Il Tribunale del Popolo che blocca il Pd di Frosinone

Le divisioni nel Pd di Frosinone. La risintonizzazione mai avvenuta sulle nuove frequenze Dem. La sconfessione di Sardellitti e Venturi. Martini si sente offesa. Colpa del caos è anche un dibattito per il Congresso Provinciale bloccato con il pretesto della pandemia. Che non può bloccare la democrazia. Ed il cambiamento. Nemmeno a Frosinone

A Mosca la adunate del Politbureau non sono più quelle oceaniche dei tempi di Leonid Breznev. A Belgrado nessun Comitato Centrale trasmette ai livelli inferiori le linee indicate da Tito. Sofia e Varsavia sono attraversate dalla puzza di fascismi. A Frosinone non siede più nessun consigliere che abbia avuto la tessera dei Ds né nell’Aula del Consiglio Comunale né in quella del Consiglio Provinciale. Qualcuno deve prendersi la briga di informarne il Partito Democratico cittadino.

Josip Broz “Tito”

Un modo di intendere il Partito ed un modello di visione della politica sono stati superati dalla Storia. Come Gramsci aveva profetizzato: “Siamo una grande forza democratica di trasformazione e dobbiamo continuamente trasformare noi stessi se vogliamo essere al passo con le masse che ci candidiamo a guidare”. Come in tempi più recenti Nicola Zingaretti ha ricordato: “Non vogliamo fondare un nuovo Partito ma realizzare un Partito nuovo”.

Il modello superato

Il fallimento di quel modello è lampante nei disastri che a Frosinone il Partito Democratico si ostina ad inseguire in maniera pervicace. Porta al suo interno la responsabilità politica della mancata rielezione di Michele Marini a sindaco e della contestuale consegna della città all’evanescente centrodestra che tutto deve a Nicola Ottaviani.

Porta la colpa dell’incapacità di una sintesi politica tra Michele Marini e Fabrizio Cristofari. Costata la sconfitta di quest’ultimo alle scorse comunali con proporzioni che né l’uomo né il politico meritavano.

Al suo interno c’è la responsabilità di avere perso l’apporto di idee ed entusiasmo che derivava da figure del calibro di Domenico Marzi, Michele Marini. E non solo loro. Purtroppo. Faticano oggi a vedersi gli effetti di quella tradizione politica ed amministrativa che proprio a Frosinone affonda le sue radici in figure come quella di Marzi e di Danilo Collepardi. Una tradizione il cui risultato è Francesco De Angelis: capace di attraversare ogni stagione della Sinistra rimanendone sempre protagonista proprio per quella sua capacità di adattamento alle evoluzioni del Popolo che indicava Gramsci.

Se nessun erede del glorioso Partito Comunista Italiano e delle sue successive declinazioni, oggi siede né in municipio né in Provincia, una motivazione ci sarà. Sta nel modello di interpretazione del Partito e della politica. Nel cui solco si trova anche l’attuale gruppo dirigente.

Facciamoci del male

L’ex sindaco Pd Michele Marini

La mancata presentazione di un Bilancio alternativo a quello licenziato dalle destre presenti nel municipio di Frosinone è stato un evidente segnale di mancanza d’un progetto alternativo. Che ha lasciato tutta la scena a Nicola Ottaviani.

Peggio ancora quanto avvenuto durante l’ultimo consiglio comunale di Frosinone: la decisione di non partecipare alla seduta con la scusa che non ci fossero le adeguate condizioni di sicurezza ha lasciato a Nicola Ottaviani la possibilità di mettere il cappello sul finanziamento al Brunelleschi che è un successo di Antonio Pompeo e Alessandra Sardellitti, rispettivamente presidente della Provincia e elegato provinciale alla Scuola. Entrambi sono del Pd. Quel Pd che in Aula non è andato ed ha permesso al leghista Ottaviani di dire l’ho fatto io. Se lo scopo era quello di sminuire Antonio Pompeo e la sua area il risultato è stato ottenuto. Resta da capire se sia stato un beneficio per tutto il Pd.

