Gli agenti del Re di Prussia. Che sta a Latina (di A. Porcu)

La provincia di Latina elegge tre parlamentari Europei. la provincia di Frosinone nessuno. Perché non aveva candidati. Il tutto rientra in una strategia. Che sta spostando l'asse delle decisioni sul Pontino. Mettendo sempre più ai margini la Ciociaria

Il 5 novembre 1757 Federico II di Prussia detto Il Grande impose una rovinosa sconfitta al comandante delle truppe di Francia Charles de Rohan principe di Soubise nel corso di una battaglia chiave della Guerra dei Sette anni. Nasce da lì l’espressione ‘Tutti lavorano per il re di Prussia‘: significa lavorare a proprio danno, adottare una strategia sbagliata come fece il principe di Soubise, il cui lavoro andò a premiare non il proprio schieramento bensì quello avversario.

Il Re di Prussia sta a Latina

Tutti lavorano per il re di Prussia ed il re di Prussia sta a Latina“. Non poteva esserci citazione più indovinata di quella fatta da Corrado Trento nel corso della lunga No Stop con cui Teleuniverso domenica e lunedì ha raccontato le spoglio delle Europee e delle Comunali.

A Latina il centrodestra ha eletto tre parlamentari Europei: il sindaco di Terracina Nicola Procaccini (Fratelli d’Italia), il sindaco di Fondi Salvatore De Meo (Forza Italia, area Claudio Fazzone), Matteo Adinolfi (Lega). Zero gli eletti della provincia di Frosinone. Perché il compito degli elettori ciociari è stato quello di portare consensi ai candidati della provincia di Latina. Ancora una volta, esattamente come avvenuto un anno fa per l’elezione di Francesco Zicchieri alla Camera, con i voti della Lega che lo ha candidato a Frosinone città al posto di Fabio Forte sollevandolo poi dall’incarico di coordinatore provinciale.

Francesco Zicchieri è di Terracina e le sue strategie sono state in chiave pontina. Il coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone è di Fondi e le strategie che lo hanno portato ad eleggere a Strasburgo il suo fedelissimo sono state in chiave Pontina. Le dinamiche di crescita che sta seguendo Fratelli d’Italia hanno imposto una chiave pontina per bilanciare l’elezione del senatore Massimo Ruspandini a Frosinone.

Cancellare Frosinone

Frosinone rischia di essere cancellata dalla mappa dei capoluoghi politici.

Così come le mosse per decidere ed eleggere i candidati sono state prese in chiave pontina, allo stesso modo le decisioni strategiche per lo sviluppo politico e economico dei territori sono tutte orientate alla crescita di Latina. Ed al progressivo impoverimento di Frosinone.

Un esempio basta per tutti. Nei progetto strategici di crescita del Lazio non c’è traccia concreta dell’abbattimento dei tempi di percorrenza tra Frosinone e Latina. Un imprenditore che abbia la sede a Frosinone ed un secondo stabilimento a Latina fa prima a raggiungere Roma in macchina che il capoluogo pontino. E viceversa. In treno, nemmeno ne parliamo.

Insieme, le due province sviluppano un milione di abitanti e dal punto di vista economico non c’è parametro più concreto di quello che mise sul tavolo Marcello Pigliacelli quando gli chiesero perché vedesse con interesse la fusione delle Camere di Commercio di Frosinone e Latina. «Perché insieme compongono l’ottava Camera di Commercio in Italia per potenzialità economica» fu la risposta. Chiaro il motivo per cui la fusione non venne più realizzata.

Così come è chiaro perché non esista un collegamento stradale in tempi ragionevoli tra Latina e Frosinone, non ci sia un collegamento ferroviario diretto. E invece si sta orientando l’asse verso la creazione dell’autostrada Roma – Latina, che collegherà l’economia pontina in modo rapido alla Capitale spostando lì l’asse degli interessi e cancellando i risultati di un’alleanza Frosinone – Latina. Isolando ancora di più Frosinone.

