Top e Flop, i protagonisti del giorno: martedì 20 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di martedì 20 dicembre 2022

OTTAVIANI E BATTISTI

Nicola Ottaviani con Riccardo Mastrangeli

Il pensatore oscuro per eccellenza Eraclito teorizzò che esistesse una stretta connessione dei contrari: in quanto opposti, lottano fra di loro, ma nello stesso tempo, sono indispensabili l’uno all’altro perché altrimenti non esisterebbe l’equilibrio. Gli opposti, nel caso delle elezioni Provinciali di Frosinone vinte da Luca Di Stefano, sono il coordinatore provinciale della Lega Nicola Ottaviani ed il vice Segretario Pd del Lazio Sara Battisti.

Lo sono per totale contrapposizione ideologica ed assoluta inconciliabilità tanto di pensiero quanto di prospettiva. Ma è stata la presenza simultanea dei loro due campi ad innescare quel processo che ha messo fine all’esperienza di Antonio Pompeo in Provincia che aveva come ideale linea di prosecuzione la candidatura del sindaco di Arce Gino Germani sostenuta da metà del Consiglio. (Leggi qui: Provincia, così ha vinto Luca Di Stefano (e trionfato De Angelis)).

Generato quel risultato coopetitivo, ciascuno degli opposti si è concentrato sugli effetti innescati nella propria sfera d’azione politica. Così Nicola Ottaviani ha misurato il risultato centrato dal suo sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli: rilevando che la sua candidatura ha riscosso più voti di quelli che il singolo campo poteva contare. Attribuendolo alla «buona amministrazione, quella senza sottobanchi o compromessi al ribasso. È divenuta un punto di riferimento per centinaia di Amministratori di tutta la Provincia di Frosinone, andando ben oltre il centro destra».

A proposito del centrodestra, la mission di Mastrangeli era quella di non farsi schiacciare da un FdI accreditato del 30% alle Politiche control’8% della Lega e che sulla base di questo pretendeva di egemonizzare l’amministrazione Comunale del capoluogo. Per Ottaviani «Finalmente abbiamo avuto prova dell’assoluta inconsistenza dei numeri e della proposta politica di altri che si fregiano del titolo di centrodestra solo quando chiedono il voto per loro in campagna elettorale. Questi referenti, ormai solo autoreferenziali, si sono assunti la responsabilità di non far guidare Palazzo Iacobucci da un uomo di centrodestra, un uomo per bene e qualificato come Riccardo Mastrangeli».

C’è un conto politico da pagare. Nicola Ottaviani lo mette in evidenza. «Il progetto attorno a Riccardo Mastrangeli, dopo questo enorme risultato, va avanti e si sente libero di allearsi con chi crede, fin dai prossimi appuntamenti elettorali, per condividere progetti e proposte di sviluppo reale del nostro territorio».

Di Stefano e Battisti

Sara Battisti ha sfilato la mimetica ed indossato la giacca da dirigente regionale del Partito. Facendo notare al sindaco di Cassino Enzo Salera ed al sindaco di Ferentino Antonio Pompeo che «il PD unito non avrebbe avuto rivali». Non intona il ‘Guai ai Vinti’ cantato da Ottaviani a FdI ma spiana la strada del confronto «perché si deve ricostruire subito un’unità di intenti, anche con quelli che hanno scelto di sostenere altri candidati che naturalmente avrebbero dovuto far parte di questo progetto politico».

Bacchettandoli per le minacce di epurazioni (Salera) ed asfaltamenti vari (Pompeo): «dichiarazioni, spero dettate dal nervosismo della competizione; una comunità non si minaccia mai ma si accompagna, si ascolta si guida e quando ci sono delle diversità di vedute, ci si siede intorno ad un tavolo per trovare soluzioni condivise. Soprattutto nel rispetto di chi c’è sempre stato nel bene e nel male, a guidarla».

Due modi contrari di gestire il campo interno, due modelli opposti e contrapposti di visione. Ma con conseguenze micidiali quando entra in campo la connessione dei contrari.

Effetti di coopetizione desiderati.

QUATARGATE-MELONI

Perché Giorgia Meloni e il Qatargate stanno assieme? Per un motivo terribile e splendido al contempo, quello significato dal fatto che lo scandalo per le presunte corruttele Ue in favore della causa di Doha sui Mondiali è in ipotesi un vero abominio e quello significato dal fatto che la Meloni con quell’abominio ha giocato di fino.

Che significa? Che avere a capo del governo italiano una figura politica storicamente in attesa che Bruxelles o Strasburgo cadessero ginocchioni in credibilità e che lo facessero con il volano di personaggi della sinistra italiana era come togliere la spoletta ad una bomba mano.

Un esempio? Un altro campione di sovranismo, questo più conclamato, come Viktor Orban non aveva perso l’occasione. Appena saputo dello scandalo al Pe ha iniziato a prendere per il culo con meme beffardi tutti gli europeisti che avevano messo alla berlina l’Ungheria anche sulla corruzione. E la Meloni? Questa per lei era come la prova del coniglio con la pantera ammaestrata: se il felino non lo sbrana vuol dire che è semi domestico e che può giocare in giardino coi cani di casa, in caso contrario vuol dire che l’istinto ha prevalso sulle regole e addio coniglio e addio anche ai cani.

Giorgia Meloni a Bruxelles

Meloni è stata invece una pantera che ha detto le cose come andavano dette ma senza compiaciuti upgrade. Ha detto infatti Meloni che “sul Qatargate bisogna andare fino in fondo senza sconti“. Ha parlato di una “situazione oggettivamente preoccupante” e di notizie che “raccontano qualcosa che non avremmo mai immaginato“.

