Fca Cassino, addio a 900 lavoratori: produzione al 10%

I numeri da brivido per Alfa Romeo e Cassino Plant. Via 900 posti di lavoro, produzione ridotta al 10%. L'arrivo di Maserati Grecale non risolverà il problema. Ecco perché. Indispensabile un piano complessivo per il futuro

Fabio Cortina
Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Lo stabilimento Fca di Piedimonte San Germano nei primi sei mesi del 2021 ha lavorato appena al 10% della propria capacità. Il conto lo ha realizzato la Fim Cisl: si è chiuso con la cifra agghiacciante di 14 mila tra Giulietta, Giulia e Stelvio, uscite dalle linee produttive di Cassino Plant nei primi 180 giorni dell’anno. Con questi numeri uno stabilimento non sta in piedi.

La situazione è ancora più preoccupante se si legge anche un altro numero: il trend di produzione a Cassino Plant è in continua discesa dal 2017, l’anno in cui con l’arrivo di Giulia e Stelvio si parlava addirittura di nuove assunzioni, anzi se ne erano anche fatte.

Dal sogno Marchionne al Covid

Sergio Marchionne con Alfredo Altavilla a Cassino Plant per la presentazione della Stelvio

    Dal sogno di Sergio Marchionne ai cazzotti in faccia del Covid il passo è stato invece breve, brevissimo. Un passo che rischia di trasformarsi nell’ultimo, quello verso il baratro. Lo dicono ancora una volta due numeri messi a confronto: Marchionne voleva un’Alfa Romeo da 400mila vendite l’anno, ad oggi non bastano dieci anni per arrivare a quella cifra.

È evidente che il mercato non ha premiato quei modelli. Non perché fossero poco competitivi. Ma perché sono stati sbagliati gli scenari delineati dagli strateghi Fca. In pratica: Alfa Romeo Giulia è un’auto monstre, con pochissimi rivali in quanto a prestazioni, per tutti basti il record segnato sull’anello del Nuburgring quando è stata messa tra le mani del super collaudatore Paolo Francia. L’errore di visione è stato quello di voler confinare Giulia alla dimensione di supercar per nulla familiare, segando così tutto un segmento di potenziali acquirenti: tarata così non poteva mai sperare di diventare l’erede del segmento in cui ha dominato Alfa 156 o 159. Il tutto in un periodo nel quale il Governo italiano ha iniziato a demonizzare i motori brillanti, introducendo le ecotasse e gli ecobonus.

Non a caso Stelvio ha avuto numeri migliori: ha una personalità più definita. Ma anche qui si è puntato sulla sportività, dimenticando che il grande mercato è fatto da automobilisti che guardano e sognano le sportive ma poi comprano le berline per portarci la famiglia e metterci la spesa dentro.

Effetto coronavirus

Alfa Romeo, la gamma prodotta a Cassino Plant: Stelvio, Giulia e Giulietta

Tornando ai numeri è evidente un altro fatto che aggrava la crisi: l’anno scorso, che era comunque stato un anno con molta cassa integrazione, la produzione Fca nei primi 6 mesi a Cassino era stata di circa 30.000 vetture. È questo numero a fornirci, oltre alla crisi del mercato, la cifra di quanto l’effetto del Covid sia stato devastante per tutto il settore automotive.

«C’è molta attesa per il nuovo Suv Maserati Grecale, – ha spiegato il segretario nazionale Fim Cisl Ferdinando Ulianoma altrettanta preoccupazione c’è rispetto alla fine di Giulietta. La produzione del nuovo Suv Maserati Grecale molto probabilmente non partirà sulle linee di prima dell’agosto 2021. Entro 2020 finirà invece con molta probabilità la produzione della Giulietta».

Perché preoccupa così tanto la fine della compatta? Perché è stata il traino di Cassino per dieci anni e perché, nonostante tutto, mancherà un modello all’appello e la produzione a Cassino Plant calerà ancora con le conseguenze che tutti conosciamo per i lavoratori. «La parte rilevante degli investimenti per il nuovo modello e per l’elettrificazione a Cassino – ha ricordato Uliano – partirà all’inizio 2021». 

Tagliati 900 dipendenti

Fca Cassino Plant, operai all’ingresso in stabilimento

L’ultimo punto toccato dal segretario FIM Cisl è anch’esso preoccupante per Cassino Plant e tutto ciò che vi ruota attorno.

«Nel corso dell’ultimo anno e mezzo – ha sottolineato Uliano – c’è stata una riduzione di 900 dipendenti a Cassino, passando da circa 4300 a 3.400 e questo non è bastato a ridurre l’utilizzo di ammortizzatori. Naturalmente gli impatti sull’indotto sono altrettanto pesanti“.

È per questo che il sindacalista non si è detto tanto preoccupato dagli investimenti del nuovo gruppo, che sono stati confermati, quanto dal futuro delle fabbriche italiane, su cui è necessario un confronto al più presto. Perché inserire in produzione un’auto che sarà sì bellissima ma molto costosa è un conto, ma tenere in piedi una fabbrica con oltre 3000 dipendenti è un altro. (Leggi quiI quattro passi di Mauro per l’automotive, passi inclusivi).

C’è bisogno di una strategia per mantenere i livelli occupazionali, c’è bisogno che ai numeri si sostituiscano le azioni.