Un Consiglio urgente per stanare Mosticone

L'opposizione chiede la convocazione del Consiglio prima del 18 ottobre. Vuole stanare Mosticone e la sua strategia politica. Che unisce le Provinciali con l'elezione del Presidente d'Aula a Sora. Tutti gli intrecci.

Maurizio Patrizi

Rem tene, verba sequentur

Si scrive: Richiesta di Convocazione Urgente del Consiglio comunale di Sora per l’emergenza Covid e per l’allarme furti in abitazione. Si legge: mossa politica delle opposizioni per anticipare la riunione dell’assise civica a una data che sia antecedente a quella del voto per il rinnovo del Consiglio Provinciale, ossia prima del 18 dicembre.

Il motivo? Dai banchi della minoranza si pensa che il rinvio dell’elezione del Presidente del Consiglio Comunale, sia soltanto una strategia. Per cosa? Assicurare il voto compatto a favore del consigliere di maggioranza Alessandro Mosticone, candidato nelle file del Partito Democratico per una poltrona a Palazzo Iacobucci.

CONSIGLIO URGENTE

Valter Tersigni, Lino Caschera, Manuela Cerqua

La richiesta l’hanno firmata in cinque. Nell’ordine: Federico Altobelli, Luciano Conte, Manuela Cerqua, Salvatore Meglio e Valter Tersigni. L’hanno protocollata mercoledì primo dicembre 2021 con all’oggetto: Richiesta convocazione consiglio comunale d’urgenza.

Si fonda sul fatto che “il nostro territorio sta affrontando due emergenze di preoccupante gravità che riguardano la salute e la sicurezza dei cittadini”. E che “sono aumentati in modo esponenziale i contagi da Covid-19 così come gli episodi di violenza e criminalità, sempre più gravi”. Alla base della richiesta anche il fatto che “non ha avuto luogo la programmata visita del Prefetto, annunciata nella seduta del Consiglio del 18 novembre scorso per discutere problematiche riguardanti la sicurezza non ha avuto luogo”, considerata “l’urgenza di approvare interventi utili e concreti per la sicurezza e la salute dei cittadini”.

All’ordine del giorno l’istituzione di un comitato tecnico-scientifico per affrontare l’emergenza Covid, l’istituzione della Consulta comunale per la sicurezza, la richiesta al Commissariato di Polizia e al Questore di far intervenire con regolarità e maggior frequenza il Reparto Prevenzione Crimine. E approvare la proposta di SiPuòFare protocollata a mezzo Pec il 9 novembre.  

COSA ACCADE ADESSO

Lino Caschera e Luca di Stefano

Lo Statuto comunale e il Regolamento per il funzionamento del Consiglio prevedono che su richiesta di un quinto dei consiglieri assegnati il presidente (in questo caso il consigliere anziano, ossia quello che ha preso più preferenze, nella persona di Lino Caschera) convochi la seduta entro dieci giorni. Da tenersi poi dopo cinque giorni di preavviso che in caso di urgenza intercorrono fra la data della convocazione e quella della riunione.

Contano di obbligare la maggioranza a riunire il Consiglio entro quindici giorni dalla data della richiesta, e quindi al massimo entro il sedici dicembre. Ossia due giorni prima del voto alla Provincia. E siccome la legge prevede anche che l’elezione del presidente va obbligatoriamente messa al primo punto del primo Consiglio utile, la minoranza conta così di protocollare immediatamente dopo la convocazione la proposta con il nome di Federico Altobelli. Costringendo di converso la maggioranza a presentare il nome di Caschera.

In realtà non accadrà nulla. Perché la maggioranza non convocherà l’assise entro i termini di legge rimediando di fatto soltanto una diffida della Prefettura e l’Assise si riunirà dopo il voto Provinciale. La minoranza, consapevole di ciò, in sostanza auspica soltanto una brutta figura della maggioranza di fronte alla popolazione spaventata per quanto accade.  

LINO E LA PRESIDENZA

Federico Altobelli e Lino Caschera

Come si arriva a questo? Semplice. L’ultimo Consiglio comunale aveva visto l’ennesimo giro a vuoto sull’elezione del Presidente e del vicepresidente del Consiglio. E aveva visto anche il sindaco Luca Di Stefano annunciare il ritiro del punto all’ordine del giorno. (leggi qui Presidenza: Caschera non sfonda. Di Stefano ritira l’offerta).

Lo aveva fatto sia per motivi politici ma anche e soprattutto per motivi procedurali: il Regolamento prevede che l’unico modo per mettere al voto un nome per la presidenza sia quello di presentare una proposta al consigliere anziano sottoscritta da almeno quattro consiglieri. Ma soprattutto l’ultima assise aveva visto il primo cittadino ritirare quella mano che aveva teso all’opposizione offrendogli la Presidenza. L’annuncio all’assemblea lo aveva fatto dopo una convulsa conferenza dei capigruppo e una riunione dei consiglieri di minoranza da cui era emerso che cinque su sei erano d’accordo sul nome di Federico Altobelli.

