciuto: con la fascia di vice e con abbondanza di deleghe a lei affidate.

C’è però un limite che in politica non deve mai essere superato. A meno di non avere la forza per difendere con la spada e con i voti quel passaggio del Rubicone. E la linea che separa la leale collaborazione con il conflitto in campo aperto è una. È quella che separa l’attuale amministrazione da quella futura. Nadia Belli ha varcato quella linea confinaria: innescando la rappresaglia contestuale del suo sindaco che in una pagina e mezza l’ha spogliata di tutte le deleghe, gli incarichi e la fiducia, mettendola fuori dalla Giunta e rimandandola a sedere in Consiglio.

Anselmo Rotondo non è tipo che affidi le sue sensazioni alla diplomazia. E così ha scritto anche una lettera privata alla sua (ex) vice. Dicendole che potrà continuare a fare bene pure dall’Aula, che qualcuno prenderà il posto suo, però nel futuro le cose potrebbero essere riviste. Dicendole, in una pagina: non sei indispensabile, sono io a comandare, ti sostituisco quando voglio, se ti allinei rivediamo la faccenda.

Ad innescare l’ira funesta di Rotondo sono state alcune mosse preliminari. Dalle quali ha dedotto con chiarezza che la vice si preparasse a scalare le gerarchie. Ed a compiere l’ultimo passo. Quello con cui togliere alle prossime elezioni l’attuale prefisso di quattro lettere per rimanere solo sindaco, anzi sindaca.

Il che ci può anche stare. Ma di fronte ad uno come Rotondo che ha come termine di paragone Napoleone Bonaparte, prima anche solo di pensare una cosa simile è necessario informarlo. Agire direttamente equivale ad una condanna certa. Quella scattata nelle ore scorse.

Scherza coi fanti…

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