Perché è così difficile prendere una decisione?

Maria Rita Scappaticci

Psicologa e blogger

 

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di MARIA RITA SCAPPATICCI

Psicologa e blogger

 

Lo facciamo ogni giorno e non siamo quasi mai certi che stiamo facendo la cosa giusta. Prendere decisioni che riguardano la propria vita è uno degli scogli più ardui con i quali ci confrontiamo costantemente.

Alla base di ogni richiesta d’aiuto che mi viene rivolta si trova, quasi sempre, una scelta da prendere.

Scelte sbagliate, scelte affrettate, scelte rimandate, non scelte. Se ci pensiamo bene ci accorgiamo che le nostre più grandi tristezze derivano dall’incapacità di sapere che strada intraprendere. Scegliere di rifiutare un lavoro perché poco appagante scontrandosi col senso di colpa che forse, visti i tempi, sarebbe il caso di adattarsi. Scegliere di passare la vita con qualcuno e formare una famiglia oppure scegliere di lasciare il coniuge o il compagno perché non si è più felici. Per i più indecisi anche decidere il colore delle pareti di una nuova stanza può rappresentare un’angoscia insuperabile.

La capacità di scegliere è un’azione che presuppone l’assunzione di responsabilità di rinunciare alle alternative, rendendosi consapevoli che ogni scelta è una conquista e una rinuncia allo stesso tempo.Tutti i problemi che ci portano sofferenza sono legati all’incapacità di decidere: imparare a farlo, quindi, è la chiave per risolvere la maggior parte dei problemi stessi.

Ma come optare per l’alternativa migliore? Come si imparare a decidere? E’ chiaro che non esistono tecniche che possono insegnarlo o regole standard che siano valide per tutti. Possiamo, però, conoscere le dinamiche psicologiche che si trovano all’origine del processo decisionale e utilizzarle per essere più consapevoli e capire cosa è meglio per noi stessi.

Nessuno vuole rinunciare a qualcosa: una delle difficoltà che si incontrano è quella di dover dire no ad un’alternativa e quindi avvicendare il nostro desiderio infantile del “tutto e subito” al principio di realtà che, in età matura, spinge per definire una meta precisa. L’istinto, in questo passaggio, ha un ruolo chiave: potrebbe indicarci la nostra preferenza senza alcun dubbio se solo fossimo disposti a dargli spazio.

Istinto e razionalità rappresentano le due facce del nostro modo di essere: il primo può indicarci la meta, la seconda la strada per raggiungerla. E se poi si rivela la scelta sbagliata? L’angoscia di non poter tornare indietro ci assale nel momento in cui dobbiamo muoverci tra più alternative. Ci si fossilizza sul fallimento che la rinuncia potrebbe arrecare, piuttosto che sul possibile successo che la situazione prescelta potrebbe avere in serbo per noi. Non possiamo sapere con certezza quale sarà l’epilogo della direzione presa ma possiamo certamente stimare l’incidenza che una o l’altra possa avere sul nostro modo di vivere.

Si ha paura di perdere qualcosa, ma ci dimentica che, scegliendo, si acquisisce qualcosa che va coltivato perché dia i risultati sperati. Crogiolarsi sul dubbio quasi mai porta conseguenze positive ma solo un tempo di stallo maggiore e una perdita di occasioni sfumate. La non scelta, infatti, è la peggiore situazione che possa verificarsi perché alimenta paura, angoscia, perdura il nostro stato di immobilità e permette ai pensieri di rimuginare sulla stessa idea.

Le energie spese nel quotidiano tendono ad esasperare la situazione ed il nostro benessere emotivo risulta compromesso, alimentando lo stress e la paura del fallimento.

E’ importante considerare che abbiamo il diritto di cambiare idea qualora la situazione lo richieda: anche questo dimostra coerenza e apertura mentale. Se ci si riconosce il diritto di cambiare, di accettare la vita come un eterno moto di situazioni nuove, l’ansia della rinuncia sarà ridimensionata. Si sceglie perché si ritiene essere all’altezza della situazione e si avverte di avere le capacità giuste per farlo. Noi stessi siamo gli unici a poter definire la nostra vita e abbiamo il diritto di scegliere.

Meglio scegliere male che non scegliere affatto!

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