Peggio del peggio la sconfessione successiva ad Alessandra Sardelitti e Norberto Venturi che a quel Consiglio ci sono andati lo stesso. Il Circolo Pd di Frosinone li ha sconfessati dichiarando «Il Pd conferma che in quella seduta dell’assise comunale non vi era nessuna rappresentanza ufficiale, né ad alcuno era stato dato mandato di intervenire, coloro che, pur se iscritti al Pd, lo hanno fatto, con il nostro rammarico, è stato a titolo personale». (leggi qui La resa dei conti nel Pd frusinate che spiana la strada al centrodestra).

La Martini offesa

Angelo Pizzutelli, Norberto venturi, Fabrizio Cristofari, Andrea Palladino, Alessandra sardellitti

Una visione bolscevica e superata. Che viene difesa dalla presidente del circolo Pd di Frosinone Stefania Martini in una nota ad Alessioporcu.it in cui si dichiara offesa da quella che giudica una “gravissima affermazione in cui il nostro direttivo viene da Lei definito “tribunale del popolo“. Il direttivo è un organismo previsto dal nostro statuto che ne definisce composizione, regole, funzioni e responsabilità. Chi si iscrive al PD si iscrive ad una comunità e dichiara di accettarne le regole di convivenza rappresentate appunto dallo Statuto. Il nostro direttivo si riunisce tutte le settimane ed i membri dedicano il proprio tempo e le proprie energie esplicando il loro diritto/dovere alla partecipazione ed al confronto con gli altri. E proprio per il rispetto verso quelle persone che gratuitamente si impegnano sempre e comunque non posso permettere che possano essere offesi con un affermazione che li rappresenta in questo modo“.

Innanzitutto un punto va chiarito. Il Tribunale del Popolo al quale si fa riferimento è il “Tribunal révolutionnaire“, la giurisdizione speciale istituita nel 1793 a Parigi dalla Convenzione Nazionale, durante la rivoluzione francese, per giudicare gli oppositori politici. Da non confondersi con quello bolscevico dinanzi al quale venne portato Aleksandr Fëdorovič Kerenskij. Il tentativo di inserire nel discorso il Volksgerichtshof appare uno stratagemma per buttarla in caciara.

Il Tribunale

Alessandra Sardellitti

È esattamente questo atteggiamento a rendere l’idea del Tribunale del Popolo. Democraticamente eletto. Come lo furono Breznev, Tito, Oxa e tanti altri che non hanno assunto la guida attraverso alcun putsch ma sono stati comunque condannati dalla storia. Il Pd di oggi è altro. Non è il Pd che rivendica di avere ragione solo perché si riunisce tutte le settimane e discute del proprio ombelico. Quel Pd è morto sotto le macerie del 2018. Ora sta faticosamente nascendo un Pd che invece si confronta con la gente. Alla quale di questo dibattito frega meno di niente. E soprattutto ora sa che è Ottaviani ad avere finanziato il Brunelleschi. Facciamoci del male.

In tutto questo, non porta beneficio quanto sta avvenendo in relazione al Congresso Provinciale del Partito Democratico. Il virus ha bloccato gli spostamenti, non può bloccare la politica. Il dibattito interno sul nuovo Pd sarebbe stato certamente utile per aggiornare gli orologi della politica anche a Frosinone. Il caos è il risultato di quel blocco della politica.

Quel dibattito non potrà fare a meno di una riflessione: nemmeno questa volta il Pd di Frosinone eleggerà un suo sindaco. È probabile che ci riesca il centrosinistra. Con un esponente del Pd come il dottor Mauro Vicano che però si guarderà bene dal fare il candidato di Partito. Lo farà come civico. Tenendosi ben alla larga da simili discussioni da Tribunale del Popolo.

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