Zingaretti sale nei sondaggi, Minniti lascia, i renziani si dividono

Due sondaggi danno Zingaretti oltre il 40%. Con Minniti ancora in campo. Ora che si è ritirato la componente renziana si divide. L'hastag del sindaco di Pesaro. Il No di Delrio. Gli intellettuali siciliani firmano il manifesto per il governatore del Lazio

Una forbice sempre più ampia. Tutta a vantaggio di Nicola Zingaretti. A dirlo sono due sondaggi: il primo elaborato dall’istituto EMG Acqua e diffuso in mattinata nel corso della trasmissione televisiva Agorà su RaiTre. Il secondo elaborato da Izi e pubblicato da Il Manifesto.

Una rilevazione fatta prima che Marco Minniti ritirasse la propria candidatura per la Segreteria Nazionale Pd. (leggi qui l’anticipazione fatta ieri: Minniti rinuncia alla candidatura: non si fida dei renziani). I numeri dicono che Nicola Zingaretti è in testa alle preferenze dell’elettorato che andrà alle Primarie: 42%; seguito dall’ex ministro dell’Interno al 26%, in calo di due punti rispetto alla settimana precedente. L’ex segretario Maurizio Martina è al terzo posto con tre punti in più della rilevazione precedente: al 22%. Percentuali ad una cifra per gli altri: Cesare Damiano al 4%, Francesco Boccia al 3%, Maria Saladino al 2%, Dario Corallo all’1%.

I dati del secondo sondaggio, realizzato da Izi e pubblicato sempre oggi da ‘Il Manifesto‘, è stato effettuato sui tre candidati con il maggior consenso. Vedono la candidatura di Nicola Zingaretti attestata al 45%, quella di Marco Minniti al 31,7% e Maurizio Martina al 23,3%.

I renziani si dividono

Il ritiro di Marco Minniti dalla corsa alla segreteria sta determinando una divisione del fronte renziano. Ed un conseguente riallineamento. Una parte ha intenzione di rimanere in ogni caso nel Partito Democratico, senza seguire Matteo Renzi in una nuova formazione centrista. L’altra parte sta già iniziando a preparare le valigie.

A far emergere la spaccatura è stato un hastag lanciato dal sindaco renziano di Pesaro Matteo Ricci. È lui il primo dei cinquecento sindaci individuati dalla componente che dovevano sottoscrivere il documento con la candidatura di Minniti.

Ha scritto

 #iostonelPd. I sindaci vogliono un Partito unito, aperto e riformista. No a nuovi Partiti e a scissioni. 550 primi cittadini avevano chiesto l’impegno di Minniti per questo. I sindaci sono l’energia locale del Pd e vogliono unità.

È una specie di squillo di tromba con il quale chiamare l’adunata delle truppe rimaste fedeli. A rilanciare quel messaggio ci pensa Matteo Cavagnini, segretario del circolo Pd di Castenedolo, della federazione PD di Brescia. Lo ritwitta a tutti i renziani, a cominciare da Matteo Renzi.

Dillo scrivilo io sto nel Pd se così non fosse auguri ma io non sarò con te mi dispiace“.

I big attendono, Delrio no

Molti militanti aderiscono all’appello. Ragionando di testa e non di pancia, i big renziani attendono l’evoluzione degli eventi: sanno che poi per loro non ci sarebbe margine di ripensamento. Così Maria Elena Boschi, Luca Lotti, Lorenzo Guerini aspettano e non ritiwittano.

Chi invece dice subito no è Graziano Delrio. L’ex ministro che ha tentato di cancellare le Province parla con i cronisti del Corriere della Sera. Di fronte all’ipotesi di una scissione, risponde: «Io sono entrato in politica per costruire il Pd sull’onda dell’Ulivo e morirò orgogliosamente democratico

Tenta di riannodare i fili di un dialogo interrotto, Delrio. Dice al Corriere che ad oggi «non c’è stata nessuna dichiarazione di divisione del Pd. Lavoriamo tutti per l’unità e vogliamo che tutte le personalità del Pd, da Renzi a Gentiloni, da Zingaretti a Bonaccini a Martina, siano in una stessa comunità. Il nemico e’ fuori di noi, non dentro di noi».

La profezia di Corallo

Dario Corallo commenta il nuovo scenario partecipando ad una diretta radiofonica su Radio Cusano Campus. Sottolinea di avere profetizzato «che quasi tutti i candidati alle primarie si ritireranno. Mi è capitato di dover lavorare per molti di loro e ne ho vista di acqua sotto i ponti. Ogni volta è sempre la stessa storia: la candidatura è tattica, non per rappresentare qualcuno».

Sostiene che agli attuali dirigenti non importi più niente del PD. «Ci metto anche Zingaretti. Per Renzi la sua corrente viene prima di tutto, per Zingaretti anche, lui è contro tutte le correnti tranne la sua. E’ assolutamente mortificante».

I siciliani per Zingaretti

Nel frattempo Nicola Zingaretti incassa il sostegno di 40 eminenti professionisti siciliani. Docenti universitari, avvocati, medici, ingegneri, architetti e insegnanti hanno firmato un appello a favore della candidata alla segreteria regionale siciliana Teresa Piccione ed al candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico.

«La politica praticata dal governo Salvini-Di Maio – recita l’appello – allontana l’Italia dall’Unione europea, allenta i vincoli atlantici, fomenta pulsioni nazionalistiche e autoritarie, promuove il culto del capo, rinnega i principi umanitari nei confronti di profughi e migranti, mira a comprimere i diritti civili, trascura intenzionalmente formazione, ricerca e cultura, manifesta crescente intolleranza nei confronti di ogni atteggiamento critico».

Per i firmatari dell’appello è mancata fino ad oggi un’opposizione capace di formulare «proposte radicalmente alternative, da avanzare al Paese e al Parlamento, e attorno a cui aggregare movimenti e forze che pure esistono nella società italiana, ma che non hanno sin qui trovato un credibile punto di raccordo nel Partito democratico».

Ecco perché ritengono necessario «un profondo rinnovamento negli organi dirigenti di questo partito, che dia spazio a personalità portatrici di una proposta politica inclusiva, aperta ai bisogni degli ultimi e priva di compromissioni con miopi politiche neoconservatrici e con mediocri personaggi legati alla destra conservatrice e reazionaria. Per queste ragioni appoggiamo la candidatura di Nicola Zingaretti alla segreteria nazionale del Pd e di Teresa Piccione alla segreteria regionale siciliana».

L’intervista a Repubblica

Come annunciato ieri sera da Alessioporcu.it l’ex ministro dell’Interno ha annunciato con un’intervista a Repubblica l sua decisione di ritirare la candidatura. (leggi qui l’anticipazione fatta ieri: Minniti rinuncia alla candidatura: non si fida dei renziani)

«Quando ho dato la mia disponibilità alla candidatura sulla base dell’appello di tanti sindaci e di molti militanti che mi hanno incoraggiato e che io ringrazio moltissimo, quella scelta poggiava su due obiettivi: unire il più possibile il nostro partito e rafforzarlo per costruire un’alternativa al governo nazionalpopulista».

Marco Minniti ha spiegato di rimanere convinto che il congresso debba consegnare una leadership forte e legittimata dalle primarie. «Ho però constatato che tutto questo con così tanti candidati potrebbe non accadere. Il mio è un gesto d’amore verso il Partito».

Nicola Zingaretti può iniziare a preparare il discorso di insediamento.