Top e Flop, i protagonisti del giorno: mercoledì 28 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 28 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di mercoledì 28 dicembre 2022

TOP

DONATELLA BIANCHI

Donatella Bianchi (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

Per quanto pescato dal mazzo all’ultimo momento e dopo avere ricevuta una serie di due di picche il nome del candidato del Movimento 5 Stelle per la Regione Lazio è pur sempre un asso.

Donatella Bianchi è la terza scelta di Giuseppe Conte dopo il no di Bianca Berlinguer e Luisella Costamagna (e forse di Sabrina Ferilli). Ma possiede tutte le caratteristiche del candidato che nel Lazio passa bene tra gli elettori. Perché è un volto televisivo e questo la rende conosciuta da una platea molto vasta. Perché è apprezzata per le tematiche che tratta: l’ambiente un tempo veniva considerato un tema futile e per radicali da salotto, oggi con gli italiani che a dicembre fanno il bagno al mare e gli americani nel freezer è chiaro pure agli imbecilli che i cambiamenti climatici sono un tema da sopravvivenza.

Scegliendo la conduttrice di Onda Blu Giuseppe Conte continua il processo di piddizzazione del Movimento 5 Stelle. Perché questa dei giornalisti tv era una carta che prima si giocava il polo progressista: lo fece con Piero Badaloni del TG1, lo replicò con Piero Marrazzo di Mi Manda Raitre, impossibile negare che una piccola spinta a Nicola Zingaretti la diede anche la somiglianza con il fratello Luca che nel periodo della sua candidatura spopolava in Tv con il personaggio del commissario Montalbano.

La scelta di Donatella Bianchi si inserisce in una doppia dinamica. È un favore ad un centrodestra che vede nei sondaggi il candidato del centrosinistra Alessio D’Amato in vantaggio grazie alla sua efficace battaglia contro il Covid nel Lazio. Favorisce il centrodestra perché è una candidatura che drena consenso a sinistra.

La seconda dinamica è la lenta eutanasia alla quale il Partito Democratico si sta sottoponendo. Ad oggi non c’è stata una sortita forte a sostegno del candidato governatore: né da Nicola Zingaretti che per dieci anni ha parlato al Lazio, né da Enrico Letta che ne è pur sempre il Segretario, né da Roberto Gualtieri che ne è il sindaco. Non si sente più la voce di Carlo Calenda, sparita quella di Matteo Renzi. Se è una tattica la stanno applicando bene: ma quella di lasciare solo il candidato rischia di essere una pessima scelta. Perché è bastato annunciare la candidatura di Donatella Bianchi per galvanizzare le spente truppe pentastellate.

Si chiama spirito di squadra e rappresenta un’arma in più.

Asso al terzo tentativo.

SAVERIO BETTINI

Saverio Bettini

Sarà il clima natalizio ma ‘ste storie qua piacciono. Piacciono perché non vanno solo in arcione alla mistica di una bontà che troppe volte non scappa dal recinto delle favole, ma alla fine invece diventano atto a tre dimensioni di ciò che la bontà dovrebbe essere. E cos’è la bontà? Azione ed iniziativa. Mai proposito: quelli li fanno i bambini quando devono essere ruffiani con Santa Claus.

Ma Saverio Bettini è un adulto. Ed è un adulto che guida Aep Ticketing solutions, azienda leader nel campo della bigliettazione elettronica per il trasporto pubblico. Perciò quello che ha fatto e detto lo ha fatto e detto da Ceo, non da marmocchio. E cosa ha detto? Che ci sono mille euro sotto l’albero, o meglio, nella busta paga di tutti i dipendenti della Ats per le feste in corso.

E’ così, la società “ha pensato di premiare tutti i suoi 112 dipendenti, inclusi apprendisti e contratti a termine, con mille euro di benefit nella busta paga di dicembre”. E Bettini lo ha detto meglio: “In una fase in cui le sfide sono all’ordine del giorno e il carovita avanza, abbiamo deciso di sostenere ancora di più le persone che fanno parte della nostra grande famiglia, perché crediamo nella necessità di investire su di loro, sempre”.

Attenzione, c’è un particolare in più ed è particolare di maestria economica ed aziendale. Quella cifra fa riferimento alla soglia defiscalizzata dei fringe benefit per il 2022. E “viene erogata nella busta paga di dicembre in forma di voucher. Spendibili presso vari esercizi commerciali, incluse le stazioni di servizio Q8”. Il che signfica che andrà ad incidere non solo sulle tasche dei dipendenti ma “aggancia” di fatto le iniziative legislative con cui da un anno due governi stanno cercando di portare l’Italia fuori dalla fanghiglia di un’epoca da dimenticare.

O da ricordare facendo tesoro di quel che amaramente ci ha insegnato.

Biglietto per il sollievo.

FLOP

ENZO SALERA

Enzo Salera (Foto © AG IchnusaPapers)

È il rischio che corri quando hai mille preoccupazioni per la testa. Ed in questo momento il sindaco di Cassino Enzo Salera ne ha milleuno: la sconfitta elettorale alle Provinciali, il fallito assedio al Partito Democratico, la strategia da rivedere, la conseguente rappresaglia che dovrà subire ora alle prossime Comunali dove non potrà invocare l’unità del centrosinistra intorno al suo nome perché è stato lui per primo a distruggere l’unità provinciale del Pd. Forse è per questo che nelle ore scorse, per fare gli auguri ad un concittadino, ha preso uno degli scivoloni più clamorosi dall’inizio del suo mandato.