Bersaglio Cassino

Non basta che i centri decisionali della politica siano tutti di matrice Pontina. Non è sufficiente che Zicchieri guidi la Lega del Lazio da Terracina, Fazzone governi Forza Italia regionale da Fondi. Occorre un’azione paragonabile a quella con cui i servizi segreti sovietici massacrarono nella Foresta di Katyn tutti i quadri dell’eroico esercito Polacco tra il 3 aprile ed il 19 maggio 1940. Decapitare i centri decisionali.

Letta così ora ha un senso l’assurda crisi che a febbraio scorso ha portato alla caduta dell’amministrazione comunale di Centrodestra che governava Cassino, guidata da Carlo Maria D’Alessandro (Forza Italia, area Abbruzzese). Un fallimento determinato dalle fondamentali firme dei consiglieri della Lega (“su ordine perentorio di Francesco Zicchieri” ha scritto nero su bianco l’allora coordinatore provinciale della Lega Carmelo Palombo che invece aveva trovato una soluzione alternativa con cui scongiurare la crisi e le elezioni di domenica, leggi qui Il J’Accuse di Palombo: si dimette e punta il dito su Zicchieri e Gerardi).

Le firme necessarie a determinare la caduta non furono solo quelle della Lega. Furono indispensabili le tre dei dissidenti di Forza Italia, guidati da Rossella Chiusaroli: notoriamente fedelissima antenna di Claudio Fazzone su Cassino.

Buttare giù l’amministrazione comunale di Cassino significava isolare il comune avversario politico di Zicchieri e Fazzone: Mario Abbruzzese. Togliendo l’unica voce capace di sbarrare il loro progetto sui tavoli regionali del Centrodestra.

Ora assumono più senso le strampalate trattative per l’individuazione del candidato sindaco di Centrodestra. Nel corso delle quali l’ordine di scuderia della Lega è stato ‘Mai insieme a Mario Abbruzzese‘ e ‘Mai con Forza Italia, al limite con i dissidenti‘. Circostanza confermata nelle ore scorse da Paolo Pulciani (coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia) e Tommaso Ciccone (coordinatore provinciale di Forza Italia) non più tardi di ieri sera hanno confermato (sempre durante la No Stop di Teleuniverso).

Ariete Quadrini

Soprattutto assume un significato politico ben chiaro la decisione di Claudio Fazzone di nominare vice coordinatore del Lazio Gianluca Quadrini: portatore di voti strategici per l’elezione a Strasburgo di Salvatore De Meo, e allo stesso tempo avversario interno di Abbruzzese.

Quella nomina serve a disarticolare il fortino provinciale di Forza Italia. Delegittimare il risultato che Congresso nominando un responsabile regionale per la provincia di Frosinone. Delegittimando la voce di Tommaso Ciccone.

L’assalto successivo è alla piazzaforte di Antonio Tajani e dei centri decisionali del Partito (leggi qui l’analisi fatta da Affari Italiani). L’obiettivo non è quello ambizioso di pensionare berlusconi. Ma più concretamente è quello di colpire ed isolare Frosinone per poi estendere la propria egemonia al Centro Italia intero e quindi avere un ruolo più ‘nazionale’ nel Partito.

La candidatura divisiva

Ora quindi è chiaro perché la Lega abbia candidato alle Europee Maria Veronica Rossi, figura rispettabilissima ma divisiva. Indicata apposta per dividere il quadro. Fare in modo che le preferenze di tutte le sensibilità provinciali non convergessero su di lei. Sarebbe bastato indicare come candidato alle Europee un nome capace di ricomporre il quadro interno. Si sarebbe ottenuto anche lo strategico risultato di chiudere la spaccatura su Cassino.

E si sarebbe coinvolto finalmente anche il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. È l’unico che ieri, nel corso della diretta Tv, l’onorevole Francesca Gerardi è stata attentissima a non nominare quando ha detto «La Lega in provincia di Frosinone è rappresentata solo dall’onorevole Francesco Zicchieri, dal senatore Gianfranco Rufa e da me».

Meglio tenerlo fuori. Non creare una figura con cui doversi confrontare nelle scelte politiche.

Perché? Perché il re di Prussia sta a Latina.

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