Schiavi del tempo: sempre poco. E invece…

Maria Rita Scappaticci

Psicologa e blogger

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di MARIA RITA SCAPPATICCI

Psicologa e blogger

 

Ci lasciamo beffare ogni giorno. Siamo immersi nel passare del tempo e siamo perennemente in ritardo. Anche quando abbiamo più tempo a disposizione ne vorremmo sempre di più, per riempirlo ed essere comunque in ritardo.

Siamo diventati trottole in balia del tempo che passa, in cui non ti rendi conto ed è finita una giornata e quando prendi consapevolezza è ora di cambiare il calendario.

Ed anche intorno a noi si gioca d’anticipo.

Ad Ottobre è già Natale, il sette Gennaio ci sono già i coriandoli camuffati con le uova di Pasqua e dopo il primo Maggio si pensa già alla braciolata di Ferragosto.

Fino a che non riparte la giostra delle ore.

Bisogna anticipare, strappare al tempo qualche minuto prezioso e arrivare in anticipo. Ma contro chi?

Non ce ne rendiamo conto ma più corriamo e più perdiamo del tempo prezioso. Ci avete mai fatto caso? Ma forse no, visto che quando si va di corsa si è anche poco consapevoli di ciò che si sta facendo. Eppure è cosi, proprio perché mentre facciamo una cosa stiamo già pensando alla successiva. Non riusciamo a goderci nulla e viviamo come degli estranei la nostra vita. Ed in virtù di questo principio non sappiamo più neanche goderci attimi, momenti che non tornano, sensazioni, emozioni che fanno parte di noi.

Ci preoccupiamo di fare selfie, di immortalare momenti, per non dimenticare. Quando riguarderemo la foto forse cercheremo di ricordare la sensazione che abbiamo provato mentre eravamo lì. Ma ci potete scommettere che non sarà la stessa cosa.

Eppure non siamo più in grado di smettere.

La gente al semaforo è pronta col piede sull’acceleratore, se la fila ha più di 10 persone si va via e si ritenta in un altro giorno, e la solita frase di routine è “se c’è da aspettare ripasso”.

Condivido la smania delle casalinghe per gli innumerevoli impegni quotidiani, o dei professionisti che non possono perdere neanche un secondo perché il tempo è denaro. E dei dipendenti che dopo il lavoro tornano a casa ed hanno mille cose da risolvere.

Ebbene, bisogna scegliere se avere una vita ricca di soli impegni raggiunti oppure se rinunciare a qualcosa può significare farci guadagnare una dose di felicità.

Qualche anno fa ero a colloquio con una simpaticissima Signora dai capelli molto bianchi.
Aveva alcuni problemi di salute, di memoria e non aveva perso l’uso delle gambe per uno strano scherzo del destino.

Aveva amato la vita fino a distruggersi di cose da fare, impegni, giornate intense. Non aveva detto mai di no ad un attività da iniziare o terminare. Aveva rimandato poche cose rispettando sempre il senso del dovere.

Mi disse di quanto fosse stata una beffa svegliarsi e rendersi conto che ogni giorno aveva compiuto sempre gli stessi gesti, le stesse azioni. Aveva adempiuto a tutti gli impegni. Ma non si ricordava neanche una volta di quanto potesse essere bella l’alba di primo mattino o il tramonto sul far della sera.

Mi disse la verità sul passare del tempo: tutti pensiamo di non averne mai abbastanza. Ma in realtà abbiamo tutto quello necessario per essere felici.

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