L’allarme di Venturi: «Nelle aree dei Sin ci si ammala e si muore di più»

Il presidente della sezione Lilt di Frosinone interviene nel dibattito sull’inquinamento e cita i dati dell’Istituto Superiore di Sanità: “Bambini e giovani pagano il prezzo più salato. A Frosinone dobbiamo sbrigarci e varare una mappa del rischio, iniziando le bonifiche. La salute non ha colori”.

Il dottor Norberto Venturi non è soltanto un consigliere comunale del Partito Democratico. È il presidente della sezione frusinate della Lilt, associazione in prima linea contro i “tumori”. Conosce benissimo la materia e si sta sgolando per un approccio scientifico ad un tema che la politica locale deve affrontare unita. E rapidamente.

Sono passate due settimane dall’incendio alla Mecoris, che ha molto colpito i cittadini di Frosinone. Ma è stato un episodio singolo in un contesto ben più vasto, che passa attraverso l’inquinamento della Valle del Sacco, la puzza di Ceccano, la bomba ecologica della discarica di via Le Lame.

Nelle aree Sin ci si ammala di più

Norberto Venturi è uno abituato a guardare in faccia la realtà. Dice: “I timori che tutti abbiamo sempre avuto sono confermati: dove sono presenti siti inquinati e non si procede a bonifica si muore e ci si ammala di più“.

La sua non è un’intuizione. È una certezza, basata sui numeri: quelli dell’Istituto Superiore di Sanità. «In generale il profilo di salute delle popolazioni che risiedono nei comuni inclusi nei Sin (Siti di interesse nazionale) presenta alcune criticità, soprattutto nei siti dove non sono state effettuate opere di bonifica.I giovani pagano il conto più salato.»

Il dato relativo ai giovani è una drammatica novità. «Per la prima volta nel Quinto rapporto Sentieri (studio epidemiologico di rilevanza nazionale) sullo stato di salute della popolazione residente nei 45 Sin del nostro Paese è stata valutata la qualità di salute di bambini e adolescenti”.

Prosegue Venturi spiegando che sono stati monitorati 1.160.000 soggetti da 0 a 19 anni e 660.000 giovani adulti di età tra 20 e 29 anni. Il dati che ne scaturisce è drammatico: perché si pensa che ad essere più esposti siano gli anziani, o comunque quelli con un patrimonio genetico che non è ‘preparato’ allo choc di un ambiente che nel frattempo l’Uomo ha modificato in modo radicale.

«Nel primo anno di vita eccesso di 7.000 ricoveri. In età pediatrica da 0 a 14 anni eccesso di 22.000 ricoveri. Eccesso di malformazioni congenite soprattutto nei siti caratterizzati da attività industriali complesse. Insomma ancora una volta il prezzo più alto lo pagano i giovani».

Il Registro dei Tumori

A questi numeri si aggiungono quelli del Registro dei Tumori che è attivo in provincia di Frosinone. E sul quale molti fanno ancora confusione. Infatti, per poter essere efficace alle indagini sulla diffusione delle malattie, il registro deve essere organizzato e compilato in un modo ben preciso: viene certificato da un Istituto internazionale. Solo in quel modo è possibile ‘leggere‘ i dati di Frosinone e paragonarli con quello che accade nel resto del mondo, capire se c’è un allarme su un particolare tipo di patologia tumorale oppure siamo nella norma. Nel registro devono confluire i dati di tutti i pazienti residenti sul territorio e che abbiano fatto anche un banale ‘ago aspirato‘ o test del ‘sangue occulto nelle feci‘: fosse pure stato eseguito a Milano o Palermo. Solo così è possibile avere il monitoraggio totale della situazione. Chiaro quanto siano inutili i registri che qualcuno vorrebbe attivare a livello comunale: sarebbero un inutile e parziale elenco dei morti che scientificamente non porterebbe alcun aiuto alla scienza. (leggi qui La grande balla del Registro dei Tumori)

Dal febbraio del 2018 fino ad oggi sono stati registrati 5300 casi di cancro in provincia di Frosinone. Andando più nello specifico: dal febbraio 2018 al gennaio 2019 sono stati registrati 2831 casi, con 14 casi circa al giorno per trachea, bronchi e polmone, mammella, colon.