Ecco, qui ha dato una stoccata di eleganza ed ha messo la piuma di struzzo in cima allo stiletto. Perché ha fatto capire che non è più l’Europa che deve fidarsi di lei, semmai il contrario. Poi la chiosa di prammatica da governante di massimo livello: “Credo che di fronte a vicende di questo tipo conti molto la reazione, che deve essere ferma e decisa. Si deve andare fino in fondo e non si devono fare sconti. Ne va della credibilità dell’Unione, delle nostre nazioni“.

E di quei massimi sistemi su cui lei forse per prima aveva accampato dubbi quando “era Giorgia”. Ma oggi lei, che dall’Ue si è presa l’altolà sul Pos e 60 euro, non è più Giorgia, è Meloni, e lo ha fatto capire. Con eleganza. E con un pizzico di curaro.

Premier venefica.

ANDREA DI GIUSEPPE

Da uno che vende il vetro e che abita nel “Sunshine State” non ci poteva che aspettare una proposta chiara e sfavillante. Metafore a parte Andrea Di Giuseppe quello fa per campare e neanche tanto malaccio: lui è un imprenditore del settore del vetro e pavimenti e sta in Florida.

Di origini è romano ma si era trasferito negli Usa per seguire il sogno americano. Poi però tra capo e collo gli è arrivato anche il “sogno italiano”, quale? Quello dell’elezione con Fratelli d’Italia nel voto estero e nella circoscrizione Nord Centro America. E Di Giuseppe, che il pallottoliere ce l’ha in testa, si è fatto due conti ed ha messo insieme economia ed orgoglio patrio. Due cose che ai nostri connazionali all’estero e rigorosamente in quest’ordine mandano le coronarie in sturbo.

Si, ma cosa ha proposto Di Giuseppe? Una sanatoria fatta e finita ma con fini per nulla infidi. Quella sulla “riapertura dei termini per il riacquisto del passaporto. Per chi lo ha perso prima del 1992, ma solo per chi è nato in Italia, per poter ottenere di nuovo il passaporto tricolore, permettendo così, a chi vorrà, di fare ritorno nel Paese di origine da italiano, con tutte le implicazioni, a partire da quelle economiche“.

Una volta infatti il nostro Paese non permetteva di avere una doppia cittadinanza a chi era costretto a stare fuori da confini per lavoro o motivi di famiglia. Il risultato era stato che decine di migliaia di italiani avevano dovuto scegliere di rinunciare al passaporto italiano per restare “merecani.

E se la proposta di Di Giuseppe dovesse passare si calcola che almeno 120mila persone potranno diventare italiane in quasi un batter d’occhio. Anzi, fratelli, anzi, fratelli italiani. Anzi, Fratelli d’Italia. Grati e pronti a ricordarsi di chi gli ha rimesso il Tricolore in giardino.

Thats all right, paisà.

FLOP

GIORGIA MELONI

Giorgia Meloni

Che ci fa qui Giorgia Meloni se è già ben accasermata al piano di sopra con un Toppone? Beh qui c’è un’altra Giorgia Meloni: non la Presidente del Consiglio ma la presidente nazionale e fondatrice dei Fratelli d’Italia. E c’è per faccenda tutta politica e tutta di bottega. La scelta del candidato governatore del Lazio Francesco Rocca.

Premessa doverosa. Ciascuno nel suo Partito fa come meglio ritiene. E la scelta ricaduta su Francesco Rocca è di alto profilo, spessore assoluto, esperienza internazionale, capacità di livello professionale nella mediazione dei conflitti (che in politica non finiscono mai, soprattutto tra le correnti).

Ecco. Proprio le correnti. Sta tutto lì il nodo che ha costretto Fratelli d’Italia ad una presentazione del candidato governatore fatta di sera a Tg ormai andati in onda, quasi alla chetichella. Nonostante la dimensione politica ed amministrativa della Regione Lazio. Voleva evitare che l’incendio – da lei ampiamente previsto – si scatenasse troppo presto finendo per caratterizzare la giornata politica. Di sera, con le ginocchia ormai sotto al tavolino… se ne parla domani.

Invece i Fratelli hanno trascorso la serata a messaggiare. Con giudizi non proprio lodevoli. E non riferiti a Francesco Rocca ma al fatto che si stato scelto un tecnico estraneo alla politica ed alle sue dinamiche. Dall’interno avrebbero preferito un esponente della classe dirigente FdI. Qualcuno si è spinto a chattare addirittura “A questo punto tenemoce Leodori”, riferendosi all’attuale reggente della Regione Lazio.

Un esterno ha il limite di non capire la politica dal suo interno, le due dinamiche spesso paradossali. Ne rimase sbalordito un insigne medico come Ignazio Marino issato al Comune di Roma dal Pd ed altrettanto in fretta buttato giù. Non riuscì a governare quei processi la sindacalista Renata Polverini in Regione Lazio. La politica è un mestiere difficilissimo e solo i più rodati sopravvivono.

Senza considerare che si apre una crepa con Fabio Rampelli: il vicepresidente della Camera aveva dato la sua disponibilità a candidarsi; che in politica significa ‘ci voglio andare’. E Maurizio Gasparri con Forza Italia erano pronti a sostenerlo. I sondaggi lo premiavano. Vincente. Ma nulla da fare. Il timore è quello che dare linfa ad una componente non sempre in piena sintonia con la leader. E di crearsi una vera contrapposizione interna. Come nei Partiti. Meglio la Croce Rossa.

Benvenuta tra le correnti.

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