«Nel Lazio industrie pronte a ripartire. Il Governo? Inefficace e incomprensibile»

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Fine della tregua con il Governo. Unindustria Lazio attacca i provvedimenti di Giuseppe Conte. "Sono incomprensibili. La capacità di saper legiferare in maniera chiara non c'è stata". Filippo Tortoriello mira sulla linea della credibilità dell'esecutivo

«Da questo punto di vista c’è una situazione estremamente preoccupante, perché la caduta di fatturato è gravissima e forte. Le aziende hanno bisogno di avere la liquidità necessaria e i provvedimenti messi in atto dal governo sono incomprensibili. In modo particolare, leggendo i Decreti Legge o il modulo per i 25mila euro. La capacità di saper legiferare in modo chiaro, semplice e in modo tale che le persone e le imprese possano capire ed effettivamente ricevere quella liquidità necessaria ad andare avanti fino ad oggi non c’è stata ». Filippo Tortoriello rompe la tregua con il Governo in diretta tv. I soldi non sono arrivati, i provvedimenti che dovevano salvaguardare le industrie e l’economia sui territori non si sono visti. Il confronto con la snellezza e la rapidità messe in campo dagli altri Paesi a favore dei competitor è imbarazzante. Il presidente di Unindustria Lazio lo ha detto con una chiarezza che non consente equivoci intervenendo ieri sera alla trasmissione A Porte Aperte su Teleuniverso.

Industrie del Lazio pronte a ripartire

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L’affondo arriva quando a Filippo Tortoriello viene domandato della ripartenza: almeno per le aziende che possono garantire il rispetto delle misure anti contagio. Quante delle industrie del Lazio sono pronte a ripartire domani?

«Noi siamo tutti pronti a ripartire immediatamente. Noi abbiamo dovuto chiudere perché c’è stata un’ordinanza del governo. Se guardate la curva di carico elettrico nel mese di marzo della Germania e la mettete a raffronto con quella dell’anno 2019 sono perfettamente coincidenti. Quindi l’attività produttiva in Germania non si è mai fermata. Altrettanto è successo in Francia. Invece da noi la curva di carico elettrico del 2019/2020 messa a confronto in modo particolare nel centro nord è pari a meno 30% ».

Insomma, durante la crisi gli altri hanno lavorato e noi no. Gli altri hanno prodotto e fatturato. E aggredito le quote di mercato che fino a quel momento erano delle aziende italiane e laziali.

Provvedimenti inefficaci

Il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte

La critica è chiara. I provvedimenti del Governo Conte non hanno risposto alle esigenze del comparto industriale del Lazio.

«L’obiettivo del decreto legge – rincara Filippo Tortoriello – era quello di dare liquidità alle imprese che stanno attraversando un momento drammatico. Fino ad oggi e tolti i 600 euro, anche quelli erogati con un percorso arzigogolato e complicato, non è arrivato nulla. Neanche la Cassa Integrazione fino ad oggi è stata pagata, quindi i percorsi messi in piedi sono articolati e difficili» .

«Le stesse banche, a cui tra l’altro il governo ha scaricato la responsabilità, hanno difficoltà. Ieri è stata messa a punto la piattaforma di dialogo fra Sace e sistema bancario, ma c’è qualcosa che non si capisce. In Francia, Germania, Svizzera, Inghilterra, Stati Uniti, dappertutto i soldi sono arrivati in tempi brevissimi. Io non sto facendo una valutazione di tipo politico, ma rappresento il sistema produttivo del nostro paese».

Banche frenate, chiedono lo scudo

Caveau

Il riferimento alle banche, alle quali il Governo ha ‘scaricato la responsabilità’ non è casuale. Il motivo lo ha spiegato in queste ore il Corriere della Sera.

Senza uno scudo penale, alle banche non sarà automatico concedere prestiti alle imprese, anche se garantiti dallo Stato. Ci sono le norme penali sull’antiriciclaggio ma anche le norme fallimentari che costituiscono ostacoli pesanti all’attività degli istituti di credito. Lo ha spiegato il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, in audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, mercoledì 22 aprile. 

«Occorre tutelare sotto il profilo penale l’attività di erogazione di credito durante la crisi. Occorre, in altri termini, evitare che sulle banche e sugli esponenti siano trasferiti rischi che non possono in alcun caso essere riconosciuti come loro propri laddove le misure di sostegno offerte alle imprese in attuazione dei provvedimenti normativi non sortissero gli sperati effetti e le imprese cadessero in stato di insolvenza con possibili conseguenze rispetto alle procedure fallimentari»

 

Non è una questione di sicurezza

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Perché gli industriali premono sull’acceleratore? Perché vivono della loro produzione, delle fatture, degli incassi. I fondi messi a disposizione dal Governo? Sono prestiti. Sui quali le imprese pagano gli interessi. E nessuna azienda sana, che produce, ha una valida ragione per indebitarsi.

«Assolutamente corretto. Quel famoso Decreto Liquidità che avrebbe dovuto dare il supporto economico: anche in quel caso le aziende si dovrebbero indebitare per poter far fronte alla carenza di liquidità e restituirli in un arco temporale di 4 anni più 2, perché a livello comunitario al massimo sono 6 anni. Anche per queste condizioni sarebbe importante che il governo chiedesse all’Europa di allungare questo arco temporale».

«Noi abbiamo parlato di 15/20 anni per un motivo. Immagini un’azienda che ha una difficoltà di fatturato, riceve un prestito, perché di prestito si tratta, garantito dal governo fino a 25 mila euro per il 100% dell’importo, poi al 90% e via a scendere. C’è bisogno di concedere il giusto tempo per restituire il finanziamento ricevuto».

Zero casi Covid-19 in fabbrica

C’è il tema della sicurezza. «La prima cosa di cui ci siamo preoccupati è stato garantire la sicurezza a tutti i nostri collaboratori. E’ un aspetto fondamentale. Per dare un dato: nel settore dell’industria nel Lazio il 40% delle aziende non ha mai chiuso, è stato sempre attivo. Un’altra percentuale, intorno al 25/26% ha chiuso parzialmente.

Non c’è stato alcun caso di virus nei lavoratori delle aziende che hanno garantito sicurezza: nel settore farmaceutico, alimentare, aeronautico, dello spazio. C’è quindi un’attenzione rigorosa per la sicurezza dei lavoratori» .

Dateci i nostri soldi

Lavoratore con casco in fabbrica Foto © Sergio Oliverio / Imagoeconomica

C’è poi il tema sollevato nei giorni scorsi da Francesco Borgomeo, il fondatore del gruppo industriale Saxs Gres. Ha detto che se proprio lo Stato vuole aiutare le imprese gli basta pagare i circa 50 miliardi di fatture già certificate e per le quali è sufficiente che qualcuno faccia un clic per mettere in partenza il relativo bonifico.

Un tema ripreso nei giorni scorsi da Carlo Bonomi, il presidente designato di Confindustria.

«Patuanelli – risponde Filippo Tortorielloha detto di essere assolutamente d’accordo con quanto Carlo Bonomi proponeva. Pagateci almeno quello che le pubbliche amministrazioni ci devono o al limite fateci fare le compensazioni. Patuanelli è d’accordo, ma bisogna vedere se lo è il Mef. Questo perché fino ad oggi il tema delle compensazioni che abbiamo chiesto tantissime volte non è stato mai accordato, se non per cifre assolutamente limitate di massimo 700mila euro. Qui pariamo di circa 50 miliardi che le pubbliche amministrazioni devono».

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