Aceto all’improvviso: «Io non ci sto» a questo gioco al massacro

Il centrosinistra è riuscito a far arrabbiare persino la vicesindaco di FdI. Si parte con il rendiconto, raccontato dal sindaco Caligiore, ma come non litigare sul piano anti dissesto. Flash news: la Tassa sui rifiuti, la Tari, aumenterà. «Ma qui non si ha rispetto per persone che lavorano da sei mesi a testa bassa e hanno presentato il piano di riequilibrio che comprende quindici anni di bilanci». Sottinteso: «Ragazzì, mo ve lo buco ‘sto pallone»

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Un sindaco di FdI ormai in stile Total British: non solo nel look ma anche nei modi, pacati e restii allo scontro. Ma soprattutto una vicesindaco, anche lei esponente provinciale di Fratelli d’Italia, che a un certo punto oggi ha esclamato: «Io non ci sto». E, di scalfariana memoria, vien da sé: «… a questo gioco al massacro».

Con le dovute proporzioni: quel 3 novembre 1993 il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfarò lo esclamò quando fu associato ai fondi neri dei servizi segreti. Ma anche lei e l’amministrazione di cui fa parte, ha assicurato la vice, hanno «la coscienza pulita».

Quel sindaco è di Ceccano: Roberto Caligiore, saldo alla sua poltrona ma ormai attratto da una candidatura alle Elezioni regionali. La sua vice è Federica Aceto, la più votata di tutti, assessora ai Servizi Sociali dopo un mandato da consigliera comunale.

La prima notizia? Sono riusciti a far arrabbiare la Aceto: la morigeratezza fatta persona. Il consigliere di centrosinistra Andrea Querqui ha detto nuovamente in Consiglio Comunale che ci sarà un taglio dei servizi sociali. In due precedenti sedute la stessa Aceto aveva già chiarito che «si tratta di una rimodulazione, stessi servizi a costi diversi o minori». Risentir riparlare di tagli l’ha mandata ai pazzi.

Aceto non ci sta

Il sindaco Roberto Caligiore e la vice Federica Aceto

Non ci sta. Ma non l’ha detto per la parte politica bensì per la macchina amministrativa: che va dalla segretaria generale Simona Tanzi all’impiegato comunale passando per il capoufficio finanziario Cesare Gizzi.

Ha difeso i famosi Uffici. Quelli che di solito vengono ringraziati dalla Politica per il buon operato e si beccano puntualmente le colpe degli errori. Anche oggi i vertici dell’organico comunale, che conta su poco più della metà delle forze necessarie, hanno dovuto ascoltare nuovamente le critiche dei consiglieri di opposizione a quel Piano. Un piano indirizzato sì dalla Politica, ma redatto con il contributo di tutti i settori di Palazzo Antonelli e ormai approvato dalla Corte dei Conti.

In sala il rappresentante dell’avallante Collegio dei revisori: Roberto Boldrini, all’esordio nell’aula consiliare e forse ignaro della consueta scena teatrale in replica da mesi. Oggi durata più o meno quattro ore.  

L’operazione pulizia

L’intervento in Consiglio del sindaco Caligiore

Caligiore l’ha chiamata Operazione verità e pulizia: continuando, pur non alzando i toni, ad addossare le responsabilità esclusivamente ai 130 mutui e ai debiti fuori bilancio ereditati dal centrosinistra del passato. Gli eredi di quell’area politica, nell’occasione presenti i consiglieri Querqui, Marco Corsi, Mariangela De Santis ed Emiliano Di Pofi. Hanno accentuato all’unisono «i sacrifici che dovranno fare i ceccanesi per il ripiano del deficit».

Caligiore gli ha risposto  che «quella è una delibera di giunta coraggiosa, prendendo il toro per le corna, e poi tutto un percorso virtuoso compiuto dalla squadra amministrativa».

Ha risbroccato un po’ anche l’assessore Mario Sodani, delegato alla Pubblica Istruzione e ai Servizi Scolastici. È successo quando sempre Querqui ha tuonato per mensa scolastica e scuolabus venuti meno dopo la fine del lockdown. Il professor Sodani gli ha controurlato: «Lei deve studiare, documentarsi. La situazione nelle scuole era drammatica durante l’emergenza Covid, i servizi sono ripartiti non appena possibile». 

