Il webete e gli idoli della spelonca (di D.H. Toro)

Il professor H.D. Toro questa volta scomoda Bacon. Per insegnarci che troppe volte ci chiudiamo nella 'spelonca' del nostro mondo virtuale. E siamo incapaci di uscirne. Ma pure di farci entrare le idee degli altri. La soluzione è...

Henry David Toro
Henry David Toro

Preside frusinate in prestito all'Emilia

Francis Bacon non si limitò a evidenziare i limiti della natura umana che impediscono ad ogni soggetto di raggiungere la verità. Volle andare oltre, il profetico pensatore inglese (al quale una leggenda attribuisce addirittura la paternità di alcune opere shakespeariane): con gli “idòla specus” (il secondo tipo di errori e finzioni che si presentano agli uomini) arrivò addirittura a preconizzare, quattro secoli prima della rivoluzione digitale, una caratteristica fondamentale del mondo dei social network.

In che modo, direte? E’ presto detto.

GLI IDOLA SPECUS

Gli “idòla specus” sono gli idoli della spelonca, ovvero il luogo in cui si conservano le convinzioni proprie dell’individuo (non più quindi quelle dell’uomo in generale). Ciascuno di noi – scrive Bacon – “ha una specie di propria caverna o spelonca che rifrange e deforma la luce della natura: o a causa della natura propria e singolare di ciascuno, o a causa dell’educazione e della conversazione con gli altri, o della lettura di libri o dell’autorità di coloro che si onorano e si ammirano …

Ora, provate a riflettere sull’essenziale meccanismo di funzionamento dei social più utilizzati oggi, come ad esempio Facebook o Instagram: le nostre “Home” o, ancor più, i nostri “Profili” social ci dicono molto delle nostre personalità, dei nostri caratteri, dei nostri gusti e delle nostre simpatie/antipatie. Sono le nostre “spelonche” e in quanto tali presentano rischi e pericoli: il primo, come ricorda Francis Bacon, è che queste spelonche deformano la realtà e ci allontanano dalla possibilità di cogliere o almeno avvicinarci alla verità. E dato che l’altra caratteristica dei social network è la “condivisione”, il problema radicale diventa quello della possibilità di stabilire un dialogo con gli interlocutori virtuali.

INCAPACI DI DIALOGARE

Se uno da una vita intera legge sempre uno stesso quotidiano dai toni forti ed estremisti, come potrò convincerlo che esistono altre visioni di un problema? Se uno prova una sconfinata ammirazione per un amico o un personaggio pubblico dai modi e dalle idee non sempre rispettose, come potrò spiegargli il mio diverso punto di vista (senza prendermi una gragnuola di insulti – magari)? Insomma, se prima di affrontare una discussione uno è intimamente convinto di quel che dirà, senza essere minimamente disposto ad ascoltare con attenzione e raziocinio quello che il suo interlocutore potrà dirgli, come si può pretendere di dialogare democraticamente?

La cosa interessante e che torna ad onore del grande filosofo inglese è che lo stesso Bacon riconosceva impossibile il raggiungimento della verità oggettiva (una chimera – come sanno tutti coloro che hanno un minimo di sale in zucca) e di alcuni “idòla” pensava fosse impossibile sbarazzarsi del tutto, ma affermava con decisione che fosse un obbligo per tutti gli uomini compiere il massimo sforzo per allontanare “errori” e “finzioni” dalla mente umana.

GLI IMBECILLI REALI

Ecco perché in un mondo social all’interno del quale aumenta il numero di webeti (che poi corrispondono agli “imbecilli” reali di Umberto Eco – presenti ormai in buon numero anche fuori dai bar), diventa impellente l’appello ai giovani perché leggano, si documentino su più fonti, anche diverse e contrastanti, per farsi un’idea dei problemi che ci circondano quanto più possibile vicina alla realtà.

Che poi in conclusione significa che il mestiere di insegnante, per chi voglia svolgerlo con coscienza e responsabilità, è uno dei più difficili al mondo e andrebbe tutelato in tutte le forme e i modi possibili.