Calenda o Lombardi? Non è questo il dilemma. O forse sì

Il bivio più importante per Nicola Zingaretti è lungo la strada delle comunali di Roma, che nessuno può permettersi di perdere. La candidatura a sindaco dell’ex ministro avanza, ma il segretario del Pd non può rischiare di mandare all’aria il dialogo con i Cinque Stelle e Roberta Lombardi.

Un dilemma di non facile soluzione. E’ quello al quale si trova davanti Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Partito Democratico. Proprio ieri alessioporcu.it lo segnalava relativamente alla candidatura a sindaco di Roma. (Leggi qui Calenda, amore e stizza sulla via per il centrosinistra unito).

Il Corriere della Sera lo scrive oggi. «Il leader del Pd, che finora ha vinto importanti elezioni, non può permettersi di perdere le amministrative di Roma. Quel voto, inevitabilmente, ha maggior valenza della riconferma dem in Toscana. E coinvolge direttamente il segretario in quanto presidente della Regione Lazio. Ma per come si sono messe le cose, con la ventilata discesa in campo di Calenda nella corsa a sindaco della Capitale, Zingaretti è in difficoltà».

Carlo Calenda e Nicola Zingaretti

«Quale strada scegliere? Appoggiare l’ex ministro dello Sviluppo economico? (La cui candidatura è indubbiamente più forte nel campo del centrosinistra). Sacrificando però il rapporto, coltivato con pazienza e tenacia, con i Cinque Stelle? Oppure lasciare Calenda al suo destino, nella speranza che Virginia Raggi si ritiri e che si vada a un accordo con i grillini? O, nel caso in cui la sindaca non demorda, si arrivi comunque a un’intesa con i Cinque Stelle al ballottaggio

Quei dem che guardano ad Azione

«Ma così facendo, per non rompere con M5S, Zingaretti rischierebbe. Di perdere per strada cioè i voti di quell’elettorato dem che è tentato dalla candidatura dell’ex ministro. In attesa di risolvere questo dilemma il Pd cerca di prendere tempo. Il 14 ottobre ci sarà un incontro delle forze del centrosinistra locale al quale è invitata anche Azione. In quella sede Italia viva proporrà ufficialmente il nome di Calenda».

«Come spiegava l’altro giorno ad alcuni colleghi di Partito il deputato di Iv Luciano Nobili, “è indubbiamente la scelta migliore. E se io fossi in Zingaretti lo appoggerei, magari chiedendogli in cambio di partecipare alle primarie. Cosa che Carlo finora ha detto di non voler fare“».

Un dilemma non semplice, perché qui si tratta di vedere tante cose. Ma la più importante è una sola. Se cioè Carlo Calenda può vincere a Roma. Il centrodestra non scopre ancora le carte (l’opzione Massimo Giletti però avanza). Mentre Nicola Zingaretti (giurano i fedelissimi al Nazareno) non ha ancora rinunciato alla possibilità di convincere David Sassoli a scendere in campo per il Campidoglio.

Nel cilindro Sassoli ancora c’è

Roberta Lombardi e Nicola Zingaretti

Ma intanto deve tenere conto della posizione dei grillini e non solo alla Regione Lazio. In questo scacchiere un ruolo fondamentale lo gioca Roberta Lombardi, capogruppo penta stellata alla Pisana. Sul tavolo di Zingaretti però lo scenario è globale. Investe le comunali di Roma ma anche le regionali del Lazio. Oltre naturalmente le politiche del 2023.

E l’elezione del presidente della Repubblica, fondamentale. Pd e Cinque Stelle hanno i voti per mandare al Quirinale un loro candidato, ma gli equilibri a Roma saranno fondamentali.

Calenda o Lombardi? Non è questo il dilemma. Ma ci si avvicina molto.

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