Gli auguri gli sono usciti spontanei e li ha postati su Facebook dopo avere visto il TG1. Ed avere riconosciuto sullo schermo, con il microfono in mano, il giornalista cassinate Alessandro Salveti. È giornalista di razza: suo nonno Gino era lo storico corrispondente de Il Messaggero e lui ha talento da vendere, messo subito in mostra appena adolescente nelle redazioni de L’Inchiesta e di Teleuniverso. Dopo la laurea alla Luiss ed un periodo in Confindustria nell’ufficio Stampa ha affrontato il concorso Rai e lo ha vinto venendo assunto nella sede della Basilicata. Da lì ha fatto il collegamento per il TG1 che ha lasciato ammirato il sindaco.

Che scrive “È stata una grande soddisfazione vedere il nostro concittadino Alessandro Salveti in questi giorni al Tg1 come inviato da Matera. Alessandro rappresenta il meglio che questa città ha saputo dare. Sta facendo una bellissima carriera in Rai, pur essendo cresciuto nelle redazioni giornalistiche di Cassino e del Lazio Meridionale. In bocca al lupo ad Alessandro per una carriera sempre più piena di successi”.

Ora: che Alessandro Salveti sia bravissimo non c’è dubbio, altrimenti direttori come Alessio Porcu e Stefano Di Scanno non lo avrebbero preso nelle loro botteghe giornalistiche. Proprio per questo, cosa intendeva dire il sindaco scrivendo “pur essendo cresciuto nelle redazioni giornalistiche di Cassino e del Lazio Meridionale”? Che farsi le ossa in due delle realtà storiche dell’informazione del Lazio Meridionale in cui si sono formati giornalisti e tecnici ora a SkyTg24 e Rai è diventato un punto di demerito?

E perché ricordare il giornalista Rai Alessandro Salveti di Cassino e snobbare vistosamente Pasquale Notargiacomo. Che è altrettanto cassinate ma in servizio nella sede Rai dell’Emilia Romagna dove altrettanto conduce il TG regionale. Forse perché lui non ha dovuto superare il trauma di essere cresciuto nelle redazioni di Cassino e del Lazio Meridionale ma è arrivato in Rai dopo essere stato 9 anni a Repubblica?

Un sindaco, una tv e due misure.

FABRIZIO PREGLIASCO

Fabrizio Pregliasco (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Premessa: qui nessuno è contrario a due cose che accompagnano da sempre le scelte del genere umano moderno. La prima: quella di guidare una comunità chiedendone il consenso. la seconda: quella di usare la fama per aumentare le possibilità che quel consenso ci sia. E sia massivo e funzionale ad uno scopo: personale e comune.

Si chiama politica e nella sua forma sopraffina prende il nome bello e volubile di democrazia. Dove chi ha un “nome” è sempre avvantaggiato a prescindere dalle azioni che lo qualificano.

Cosa piace meno dunque dopo un preambolo così liberal? Il fatto che a “carburare” quella notorietà su cui poi costruire fortune pubbliche e magari anche splendidi risultati collettivi ci sia una cosa come il Covid.

Giochiamoci la carta scomoda. Se non fosse tragicamente stato per la pandemia il 92% di noi saprebbe solo che i virologi sono quei medici studiatissimi ma non proprio terragni che hanno a che fare con “animaletti” minuscoli e a volte letali buoni solo per i film di cassetta. L’arrivo del Coronavirus ha messo invece in arcione provvidenziale tutta una risma di grandi professionisti che però hanno dato un’impressione molto netta. Loro non ci stanno più a retrocedere nel dimenticatoio di un settore che è cruciale ma poco mainstream.

Perciò ognuno di loro o sceglie la via della politica o si butta per salotti sperando che almeno sull’influenza qualcuno gli faccia una domanda. Ecco perché la scelta, sacrosanta per carità, di Fabrizio Pregliasco, di candidarsi alle elezioni regionali in Lombardia ha quella “cataratta di digeribilità”, un velo appena accennato, che speriamo di toglierci presto e bene.

Il direttore sanitario dell’Irccs Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio e docente di Igiene dell’Università Statale di Milano ha detto: “E’ stata una decisione molto sofferta, molto difficile, perché non sono certo un politico e quindi non sarà facile“. Bene, il mantra della sofferenza del tecnico che si mette a servizio del pop lo capiamo. Ma ne conosciamo anche il rimedio: uno le cose o le fa e ne è convinto, o non le fa e amen. Oppure le fa essendo perfettamente convinto ma fa vedere che è stato titubante perché fa tanto Coriolano. E l’impressione è proprio che Pregliasco abbia scelto questa “terza via”.

Ma dato che si tratta di una semplice impressione e che sulle impressioni si si impalcano i Flop ma non il convincimento interiore speriamo con forza e sincerità di essere smentiti quando e se il virologo in lizza con il candidato alla presidenza del centrosinistra, Pierfrancesco Majorino, dimostrerà una cosa. Non che lui è bravo, quello lo sappiamo, ma che lui è schietto. E quello vorremmo saperlo.

Dopo le feste ne parliamo.

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