Zingaretti e Lombardi, se non ora quando?

Partito Democratico e Cinque Stelle festeggiano l’esito di diversi ballottaggi, Ma Zinga e Di Maio parlano di modello “alleanza di governo”. Resta ora lo scoglio di Virginia Raggi a Roma, ma la soluzione è sotto gli occhi di tutti: Roberta Lombardi. Perfetta per le regionali, ma forse anche per la corsa al Campidoglio. Con il sostegno Dem.

I numeri parlano chiaro. In tutti i Comuni dove il Movimento 5 Stelle si sia apparentato con il Centrosinistra (del quale non fa parte Italia Viva: i renziani spesso hanno appoggiato il candidato avversario) è stato eletto il sindaco che è stato appoggiato dalle truppe di Zingaretti e Di Maio.

La conferma arriva dalla prova contraria. In un solo Comune (Andria) il M5S si è schierato contro il Partito Democratico, seguendo le indicazioni della leader locale: in nome del suo odio viscerale nei confronti del Pd due settimane fa ha rischiato di consegnare la Puglia alle destre. Ha perso: sia alle Regionali che ad Andria.

L’elenco non è breve. Il Movimento 5 Stelle che segue l’esempio dato per prima da Roberta Lombardi nel Lazio ha eletto il sindaco a Matera, a Giugliano in campania, Pomigliano d’Arco, Ariano Irpino, Manduria, termini Imerese. E poi a Casavatore, Corsico e Cascina.

C’è poco da dire. Una parte non secondaria del M5S viene da un mondo della sinistra che non si è mai riconosciuto nel Pd. E che il Pd non recupererà mai. Ma dovunque le due realtà hanno fatto un patto politico serio ed alla luce del sole, ben lontano dall’inciucio, non c’è stato spazio per il centrodestra.

La strada maestra

Nicola Zingaretti

Non solo hanno festeggiato i risultati di diversi ballottaggi. Ma hanno voluto esagerare nei festeggiamenti per far capire che il modello di Governo è la strada maestra. Lo hanno fatto Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd, e Luigi Di Maio, numero uno effettivo dei Cinque Stelle. Per Zingaretti «l’alleanza di governo e di centrosinistra vince dove perdevamo da anni. E dove avevamo perso negli ultimi tempi». Ha spiegato: «La tendenza è abbastanza omogenea in Lombardia, Campania, Puglia. Poi nella mia Regione, in Abruzzo con l’incredibile risultato di Chieti e poi Pomigliano, Giugliano, Legnano, Saronno».

«La giornata è molto positiva, ci da coraggio e ci fa essere ottimisti. Tocca a noi forze di governo dare una visione comune per il futuro dell’Italia. A partire dalle risorse del Recovery. Non essere pigri, guai ad essere pigri. Ma rilanciare su un progetto per lo sviluppo italiano che incontri l’animo del Paese. È tempo di aprire i cantieri per le amministrative del prossimo anno. Dobbiamo avere un nuovo spirito unitario e di rinnovamento. Sarà così ovunque, lo sarà a Roma dove già oggi sono in campo tante energie e risorse. Dobbiamo costruire un percorso con spirito positivo che ci porti a individuare la personalità più adeguata. Si apre questo cantiere, finite le amministrative 2020».

“Guai ad essere dei Dem pigri”

Nicola Zingaretti. Foto © Paolo Cerroni / Imagoeconomica

Poi ha aggiunto: «Non si può più scherzare. Uniti, creativi, combattivi, concreti per rilanciare l’alleanza di governo. Sono contento per la centralità che il Pd ha dimostrato. Ed anche per la cultura politica di grande forza unita e unitaria. Non si vince con sete di vendetta o voglia di rivalsa. Ma con apertura e ascolto, competenza e fatica. Mi ero candidato segretario quasi solo per questo motivo. Ridare all’italiano una forza alternativa al blocco delle destre. Una parte di quella missione che mi ero dato è raggiunta. Con il Pd che è al centro».

«Non un partito chiuso e borioso, ma aperto e unitario. Non esiste una stanza a Roma dove si costruiscono le candidature di Roma, Torino, Bologna. Quello che sarà lo decideranno i territori, in percorsi unitari. Io sono contento perché di tanti sindaci non ne ho deciso neanche uno. E forse abbiamo vinto anche per questo. Abbiamo vinto con personalità locali e questo si vede quando si va allo scontro».

Di Maio: linfa dai territori

Luigi Di Maio © Valerio Portelli / Imagoeconomica

Luigi Di Maio ha affermato: «Quella di oggi è un’altra giornata simbolo per il MoVimento 5 Stelle. Oggi andiamo al governo in 5 dei 6 Comuni dove siamo arrivati al ballottaggio. Matera, Pomigliano, Ariano Irpino, Manduria e Giugliano. E in Sicilia, a Termini Imerese, otteniamo un netto successo addirittura al primo turno con Maria Terranova. Dal territorio arriva nuova linfa, nuova energia, nuove idee per tutti noi. Vince il modello coalizione, il modello dell’apertura verso gli altri. Verso i territori, verso le persone. Voluto e votato fortemente dagli iscritti».

C’è un riferimento che Zingaretti non ha buttato lì a caso. Le candidature a sindaco di Comuni importanti, Roma su tutti. Perché la figura di Virginia Raggi continua a dividere Cinque Stelle e Pd a Roma. In questa partita un ruolo fondamentale lo avrà Roberta Lombardi, capogruppo dei pentastellati alla Regione Lazio. Ora o mai più però. Se si deve aprire un cantiere importante di alleanza locale sul territorio, quello è alla Pisana.

ROBERTA LOMBARDI. FOTO © STEFANO CAROFEI / IMAGOECONOMICA

Nicola Zingaretti è uno abituato a guardare lontano. Sa che se si mettono in moto ora dei meccanismi giusti, l’alleanza Pd-Cinque Stelle può essere costruita non solo alle Regionali, ma soprattutto alle comunali di Roma.

Roberta Lombardi ha il profilo giusto per entrambi i ruoli. Cioè candidata alla presidenza del Lazio o al Campidoglio. (Leggi qui Fine dei giochi. Alla Regione Lazio si voterà nel 2023. Ora tocca alla Lombardi).

Ma occorre un segnale inequivocabile. Dal Pd e dai Cinque Stelle. Da Zingaretti e dalla Lombardi. Se non ora, quando?

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