Astorre, il fuoriclasse democristiano del Pd

La vittoria di Roma, il trionfo di Latina e molto altro: il senatore esalta il modello Lazio all’interno del Pd lettiano. Ha capito prima di tutti che Gualtieri poteva essere l’anello di congiunzione e adesso si prepara anche a stabilire le strategie del futuro. Insieme a Letta, Franceschini e Zingaretti.

Non ama esternare, non concede interviste con tanta facilità, viene dalla vecchia scuola, quella democristiana. Ma uno dei vincitori del Pd di questa tornata elettorale è sicuramente lui: il senatore Bruno Astorre, Segretario Regionale del Partito Democratico.

Un campo largo per Roma

La scelta di Roberto Gualtieri a Roma l’hanno proposta Goffredo Bettini e soprattutto Claudio Mancini, ma Bruno Astorre è stato quello che prima e più di altri ha capito che quello poteva essere l’anello di congiunzione tra il Campidoglio e la Pisana, proiettando il Lazio nella prima fila del nuovo Pd di Enrico Letta. Perché è normale che adesso il Segretario cambi l’assetto organizzativo e gestionale del Partito.

Bruno Astorre

Astorre ha spiegato che si augura anche lui un Campo Largo, che vada da Azione e Italia Viva fino al Movimento Cinque Stelle. Aggiungendo però che questo è lo schema già in vigore alla Regione Lazio. Con Nicola Zingaretti. È un punto importante: Bruno Astorre è il numero due di Dario Franceschini in AreaDem, la potentissima corrente maggioritaria del Pd. Ma con Nicola Zingaretti ha un asse di ferro da sempre. Rientra nella sua visione democristiana del Partito e della società. Una visione nella quale il compromesso è un valore aggiunto, non un accordo al ribasso.

Si è detto certo, Astorre, che Roberto Gualtieri metterà in campo una giunta competente “come lui”. E la competenza è un altro degli elementi caratterizzanti della sua visione politca.

Il successo fuori dall’Urbe

Ma il Pd non ha vinto soltanto a Roma. Il trionfo politicamente più “affascinante” è stato quello di Latina, con Damiano Coletta capace di ribaltare il risultato del primo turno e battere un mostro sacro del centrodestra come Vincenzo Zaccheo. Nel feudo elettorale del coordinatore regionale della Lega Claudio Durigon.

Damiano Coletta

Partito da uno svantaggio di 13 punti sul diretto avversario Vincenzo Zaccheo, al ballottaggio Coletta ha concluso con un vantaggio di 10 punti percentuali. Bruno Astorre è stato abile nel non tentare una corsa su Coletta per contendergli il secondo posto che gli avrebbe spalancato le porte del ballottaggio. Ancora più abile nel raggiungere un’alleanza con una coalizione di governo che non ha brillato nei cinque anni appena tracorsi: ed alla quale il Pd potrà imprimere una svolta, se ne sarà capace.

Bruno Astorre porta a casa anche un risultato dal doppio volto a Formia: la strada che non lo vedeva contrario, quella della coalizione trasversale con i Dem dell’ex quadri-sindaco Sandro Bartolomeo, è arrivata ad un soffio dalla vittoria, persa per una ventina di voti su 15mila espressi. (Leggi qui). La strada che ha dovuto seguire per rispettare lo Statuto ha visto il Pd ufficiale raggiungere un terzo posto tutt’altro che pronosticabile. (Leggi qui I segreti dell’urna. Ecco cosa è successo a Formia).

Il segreto della condivisione

Bruno Astorre, da segretario regionale, ha lasciato spazio anche agli altri. Per esempio al vicesegretario Sara Battisti, che ha commentato a più riprese il risultato nel Lazio. Segno che il senatore dei Castelli romani guarda al gioco di squadra e al coinvolgimento all’interno del Partito. Segno che ha il completo controllo della situazione.

Sara Battisti

Adesso sa di avere più tempo, perché non ci saranno elezioni anticipate. Né alla Camera né tantomeno alla Regione. E questo gli consentirà un margine di manovra più ampio per quanto riguarda la definizione delle candidature parlamentari e regionali.

Intanto però all’orizzonte c’è la partita politica più importante, quella per il Quirinale. Il Pd non sembra propenso a sostenere la designazione di Mario Draghi. L’intenzione pare essere quella di avere a disposizione tre “assi”: Pierferdinando Casini e Dario Franceschini verranno calati sul tavolo delle trattative nel caso si possa arrivare ad una votazione condivisa anche con l’opposizione.

Poi c’è Romano Prodi. Lui nega, ma Enrico Letta ci sta lavorando nel caso si arrivi ad una conta. Puntando sull’alleanza con le forze politiche che hanno sorretto il Conte bis. In ogni caso Bruno Astorre sarà protagonista delle fasi di scelta del Pd nazionale.

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