E poi tutto il veleno fuori: «Questa non è altro che incapacità dell’opposizione di saper leggere una politica basata sul bene comune e sul rispetto delle persone». Le accuse, d’altronde, sono sempre le medesime: la maggioranza sarebbe arrogante e l’opposizione incompetente. E scambiarsi ogni volta i “saluti” provoca le solite litigate da bar in un luogo che ha visto giornate migliori. Ma anche peggiori.  

Aceto: “Non c’è rispetto”

Federica Aceto

Stavolta, a proposito della rimodulazione dei servizi sociali, Aceto ha fatto l’esempio del Pippi: il Programma di intervento per la prevenzione dell’istituzionalizzazione, un sostegno alla genitorialità. «Ore di attività educativa che prima pagava il Comune di Ceccano e ora la Regione Lazio, tra l’altro incrementandole», ha rispiegato Aceto.

E poi si è sfogata: «Non si ha rispetto per persone che da sei mesi stanno lavorando a testa bassa, chiuse dentro agli uffici dalla mattina alla sera, e hanno presentato il piano di riequilibrio che comprende quindici anni di bilanci. Io non ci sto». Ha aggiunto che è «una grande estimatrice del bilancio armonizzato, che ovviamente ha creato problemi».

Caligiore, invece, l’ha considerato a lunghi tratti causa del disavanzo di amministrazione. Quello che è stato creato tanto dal centrosinistra del passato quanto dalla prima amministrazione guidata dal sindaco di Fratelli d’Italia: iniziata nel 2015, l’anno dell’entrata in vigore della contabilità armonizzato per la regolarizzazione dei bilanci degli enti pubblici.

La pacchia è finita

Le famigerate strisce blu

Però, davanti alle richieste della Corte dei Conti, l’amministrazione Caligiore bis ha messo in campo un piano per fare cassa: a partire dalla moltiplicazione e privatizzazione delle strisce blu.

I parcheggi a pagamento non sono stati mai tali a Ceccano per via dell’escamotage dell’indisponibilità di biglietti. Prossimamente, invece, passeranno da 70 a oltre 700 e saranno veramente a pagamento. È, come l’ha definita il Caligiore 2, «una battaglia di civiltà». Visto che per decenni i ceccanesi sono stati abituati ad avere tutto, anche strutture comunali, gratis o quasi.

«Nonostante gli otto milioni di euro di disavanzo, nonché la pandemia – ha rivendicato il sindaco Caligiore – l’amministrazione non è rimasta ferma, ha fatto opere pubbliche e mantenuto i servizi garantendo anche una raccolta differenziata parallela per i positivi al Covid. E il Comune avrà sicuramente i conti in regola per quindici anni».

“Sento di dirglielo ai cittadini”

La vicesindaco Federica Aceto

Aceto, però, ha rotto ogni schema: «Io non me la sento di dire ai cittadini che questo piano non avrà ripercussioni, perché è certo che ce ne saranno». Parla della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale stilato e approvato da sé dall’amministrazione Caligiore.

È il piano anti dissesto, finalizzato a ripianare un disavanzo di ormai sette milioni di euro, visto che uno è stato già accantonato nel 2020. Fino al 2035 bisognerà fare altrettanto con cinquecentomila euro all’anno, finché il “buco” non sarà colmo: fino a quando non ci sarà un pareggio tra le entrate e le uscite.

È da mesi, fino a quel momento e poi a seguire, che si accapigliano maggioranza di centrodestra e opposizione di centrosinistra. «Rispetto per le persone che hanno lavorato su 15 anni di bilancio – ha scandito la vicesindaco di FdI -. Ragà, non sono cosette così. Noi abbiamo la coscienza pulita». Come a dire: «Ragazzì, e mo ve lo buco ‘sto pallone».

