Cassino caput mundi E i Comuni soli in trincea (di C. Trento)

Foto: © Stefano Strani

Cosa cambia con il risultato del ballottaggio di oggi a Cassino. Molto negli assetti, in ogni caso. Nulla per i Comuni: bilanci ridotti all'osso e rischio di collasso. Con il Salva Roma che sarebbe un insulto per chi ha stretto la cinghia. Ma il governo è assente: come nel caso Fca - Renault

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Tutti in attesa del risultato del ballottaggio al Comune di Cassino. Intendiamoci: con “tutti” ci riferiamo agli addetti ai lavori. Perché indubbiamente l’esito del testa a testa tra Mario Abbruzzese ed Enzo Salera determinerà degli effetti a cascata all’interno dei rispettivi Partiti, ma anche delle coalizioni. Su scala provinciale.

Mario Abbruzzese è da anni il leader di un Partito, Forza Italia, in caduta libera nelle percentuali delle Politiche e delle Europee. Abbruzzese si è candidato a sindaco dopo le dimissioni di massa che hanno interrotto il mandato di Carlo Maria D’Alessandro. Dopo mesi di lacerazioni profonde nel centrodestra. Se Abbruzzese dovesse vincere, riaffermerebbe il predominio degli “azzurri”.

Ma forse anche la Lega potrebbe rivedere le proprie strategie sul territorio e magari optare per un commissario o un coordinatore provinciale del cassinate. Dopo aver dovuto tenere la “bandiera” a seguito delle dimissioni di Carmelo Palombo da responsabile politico.

Se invece Abbruzzese dovesse perdere, allora all’interno di Forza Italia per molti potrebbe scattare una specie di “tana libera tutti”.

Dalla prospettiva del Pd e del centrosinistra non è tanto diverso. La vittoria di Enzo Salera darebbe una dimensione ancora più ampia al successo alle amministrative di due settimane fa. Considerando che a Cassino, specialmente per la celebrazione delle Primarie, si sono impegnati in prima persona il segretario regionale Bruno Astorre e il presidente del consiglio regionale del Lazio Mauro Buschini.

Se viceversa dovesse esserci una sconfitta, allora i Democrat sarebbero costretti a rivedere sotto un’altra luce tutto ciò che è successo nelle scorse settimane. Perfino la decisione di Giuseppe Golini Petrarcone di candidarsi a sindaco, spaccando sul nascere la coalizione.

Per quanto riguarda poi le scelte indicate da molti esponenti “petrarconiani” per il ballottaggio, nulla di nuovo sotto il sole. In Ciociaria la politica si fa soprattutto “contro”. Inutile aspettarsi altri tipi di logiche. Alla fine però votano i cittadini. Piuttosto, attenzione anche all’affluenza. Al ballottaggio è storicamente più bassa, ma bisognerà vedere entro quali limiti.

Una campagna elettorale permanente

In Italia, archiviate le Europee, si è aperta una nuova fase (non una fase nuova) nel Governo. Ma in realtà musica e suonatori non sono cambiati. Diversi invece i rapporti di forza: la Lega di Matteo Salvini vola, i Cinque Stelle di Luigi Di Maio sono ancora sotto choc per una sconfitta dalle proporzioni inattese. Quelle di una disfatta.

Nel frattempo è intervenuta l’Unione Europea e all’orizzonte c’è adesso la procedura di infrazione. Uno scenario che ha subito riaperto la campagna elettorale. Dunque, ancora una volta il merito dei problemi e le soluzioni potranno attendere. Si fatica ad entrare nell’ordine di idee che mai come in questo momento la comunicazione politica è preponderante.

Contano i messaggi inviati, conta come vengono percepiti dalla gente. Ma attenzione, questo non significa che alla fine i temi non siano sentiti. E reali. Perché se, come successo anche in provincia di Frosinone, alcuni richiedenti asilo protestano contro la riduzione del contributo economico giornaliero (come previsto dal nuovo Decreto Sicurezza) e per riportare la calma devono intervenire le forze dell’ordine, è evidente che poi l’opinione pubblica italiana resta sconcertata.

E non c’entrano nulla il razzismo e l’intolleranza. Semplicemente i cittadini chiedono rispetto delle regole e parità di condizioni. Perché la povertà è una piaga che affligge anche molti italiani, come la disoccupazione e la precarietà sociale. Nelle periferie italiane si fa finta di non vedere che è in corso una “guerra tra poveri”. Ma non solo, perché si moltiplicano episodi di criminalità: furti, rapine, spaccio di droga.

Frosinone non è immune da questi fenomeni. Ecco perché c’è una forte domanda di sicurezza, intercettata dalla Lega sul piano elettorale e politico. Se non si parte da questa considerazione è difficile per chiunque cercare di capire davvero le ragioni delle sconfitte e delle vittorie. Ma questo è soltanto un aspetto di una problematica molto ampia.

Il taglio delle risorse che sta affondando i nostri enti locali

Ma l’ipocrisia politica più grande è un’altra. Da anni si continuano a falcidiare le risorse per gli enti locali. È di questi giorni il dibattito sul decreto Salva Roma, che dovrebbe essere trasformato in Salva Comuni. Come chiesto dal sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani al ministro dell’Interno Matteo Salvini. Perché sono 600 i Comuni italiani alle prese con seri problemi di bilancio e con procedure complicate di rientro dal deficit. Come Frosinone, per esempio.

Il concetto è semplice: non si può continuare a penalizzare chi sceglie la strada del risanamento e invece “salvare” dal fallimento chi non lo fa. Perché poi alla fine sono ridotti all’osso temi come l’urbanistica e i servizi sociali. Fondamentali per serie politiche di integrazione e di riqualificazione delle periferie. E i Comuni sono stretti nella morsa infernale del taglio dei fondi e di una diminuzione del personale.

Il sindaco Nicola Ottaviani e l’assessore Riccardo Mastrangeli lo hanno letteralmente urlato. Ma il discorso vale anche per tanti altri Comuni. Non solo su Frosinone. È su questi temi che il Parlamento dovrebbe intervenire.

Le politiche industriali ormai scomparse

Nella vicenda del mancato accordo tra Fca e Renault la differenza è emersa chiaramente. Per il governo francese di Macron l’interesse nazionale è superiore al libero mercato. Per il governo italiano, invece, il solito assordante silenzio “giustificato” proprio dal rispetto del mercato. A conferma che la politica industriale è stata cancellata dall’agenda di Palazzo Chigi.

E non solo. Inutile aggiungere che in questo territorio c’è un importante stabilimento Fca e che magari parlamentari e amministratori potrebbero perlomeno esercitare un po’ di pressione politica. Già, ma per esercitare una pressione occorre il “peso”. Politico naturalmente.

La realtà è diversa: con la scusa di non interferire nelle competenze, nei territori, nel mercato e in qualunque altro ambito i politici di questo territorio si smarcano. Senza curarsi del fatto che il prezzo più alto lo pagano i lavoratori, i giovani, gli artigiani, i piccoli e medi imprenditori e gli industriali.

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