Vince Lozza, Palazzo Chigi dice si all’ampliamento della discarica a Roccasecca

Foto © Daniele Scudieri / Imagoeconomica

Il Consiglio dei Ministri si rimangia i vincoli che aveva posto sull'ampliamento della discarica di Roccasecca. La collina potrà esere alzata fino a 16,7 metri. E la Mad potrà continuare l'attività fino al 31 dicembre 2020

Carlo Alberto Guderian
Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Ha vinto Walter Lozza. Ha vinto la Mad. Il Consiglio dei Ministri si è rimangiato i vincoli che aveva messo per l’ampliamento della discarica provinciale di località Cerreto a Roccasecca. Ha ignorato i pareri negativi arrivati dal Ministero dei Beni Ambientali. In pratica: ha acceso il disco verde alla Regione Lazio. Via libera se vorrà alzare la collina costruita con i rifiuti sul quarto invaso ormai esaurito. E strada spianata se vorrà autorizzare anche il quinto invaso.

Se abbia vinto o perso il territorio è questione di punti di vista: dipende a quanti chilometri si sta dallo scavo.

Il Consiglio dei Ministri

Palazzo Chigi

Cosa c’entrava il Consiglio dei Ministri numero 41 del Governo Conte 2? A far arrivare lo scontro fino a Palazzo Chigi è stato il sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco. Ha battuto tutte le possibili strade giudiziarie per bloccare l’innalzamento della collina. E impedire lo scavo di un quinto invaso con i rifiuti.

«Fino ad oggi – rivendica il sindaco di Roccasecca Giuseppe Saccosiamo riusciti a bloccare ogni possibile ampliamento della discarica. Abbiamo fatto appello alla Legge e ci è stata data ragione. Ora però sono andati lì dove si fanno le leggi: per farle cambiare. In modo da poterci dire che abbiamo torto».

Il Consiglio dei Ministri un anno fa aveva dovuto dire che non era possibile ignorare la legge sui vincoli paesaggisti ed ambientali. Era stato il Comune di Roccasecca a portare fino lì lo scontro: opponendosi alla costruzione di una collinetta con i rifiuti, sopra alla gigantesca buca numero 4 ormai riempita e stabilizzata. Sosteneva che avrebbe alterato il paesaggio: vincolato per legge.

Il Ministero aveva accolto le perplessità del Comune. Ed espresso il suo parere contrario a quella sopraelevazione. Il Consiglio dei Ministri il 7 marzo scorso ha individuato un compromesso: autorizzando una sopraelevazione di soli 10 metri rispetto ai 20 iniziali e fissato un termine di 14 mesi per l’utilizzo della discarica. Poi, fine dell’attività. (Stop immediato alla discarica: Roccasecca blocca il Governo Italiano al Tar).

L’esaurimento riapre il discorso

L’area dell’impianto Mad a Roccasecca

I mesi sono passati. Gli spazi concessi da palazzo Chigi si sono quasi esauriti. Nessuno ha né cercato né individuato un’ alternativa. Nonostante gli allarmi lanciati dal Comune di Roccasecca. Anzi, la Regione ha mantenuto fede all’impegno di chiudere quella di Colleferro. Fine della possibile alternativa.

Il sindaco Sacco ha impugnato nel frattempo ogni progetto di ampliamento. Costringendo Mad a dimezzare i nuovi volumi richiesti. La risposta del Comune è sempre stata No perché lì ci sono i vincoli ambientali e paesaggistici. E perché il Consiglio dei Ministri la volta scorsa ha detto che quella concessione dei dieci metri era l’ultima. Il Ministero dei Beni Ambientali ha confermato quel no (leggi qui Discarica: Mad dimezza il progetto. Ma il ministero dice: né mezzo, né intero.).

Ora la questione è arrivata di nuovo in Consiglio dei Ministri. È stata la Regione Lazio questa volta a bussare al portone di Palazzo Chigi. Chiedendo di revocare i vincoli messi a marzo 2019. Sostenendo che c’è il rischio di un’emergenza rifiuti nel pieno dell’emergenza Covid-19, perché non ha un impianto alternativo.

Il Consiglio dei Ministri oggi si è rimangiato i vicoli messi a marzo 2019. Via libera alla sopraelevazione fino a 16,70 metri di quota. Proroga dell’attività fino al 31 dicembre 2020. È un implicito via allo scavo del quinto invaso.

La riunione in Regione

la sede della Regione Lazio

Appena concluso il Consiglio dei Ministri, nel pomeriggio la Regione Lazio ha tenuto una riunione. Per prendere atto della decisione presa a palazzo Chigi. Come mai tanta fretta? Perché non c’è più un posto dove portare i rifiuti della provincia di Frosinone. E nemmeno quelli di Roma.

Nelle prossime settimane – annuncia la Regione – si valuterà anche l’eventuale possibile ampliamento dell’invaso con l’apertura del 5° bacino”.

La spiegazione è che bisogna “soddisfare il fabbisogno di smaltimento dei rifiuti di tutta la provincia di Frosinone ed agevolare le operazioni di bonifica della Valle del Sacco”.

Arroganza del più forte

Il sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco

Durissima la reazione del sindaco Giuseppe Sacco. L’ha affidata ad un videomessaggio postato sulla sua bacheca Facebook. In quelle immagini traspare tutta la delusione dell’uomo delle istituzioni.

«Continuerò a portare la fascia tricolore soltanto perché c’è lo stemma del Comune di Roccasecca e sono convinto che debba essere tutelato. Perché noi continueremo la nostra battaglia. In tutte le sedi. Non accettiamo che venga premiata l’arroganza, il più forte, anche i piu piccoli dovrebbero essere tutelati dallo Stato».

La realtà dei fatti è che non c’è un posto alternativo dove portare i rifiuti. Né quelli ciociari né quelli romani. Se lo si sia voluto trovare davvero è materia per il dibattito politico. La creazione del quinto invaso concederà al gruppo industriale guidato da Walter Lozza il tempo necessario per sistemare l’impianto che finalmente Roma ha deciso di realizzare. Senza traumi per la Regione, senza traumi per la Capitale.

Paga Roccasecca, paga una parte della Ciociaria. Se sia una vittoria o una sconfitta è questione del punto di osservazione. A quanti chilometri si sta dallo scavo. Che abbia vinto Lozza non c’è dubbio.