Contrordine compagni, la lista unitaria non si fa: non c’è accordo per il capolista

Saltano le nozze tra le due componenti principali del Pd in provincia di Frosinone. Manca l'intesa sul capolista. Volevano farlo sia De Angelis che Pompeo. E poi il caso dei colonnelli

La lista unitaria del Pd al prossimo congresso non si farà. Tutto era pronto per celebrare le nozze storiche tra Francesco De Angelis ed Antonio Pompeo, la saldatura politica del più potente asse dai tempi del patto Scalia-De Angelis che portò un en plein mai più ripetuto: Parlamento Ue, Regione, Provincia.

Le nozze sono saltate quando già si stavano scrivendo le partecipazioni. E tutti i parenti stretti ed i famigli delle due fazioni (la componente maggioritaria Pensare Democratico di De Angelis e la nuova formazione di Pompeo) stavano pensando al posto nel quale collocarsi a tavola.

A mandare all’aria l’unione è stato un dettaglio non da poco: chi dei due leader dovesse fare l’uomo e chi la donna. O, per essere più chiari: chi dei due dovesse fare il capolista e chi il gregario.

Perché un elemento deve essere chiaro: guidare la lista che sosterrà il candidato Segretario nazionale del Pd, dalla provincia che lo ha sostenuto con il 91% dei voti nella Convenzione (leggi qui Convenzione Pd verso la fine: Zingaretti supera il 50% ed a Frosinone è al 91%)), mette un’ipoteca sulla futura candidatura blindata al Parlamento. Preferibilmente la Camera dei Deputati, nel collegio in cui la volta scorsa a Frosinone è stato eletto il leghista Francesco Zicchieri di Terracina e poi ha sfasciato il gruppo dirigente, facendosi vedere quasi per niente sul territorio.

Francesco De Angelis riteneva un fatto assodato che il capolista dovesse essere lui. Perché buona parte di quel 91% per Zingaretti è roba sua, ottenuta con la mobilitazione totale delle sue truppe ai seggi. L’ingresso nell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico marciando alla testa delle truppe vittoriose sarebbe stato un riconoscimento del suo ruolo. Ed un’ipoteca ad un’elezione in Parlamento che insegue da sempre: l’unica che gli manca.

Antonio Pompeo riteneva assodato che il capolista dovesse essere lui. Perché sta lavorando da mesi nel tentativo di allargare il Partito Democratico, per aprirlo a quelle forze civiche che gli ruotano intorno e sono fondamentali per schiodarlo dalle secche del 18% nelle quali lo ha portato la gestione renziana. Sta creando una nuova componente aggregando l’area ex Margherita che fu l’ossatura dell’area Scalia.

E poi ci sono i colonnelli. Quelli che in una lista unitaria resterebbero fuori. E quelli che si ritroverebbero insieme ad esponenti di un’area interna dalla quale hanno preso le distanze.

Sono stati soprattutto loro ad avere un ruolo decisivo nel mandare all’aria il matrimonio. Sul quale i due leader avrebbero pure trovato una sintesi. Dopotutto era stato Antonio Pompeo a lanciare un messaggio chiaro domenica mattina su Alessioporcu.it (leggi qui Pompeo: «Sosterrò Zingaretti per un Partito unito ma plurale»). Nel pomeriggio il segnale era stato colto al volo da Francesco De Angelis che dava la sua disponibilità alla lista unitaria, sempre su Alessioporcu.it (leggi qui Nasce l’alleanza De Angelis – Pompeo: via libera alla lista unitaria del Pd). Qualcuno giura che a sollecitare i fiori d’arancio sia stato Nicola Zingaretti, assistendo da lontano.

Tutto era pronto. Ora si tratta di vedere se i confetti sono saltati in modo definitivo. O solo rinviati.

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