Giovannone: l’eccezione alla regola

Il presidente del Consiglio Giovannone tra il senatore Ruspandini e il sindaco Caligiore

Poi c’è stato l’intervento del presidente del Consiglio Fabio Giovannone. Tra l’approvazione del rendiconto annuale e delle tariffe della Tari: che, diciamolo subito, aumenterà. Si è svestito «per un attimo» da garante dell’intera assise e ha indossato le vesti di esponente di FdI. Scagliandosi contro il centrosinistra: «Caligiore si è comportato da buon padre di famiglia, non come la vostra parte politica che sta facendo la riforma del catasto e solo Fratelli d’Italia ha votato no».

Ma come ha detto l’assessore all’Ambiente Riccardo Del Brocco, prima della votazione sull’accresciuta Tassa sui rifiuti, «è inutile ricominciare con il ping pong, tanto finirà 11-2». Perché, nel frattempo, l’inviperito Querqui e Corsi – andato via in corsa per motivi lavorativi – non erano più in sala consiliare. Erano rimasti esclusivamente De Santis e Di Pofi. Lei è stata eletta con Nuova Vita, nella coalizione del portavoce del Pd Corsi, mentre lui rappresenta le famose amministrazioni precedenti: quelli di prima, quelli del Partito Socialista, guidato dal segretario ed ex sindaco Antonio Ciotoli.

Al socialista Di Pofi il consigliere Daniele Massa, consigliere di FdI e presidente provinciale di Gioventù nazionale, ha gridato a pieni polmoni: «Fai parte del Psi, sei stato eletto in quella lista e assumiti le tue responsabilità per la storia del tuo Partito, che in questa città ha fatto più danni che altro». Gli ha detto che la poi rifatta Piazza 25 Luglio «era stata lasciata dai Socialisti come sotto ai bombardamenti». Il capogruppo della Lega Pasquale Bronzi l’ha paragonata alla Piazza di Baghdad. Tanto per usare riferimenti bellici a guerra in corso. La replica del geometra Di Pofi a Massa è stata più da aula di tribunale: «Lei non si deve permettere di dirmi cosa fare nella mia vita».

Corsi: “Ah, allora non era colpa mia”

Il consigliere di centrosinistra Marco Corsi, portavoce civico del Pd

Secondo Corsi, portavoce civico del Pd, «il sindaco non ha ringraziato la Corte dei Conti, senza la quale il Comune di Ceccano sarebbe andato in dissesto finanziario. Bisogna essere più accorti nel reperire i finanziamenti per non tartassare i cittadini. La Corte ha anche scritto che è stata colpa della pandemia e non di Corsi e gli altri otto consiglieri che si sono dimessi nel 2019».

Sono i soliti botta e risposta tra il primo cittadino dimissionato e Corsi: già presidente del Consiglio nel Caligiore 1, poi candidatosi contro di lui alle elezioni 2020 conclusesi con la riconferma al primo turno di Caligiore. La terza competitor era Emanuela Piroli, leader della coalizione di sinistra Il Coraggio di Cambiare, oggi assente nelle sue vesti di consigliera di minoranza per impegni lavorativi.

A Corsi ci ha pensato il consigliere di FdI Alessandro Savoni: «Non entriamo nel tecnicismo, sennò rischiamo anche di fare figuracce, ma ricordo che mi hanno insegnato a scuola la differenza tra le mele e le pere a matematica, che non possono essere sommate tra di loro. Certi numeri, dal debito al disavanzo fino alle tasse, non possono essere messi a confronto». Quello di Corsi? «Un processo alle intenzioni, con i se e i ma, ma la Corte dei Conti lo ha approvato il piano. Qui si sta parlando anche di bilanci approvati mentre Corsi era presidente del Consiglio».

A detta di Di Pofi, invece, «non è stato ringraziato l’attore principale, i nostri cittadini, perché i ceccanesi sono stati chiamati a fare sacrifici per 15 anni senza sapere nemmeno come si è arrivati al disavanzo di otto milioni. Non sarà un debito ma sono diminuiti i servizi e aumentate le tasse». Ma, come ha replicato Caligiore, «il Comune paga i servizi per i cittadini e non ha altri introiti se non le tasse».