Per Altobelli hanno anche firmato la richiesta da presentare al consigliere anziano. Lo avevano fatto a seguito di una riunione boicottata da Lino Caschera. Per lui si è rivelata una trappola (leggi qui Presidenza d’aula, la tagliola del centrodestra per Caschera).   

QUEL NOME LO FARA’ LA MAGGIORANZA

I Consiglieri di opposizione

A questo punto, soprattutto dopo le firme che il resto dell’opposizione ha messo sotto il nome di Federico Altobelli, l’unica possibilità che Lino Caschera ha di rientrare in gioco per la presidenza sta nel fatto che a presentare il suo nome sia la stessa maggioranza.

Tutto può essere – riferisce una fonte autorevole del Palazzo municipale – Dentro la maggioranza ci sono varie anime che propendono per il nome di Caschera”. Nel frattempo, il sindaco Di Stefano conferma quanto aveva già detto a chiusura dell’ultimo Consiglio e che Alessioporcu.it aveva riportato: il ritiro dell’offerta di cedere la presidenza alle opposizioni.

In pratica il presidente se lo eleggono da soli, nonostante continui a circolare la voce che sia ancora in ballo anche il nome di Francesco Facchini, eletto nella lista civica Made In Sora. Ma ad ambire ci sarebbe anche Maria Paola D’Orazio. In pratica però le quattro firme per Caschera potrebbero uscire dalla maggioranza e la convocazione del Consiglio, che doveva arrivare dopo una decina di giorni dall’ultima seduta, la maggioranza l’ha fatta slittare a prima di Natale. Ossia a dopo la data che segna il voto alla provincia; il 18 dicembre.

IL DICTAT DI MOSTICONE

Alessandro Mosticone

Voci, non confermate dal Palazzo, parlano di una strategia studiata a tavolino proprio dal consigliere candidato alla provincia Alessandro Mosticone.

Il ragionamento che c’è sotto è semplice e politicamente non fa una piega: se Lino vuole fare il presidente dell’Assise civica prima deve votare Mosticone alla Provincia. Perché in politica fidarsi è bene e non fidarsi è meglio.

Da dove deriva il dubbio del candidato alla Provincia? È semplice: Lino Caschera è uomo di Pasquale Ciacciarelli. Lo stesso che alle elezioni Provinciali si conterà sul nome di Luca Zaccari. Quindi il timore è che Caschera sia costretto a votare Zaccari. Dunque, meglio accertarsi prima di cedere la presidenza del Consiglio.

Ovviamente fonti della maggioranza negano qualsiasi tipo di legame fra la vicenda della Presidenza e quella delle Provinciali. Infatti, tutti sarebbero stati pronti a procedere sul nome di Caschera. Tranne ovviamente Mosticone.

TELEFONATE NEGATE

Nicola Ottaviani

Le cause che hanno fatto cambiare idea alla maggioranza sulle modalità di proposizione del nome di Caschera starebbero in due telefonate. Mai esistite per il primo cittadino, secondo cui non è mai esistito neanche l’accordo, sempre negato anche da Caschera.

All’indomani della riunione del centrodestra a cui avevano partecipato il coordinatore provinciale Nicola Ottaviani e quello cittadino della Lega Filippo Porretta, l’aspirante presidente Lino Caschera aveva fatto capire che a Sora la Lega è lui e la linea la detta lui. Ne era seguito un acceso faccia a faccia fra Ottaviani e Ciacciarelli: quest’ultimo avrebbe rimproverato al primo la posizione assunta a favore del nome di Altobelli per la Presidenza.

Ma a riabilitare a tutti gli effetti il nome di Lino sarebbero state appunto due telefonate: fatte da coordinatore regionale di Cambiamo-Coraggio Italia, Mario Abbruzzese. Una indirizzata al primo cittadino di Sora. Al quale, con tono di voce deciso avrebbe ricordato che gli impegni vanno rispettati. Tutti gli interessati negano l’esistenza di questa telefonata.

L’altra l’avrebbe fatta a Francesco De Angelis, l’uomo forte del Pd, garante dell’accordo che alle ultime elezioni ha portato alla fusione del gruppo del centrosinistra sorano con la compagine di Luca Di Stefano. Ma, secondo indiscrezioni, garante anche dell’accordo fra Caschera e Di Stefano.

A De Angelis il Coordinatore di Cambiamo avrebbe detto di “chiamare il suo sindaco per ricordargli che gli accordi vanno onorati”. Quindi tanto valeva che lo proponesse direttamente la maggioranza. Da qui sarebbe scaturito il cambio di rotta della maggioranza su Caschera, con Mosticone che però ha chiesto garanzie e l’opposizione che prova a mettere i bastoni fra le ruote chiedendo la convocazione urgente dell’Assise per mettere in difficoltà l’Amministrazione.

Ovviamente però quelle telefonate non sono mai esistite.  

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