Poi nel 2019 c’è stata la ristrutturazione dell’unità Asl con a capo il dottor Tersigni che in poco più di tre mesi ha registrato 2446 casi di tumore. Sono stati circa 41 i casi al giorno per fegato, colecisti, pancreas, stomaco, esofago, peritoneo, intestino e prostata

 Il cambio di organizzazione ha portato a risultati in grado di coprire il 97% dei casi ed azzerando il gap con le altre unità operative della Regione.

Per maggiore chiarezza: sono ‘registrazioni’, cioè sono state individuate cellule tumorali e si è potuti intervenire; talvolta con esito positivo per il paziente, talvolta la scoperta è arrivata troppo tardi.

Un Consiglio straordinario e… scientifico

Sulla base di questi numeri, Norberto Venturi chiede “Cosa serve ancora per capire che bisogna abbandonare le polemiche e gettare subito le basi per una mappatura più dettagliata dei siti inquinanti piccoli e grandi e spingere unitamente verso la bonifica? Sono sicuro, conoscendone la sensibilità, che il presidente del consiglio comunale Adriano Piacentini convocherà immediatamente una seduta straordinaria”.

Il tema non è politico. Sottolinea Norberto VenturiIn una materia come quella dell’ambiente non possono esistere opinioni ma soltanto dati scientifici unici e validati ed assunti come riferimento ufficiale“. Per questo sollecita “Una seduta straordinaria alla quale dovrebbero essere presenti a mio giudizio figure tecniche istituzionali deputate alla materia. Penso in particolare alla Direzione dell’Arpa. Perché è fuori di dubbio che su un argomento come l’inquinamento ambientale la figura tecnica di riferimento non può che essere l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Regione Lazio. Ed è ai dati dell’Arpa che dobbiamo guardare, avendo fiducia“.

La fiducia nella scienza

Perché sottolinea il tema della fiducia? Il dottor Venturi prende spunto da quanto accaduto in questi giorni. “Perché negli ultimi giorni sul tema si sono avventurati in tanti, fornendo spesso versioni diverse per non dire discordanti. E alla fine è proprio questa pluralità di opinioni a generare ansia e confusione, alimentando ulteriormente la legittima e giusta preoccupazione dei cittadini di Frosinone, in particolare degli abitanti della zona“.

Internet e Facebook hanno trasformato chiunque in uno scienziato capace di discettare di tumore o di fisica nucleare. Alimentando nuova confusione. “E perfino, purtroppo, la sfiducia nelle istituzioni. Guardiamo quindi ai dati dell’Arpa, consapevoli che sull’argomento sono in corso controlli e verifiche di tutte le istituzioni preposte“.

C’è anche un altro tema centrale nel dibattito. È quello dell’inquinamento: Frosinone viene soffocata dalle polveri sottili. «Si potrebbe recuperare – evidenzia Norberto Venturi – aggiornandolo, lo studio effettuato qualche anno fa. Studio nel quale si diceva chiaramente che non sono soltanto le macchine a mandare alle stelle le pm10. Penso che si potrebbe avviare una mappatura dettagliata del rischio, analizzando le situazioni delle fabbriche e delle aziende presenti sul territorio. Penso che in alcune zone dello Scalo bisognerebbe tener conto della presenza della tratta autostradale e magari controllare i valori in quelle zone“.

Nei giorni scorsi il suo collega medico e consigliere comunale Fabrizio Cristofari ha ricordato a tutti la bomba ecologica rappresentata dalla discarica di Via Le Lame. “Penso che una bomba ecologica come quella della discarica di via Le Lame – conclude Venturi vada disinnescata in tempi rapidi. Sono consapevole dei costi e della complessità delle procedure,ma non abbiamo alternativa. E’ troppo pericolosa. Mi auguro che il consiglio straordinario intanto venga convocato e che il dibattito verta su dati scientifici, quelli dell’Arpa. Effettuiamo uno scatto vero, lasciando stare primogeniture e rivendicazioni politiche. La salute non conosce colori”.

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