Il farmacista rincara la dose

Querqui, di professione farmacista ed eletto consigliere nella coalizione della Piroli, ha però rincarato la dose: «Si omette di dire che non è un piano indolore a carico dei cittadini ed è un dovere mettere al corrente la cittadinanza sulle modalità di ripiano del disavanzo».

È lì che è scattata la Sodanata: l’attacco isterico dell’assessore Mario Sodani nei confronti di Querqui e dell’opposizione tutta. «La vostra è impreparazione e incapacitàSarebbe bastata una semplice legge con un articolo solo nel 1948, che non si può candidare chiunque. Deve studiare Querqui». Da qui la reazione a microfono spento e la sua uscita temporanea dall’aula.

Alla fine Caligiore, rispetto alle disertazioni in corsa, dirà: «Vi ostinate a difendere quelli di prima. Io guardo Mariangela De Santis e vedo il Pd, perché è stata eletta nella coalizione di Marco Corsi, sostenuta dal Partito democratico. Noi qui dentro non vediamo Emiliano Di Pofi ma il Psi ma come lui non deve vedere Roberto Caligiore ma Fratelli d’Italia».  

Caligiore non se ne andò

Il sindaco di Ceccano Roberto Caligiore

E Caligiore, come ha raccontato lui stesso con un filo di emozione, è uno che è sempre presente. E con “sempre” intende “sempre”: «Era il Consiglio comunale del 9 giugno 2012, giorno in cui i miei genitori festeggiavano cinquant’anni di matrimonio a Siracusa, e io stavo seduto in Consiglio comunale e lo aprii da consigliere anziano. Mi sono perso i 50 anni di matrimonio dei miei genitori. Per ogni cosa qui “si prende e si va via”. Vi prendete i permessi a lavoro e restate in Consiglio fino alla fine. Si lancia la pietra in diretta streaming e si va via».

Arrivando alla Tari di Ceccano, anche per via degli adeguamenti Arera (l’autorità di regolamentazione), aumenterà mediamente del 10%. Il triste annuncio è toccato, suo malgrado, all’assessore Riccardo Del Brocco.

Ma con le dovute precisazioni: «Bisogna pagare 30 mila euro di conguaglio in arrivo dal periodo di commissariamento prefettizio, ma azzereremo anche il debito certificato con la Saf del 2010, che tra interessi e insolvenze era arrivato a un milione di euro». E poi, senza la solita teatralità, ha tagliato corto: «Il commissario prefettizio aveva solo deciso di fare la manovra e noi abbiamo affrontato la situazione di petto. La C’è chi dice che ci sono i debiti, chi promette di pagarli e chi li paga veramente. Possiamo anche evitare il ping pong, tanto finisce 11-2».

Tutte le strade portano alle buche

La consigliera di centrosinistra Mariangela De Santis (Nuova Vita)

Ma si è parlato, e come non parlarne, delle dissestate strade comunali di Ceccano. «Lo so che sono un colabrodo e stiamo cercando più finanziamenti possibili – così il neo assessore della Lega Angelo Macciomei, delegato ai Lavori Pubblici, prima di sferzare -. Sarebbe stato facile fare come quelli di prima, accendere un mutuo da due milioni di euro, passare per bravissimi e lasciare i debiti».    

Si potrebbe chiudere alla Mario Sodani. Con uno di quelli di adesso ma anche un po’ di prima visto l’assessorato nel Caligiore 1: «La Corte dei Conti avrebbe dovuto convocare tutti i sindaci dal 2008 in poi. Abbiamo ereditato una situazione disastrosa da una sinistra scandalosa».

Oppure la chiosa all’indirizzo del Caligiore 2 della pungente De Santis, alla prima esperienza in Consiglio ma eletta in una coalizione filo Pd: «Complimenti per la vostra capacità di scambiarvi complimenti sul disavanzo. Nell’ultima relazione della Corte dei Conti ci sono gli squilibri di bilancio dell’ente legati alla scarsa riscossione e alle anticipazioni di cassa. Ho cercato ma purtroppo non ho trovato una cosa: i mutui del passato». Quelli del centrosinistra, che lei chiama «investimenti», da fida erede.

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