Le ragioni misteriose del calcio di Maurizio Stirpe (Il caffè di Monia)

Calcio e Terra e l'intervista di un poco convinto Belinazzo ad un impareggiabile Maurizio Stirpe. Il calcio è passione. È due porte segnate con i maglioni a terra e tanti ragazzi che si contendono un pallone. Il male del business. L'anomalia del Frosinone Calcio in questo mondo di soldi

Monia Lauroni
Monia Lauroni

Scrivere per descrivere

Il calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce. La magnificenza della Basilica di Santa Maria Salome a Veroli illuminata, l’aria leggermente mossa da aliti soffocati di vento, la curiosità di quello che sarebbe successo da lì a momenti su quel palco ha tenuto tutti svegli.

Tutti svegli per il primo appuntamento di “Calcio e Terra“. Ancora poche le sedie occupate e chi era seduto aveva già preso la posa che assumono i parenti dopo un funerale Più in là, verso Piazza Mazzoli, gente allegra che passeggiava, locali pieni, musica di sottofondo, risate e profumi allettanti di cucina. Ma il calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce.

Al quarantesimo minuto di ritardo, qualcuno capisce che è ora di dare una smossa e annuncia l’inizio della serata. A dare la sveglia è Andrea Santacaterina che prova a spiegare il senso della serata e, cosa più complicata, del nome della manifestazione. Si inerpica in un monologo di trenta minuti, sorvola con le parole la Mesopotamia, l’Egitto, i Babilonesi, Roma, Parigi, Londra, tutte città e civiltà nate intorno a dei corsi d’acqua.

Finalmente atterra a Frosinone. Ecco, il significato di quella “Terra”. È la terra di Frosinone. Inizia qui una specie di racconto della Creazione che Dio ci impiegò meno tempo. Il primo giorno fu lo stadio, il fiume, e poi venne la città intorno.

Va premiata l’immaginazione, non era semplice trovare un significato a quel titolo così azzardato. Prova a fare breccia nei cuori assopiti partendo dal lontano 1930, quando quel campo era solo un spazio verde recintato da palizzate artigianali. Anni ‘40 le prime tribune. Anni ‘90. L’anno quando il Camerun batte l’Argentina, l’anno di Schillaci, Baggio e Zenga e l’anno in cui il 26 luglio il Frosinone allora di Alfredo Scaccia, venne radiato dal calcio italiano. Il calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce. Ma le banche sì. Si gridava al complotto. “Colpa di Matarrese che l’ha fatto fallire per salvare Molfetta e Bisceglie”.

Si arriva finalmente all’11 giugno del 2006, giorno ricordato sia per il naufragio che colpì diverse zone della Ciociaria tra cui il campo sportivo di Frosinone, altro che nuvola di Fantozzi, ma soprattutto per i 90 minuti di gloria che portarono il Frosinone in serie B. Quel campo sportivo teatro di sofferenze, sudore, palpiti, sconfitte, infortuni e vittorie ottiene lo status di Stadio.

Dal minuto temporale del “Frosinone in serie B”, tra il pubblico, qualche timido segnale di risveglio. Che diventa più evidente con il racconto della buonanima di Benito Stirpe che alla domanda: ”È soddisfatto della promozione in serie B?”, lui rispose “Serie B? Ma noi vogliamo andare in serie A!”. Emozionante, nostalgico, commovente, applausi.

È il momento giusto, il Presidente Maurizio, figlio d’arte, può entrare in scena. Arriva tra gli applausi accompagnato da Marco Bellinazzo. Sarà lui ad intervistarlo. Si siedono. Salutano, Bellinazzo si presenta e confessa che se non fosse stato per la stima che nutre per il presidente Stirpe non avrebbe mai accettato l’invito a Veroli. Cominciamo bene.

L’orgoglio ciociaro minacciava di alzarsi ed andare a bivaccare negli allegri locali della piazza, ma lì c’era lui, il Presidente amato e stimato da tutti e quindi si è restati. Il calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce. Inizia la lunga intervista, ma prima sempre Bellinazzo precisa che non avrebbe “incalzato” nessuno, come qualche giornalista, nel presentare l’evento aveva preannunciato. Guarda Marco, che non’è una parolaccia, è solo mestiere.

Arriva il momento in cui i due microfoni cominciano a fare cilecca. Il tecnico spiega a voce alta dalla sua postazione che mentre uno è in azione, l’altro deve essere spento, altrimenti fischia. Bellinazzo non perde occasione per ironizzare sulla necessaria sincronizzazione dei gelati.

Partono le domande, statiche di pragmatica. L’esca però è lanciata: “Il Frosinone dicono che è troppo piccolo per la serie A, pensa già di tornarci?”. Occasione ghiotta al Presidente Stirpe per togliersi qualche sassolino dalla scarpa con De Laurentis. Stirpe ci mette il cuore quando parla, nelle sue immagini si colora un calcio per i puristi, un calcio che è imprevedibilità e diritto di competere per tutti. Un calcio che dipende dalla passione dei tifosi, un calcio come movimento diffuso e popolare, di pancia e piedi, non di èlite.

Prosegue con le disparità tra le grosse squadre calcistiche di serie A e serie B. Disparità che delineano così uno sport che è ridotto a puro business, in cui la B è indebolita e impossibilitata a competere. Stirpe ha scarpe grandi e piene di sassi, ma anche garbo assoluto nell’inzuppare nella pietraia quando basta, senza esagerare. Perciò, fa come i leoni che guida. Non ruggisce, ma si piazza dove sa che arriverà il suo odore di predatore solenne e, dal colle ernico, ne snocciola un po’: il braccio di ferro con la Lega, gli affamatori della serie B, i convegni madrileni che ha volutamente disertato e i patti violati del 2009, l’anno della separazione fra serie e lo stato di salute vero della sua società a cui fanno da contro altare le diagnosi farlocche di altri club.

Poi, finalmente la notizia che tutti aspettavano e ciao ciao grandi concetti astratti: “Entro il 19 giugno annunceremo il nuovo allenatore”. Gli animi si surriscaldano e Stirpe precisa: “Sicuramente dovrà amare il Frosinone. Non i soldi del Frosinone”, standing ovation, Forza Frosinone, Viva i Leoni.

Alla fine si è caduti tutti dentro lo stesso inganno: si inizia a parlare di calcio col pallone tra le gambe e poi si finisce a raccontare di business, tracolli bancari, differenze finanziarie. Il problema vero è che oggi il calcio non si gioca più nelle strade, tra pozzanghere e fango. Il grande pallone non fa battere più il cuore, ma il portafoglio. C’è mancanza del calcio delle porte improvvisate fatte con le grate di scolo delle acque, simulate da un portone di un magazzino. C’è mancanza di un campo senza righe, delimitato da muri e marciapiedi. Anche questo calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce.

Tra rintocchi di campana e una piazza che un po’ si svuotava e un po’ si riempiva la serata è continuata con Riccardo Cucchi, Francesco Repice e Massimiliano Graziani. Qui il calcio giocato ha riscattato la sua vecchia gloria di emozionare ancora. Premiazione del Contest corto sportivo 10° minuto e la prima serata è passata.

Abbiamo capito almeno che la Terra è quella di Frosinone. In tutto questo, il quadro più suggestivo è stato un Simone Cretaro, che ha preferito la quinta fila, spogliato dal ruolo di sindaco e di ex calciatore, ma vestito solo dei panni di padre. Il vero calcio, quello dei valori, quello degli Uomini, è anche questo.

Il calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce. Le comprende solo il cuore.