Un Altea bianco nel bicchiere per lasciarci alle spalle due mesi di lockdown

Finisce il lockdown e si riapre la cantina: tornano le recensioni dei vini. Per ripartire: una degustazione difficile e impegnativa. Con la collaborazione dello chef Antonio Di Folco. In tavola una falanghina extra dry Tenuta le Vignole. Ed una vera chicca: l'Altea Bianco di Altea Illotto, un 'nasco' di grande pregio

Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

Pronti, partenza… Via? Non proprio. Diciamo però che per chiudere in “bellezza” una fase tanto strana quanto drammatica per l’intero sistema Paese, ci voleva per forza una “bevuta di quelle. E così abbiamo dato un senso ad un anonimo giovedì post lockdown con una bella cena in seconda serata per recensire una delle bottiglie della cantina del direttore.

La fortuna vuole che in questo periodo siano già in circolazione gli chef di buona volontà. Abili in cucina e dotati di abbastanza coscienza per aspettare che i maledetti giornalisti finiscano la loro giornata di lavoro.

Con i piatti del Clandestino

Antonio Di Folco

Si presta alla necessità Antonio Di Folco, creativo chef de Il Clandestino di Roccasecca: è lui ad aspettare le ore 23 per consegnare il menù da asporto deciso dal direttore. Calibrato sul vino che dovrà essere accompagnato ai piatti.

All’ora in cui la maggioranza della popolazione civile sta già dormendo o sonnecchia davanti al televisore combattendo con la pigrizia che impedisce di allungare il braccio e spegnere l’abat jour sul comodino, noi invece ci ritroviamo a tavola in compagnia di un salmone con barba dei frati insaporito dalla salsa alle melanzane. È solo il degno anfitrione che precede un trionfo di cannelloni di mare con pesce bianco, gamberi, calamari e besciamella. E siccome veniamo da due mesi di blocco totale facciamo il servizio completo: tonno solo scottato, su un letto di broccoletti ripassati con abbondanza di alici all’uso del direttore.

La recensione abbia inizio

Ma partiamo dall’inizio, Cannelloni di Pesce: soffice pasta all’uovo ripiena di pesce bianco, gamberi e calamari, uniti con la besciamella… sarà un caso che il vostro affezionatissimo sommelier avesse una bella bottiglia di Falanghina Extra Dry da abbinarci? No, non è un caso. Sono un fiero sannita, provengo dalla Valle Telesina e ho sempre una bottiglia di vino delle mie parti. L’estate è alle porte e la Falanghina Extra Dry è un vino ideale per aperitivi e piatti di pesce.

Avevo con me una di “Tenuta le Vignole” di Castelvenere, una bollicina che ho sempre apprezzato per la sua estrema bevibiltà. Perlage persistente e naso agrumato, freschezza, piacevolezza e anche una discreta eleganza. 

Si rivela particolarmente efficace su un gusto intenso come quello dei pesci nella besciamella. Il Tenute le Vignole ha la capacità di ‘sgrassare’ la bocca e lasciare una piacevole nota agrumata al palato.

Altea Bianco 2014

La linea Altea Illotto

Si passa ad una spettacolare tagliata di tonno. È lì che si vede l’abilità dello chef: nella scelta del pesce e nella sua capacità di cucinarlo. Il direttore lo vuole nature: appena scottato, senza aggunte che possano alterare il sapore del tonno. Ormai riconoce quelli pescati nel Tirreno da quelli che hanno nuotato nell’Adriatico. Antonio Di Folco supera la prova.

Ma l’apoteosi è il vino scelto per accompagnare questa tagliata. Apriamo una bottiglia che è davvero una chicca, Altea Bianco 2014, della cantina Altea Illotto da Serdiana: immancabile il richiamo all’Isola. Come un Sannita non può non avere vini sanniti ecco che tra le mani di Alessio Porcu non mancano mai i vini sardi.

L’azienda Altea Illotto ha sempre fatto dell’agricoltura biologica un suo marchio di riconoscimento: vini veri e profondamente legati al territorio. Un vino che apre la strada a diverse considerazioni. In primis ero curiosissimo di assaggiarlo perché non avevo mai provato finora il Nasco, uva antica e oggi molto rara, sono pochissime le aziende che la vinificano e la maggior parte ne traggono vini da dessert. Qui invece ci troviamo di fronte ad un vino fermo… E che vino!

Provarlo per la prima volta con una 2014 non lo legittima in pieno perché molto probabilmente va assaporato e goduto in un arco temporale minore, ciononostante ne abbiamo comunque apprezzato le caratteristiche perché ha mantenuto la longevità piuttosto bene. Un giallo dorato ancora brillante, un naso che conferma gli anni sul groppone ma denota anche una qualità fine, infatti i sentori “marsalati” dopo qualche minuto lasciano spazio a gradevolissime note di frutta matura, muschio e macchia mediterranea.

Uno dei vigneti Altea Illotto

In bocca è ancora fresco e ben equilibrato, sapido e sorprendentemente lungo. Maturo certamente ma non preso per i capelli perché 6 anni dimostra di saperli affrontare. Non una bevuta facile insomma, ma intensa e ricca di emozioni.

Fuori, il nulla

Le bottiglie finiscono, le chiacchiere pure, sono le 3 del mattino. Ci diamo la buonanotte, abbiamo mangiato e bevuto bene… Fuori il nulla, il silenzio a cui siamo ormai abituati è ancora assordante ma finalmente siamo usciti di casa. Abbiamo respirato un po’ di condivisione che mancava da troppo tempo, perché parliamoci chiaro, ogni tanto apriamo anche una bella bottiglia da soli a casa ma non sarà mai la stessa cosa, mai! 

Consiglio di reperire una bella bottiglia di Altea Bianco e di berla con gusto, pensando al futuro, lasciandosi alle spalle questo brutto momento e ascoltando “Here I go again” dei Whitesnake come sottofondo….

Ripartiamo! 

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