La guerra nel Pd, questione di… Formazione

 

Non è stata un’aggressione per motivi politici. La contestazione andata in scena domenica scorsa a Cassino dopo il ko elettorale del centrosinistra nasconde qualcosa di molto più grande e delicato. Le tessere con cui ricomporre il mosaico sono ancora insufficienti per riuscire a raccontare tutto. Ma una larga parte è già disponibile.

Domenica 19 giugno – Notte
I seggi elettorali sono stati chiusi da poche ore e lo spoglio delle schede con cui eleggere il nuovo sindaco di Cassino non sono state ancora contate tutte. Ma è chiaro che Giuseppe Golini Petrarcone ha perso e che la città sta per passare ad un sindaco ed un governo di centrodestra. Il senatore Francesco Scalia (che ha appoggiato con chiarezza dal primo momento Petrarcone) ed il presidente della Provincia Antonio Pompeo (suo erede politico naturale, dapprima come sindaco di Ferentino e poi alla guida della Provincia) lasciano a tarda ora il quartier generale del sindaco sconfitto: hanno assistito da lì allo spoglio in diretta televisiva su Teleuniverso. Mentre si avviano alla macchina vengono circondati, aggrediti e insultati; nel gruppo c’è chi li minaccia e gli intima di non rimettere più piede a Cassino. (Leggi qui il precedente)

Lunedì 20 giugno – Mattina
Il senatore Francesco Scalia assume su di se il peso dell’aggressione. Dice di comprendere quanto è avvenuto e ne fornisce una chiave di lettura interamente politica, giustificando gli aggressori: «Li capisco. Comprendo la loro delusione e la loro rabbia. In quel momento ci vedevano come i rappresentanti ufficiali del Partito Democratico, quel Partito che spaccandosi ha consegnato la città al centrodestra che tanto faticosamente era stato mandato a casa cinque anni fa. Chi ci ha insultato pesantemente non pensava che nel Pd provinciale siamo minoranza e che siamo stati schierati fin dal primo momento su Petrarcone, che ci siamo impegnati riuscendo a fare venire in città Luca Lotti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio». Dalla ricostruzione quasi scompare Antonio Pompeo e non c’è traccia di altri possibili moventi. (Leggi qui il precedente)

Martedì 21 giugno – Notte
Dopo avere lanciato le anticipazioni con i titoli del giornali locali nella rubrica ‘E’ la stampa, bellezza‘ il blog Alessioporcu.it rivela che il vero bersaglio dell’aggressione non era Francesco Scalia ma il presidente Antonio Pompeo. Aggiunge alcuni dettagli importanti: chi contestava ha fatto chiari riferimenti al consigliere provinciale Massimiliano Mignanelli ed alla circostanza che Pompeo gli avesse lasciato in mano strumenti politici importantissimi con cui condizionare una parte del consenso elettorale, nonostante appoggiasse Francesco Mosillo e non Peppino Petrarcone. (Leggi qui il precedente)

Mercoledì 22 giugno – Mattina
Il consigliere regionale Marino Fardelli (eletto in quota Udc nella compagine che sosteneva Giulia Bongiorno alla presidenza della Regione) annuncia il suo tesseramento nel Pd. Fardelli era uno dei tre candidati sindaco di Cassino del centrosinistra ma aveva ritirato la sua candidatura per appoggiare Petrarcone. Soprattutto, Fardelli annuncia la nascita di una nuova componente interna al Pd: interamente Cassinate, capace di far saltare gli attuali equilibri interni al Partito, ed equidistante sia dalla componente maggioritaria di Francesco De Angelis, Mauro Buschini, Simone Costanzo che dalla minoranza capeggiata da Francesco Scalia con Nazzareno Pilozzi e Domenico Alfieri.

Domenica 25 giugno
Il blog Alessioporcu.it evidenzia la Brexit Strategy di Marino Fardelli. Dopo poche ore il consigliere provinciale Alessandro D’Ambrosio annuncia il suo appoggio a Fardelli e le dimissioni per passare all’opposizione contro Antonio Pompeo. (Leggi qui il precedente) e (Leggi qui il precedente)

Domenica 25 giugno
L’imprenditore Salvatore Fontana, vicino al Pd, sostenitore della componente pro Petrarcone, scrive sulla sua bacheca Facebook: «Sottoscrivo la parole dell’onorevole Marino Fardelli quando fa riferimento alla autonomia di Cassino ma, senza nulla togliere dal punto di vista personale a Francesco Scalia, Nazzareno Pilozzi e Domenico Alfieri, io e il gruppo “Io Democratico”, non condivideremo nulla con nessun rappresentante del PD frusinate, che riteniamo colpevole di, pur sollecitati più volte, non aver combattuto il presidente Pompeo, che era chiaramente schierato contro Petrarcone sostenendo il consigliere Massimiliano Mignanelli mentre faceva la guerra a uno del nostro gruppo il DG Arduino Incagnoli»

Le tessere del mosaico sono queste. E sono tutte documentabili. La prima cosa che salta all’occhio è che in ben due passaggi si faccia riferimento all’agenzia Frosinone Formazione: 1. Quando Pompeo viene contestato 2. Quando Fontana rivela che l’oggetto dello scontro interno era Incagnoli

Le altre tessere
L’Agenzia Frosinone Formazione è una specie di pozzo senza fondo. Nato durante il governo Scalia alla Provincia, doveva gestire le decine di milioni di euro destinate alla Formazione Professionale attraverso i ricchissimi Fondi europei Por e Fesr. Quando la Provincia passa nelle mani del governo di Centrodestra di Antonello Iannarilli, viene nominato direttore Massimiliano Mignanelli. Da subito è chiaro che i conti non quadrano. Se ne accorge la Ue che dice: o rendicontate tutto per bene oppure a) non vi diamo più un centesimo b) ci restituite tutti i milioni che vi abbiamo dato. La Ue chiude i cordoni della borsa, l’Agenzia va a ridosso del collasso. Quando in Provincia arriva Antonio Pompeo viene nominato direttore generale Arduino Incagnoli.

Cosa significa la frase di Fontana: «…faceva la guerra a uno del nostro gruppo il DG Arduino Incagnoli» ?

Nei mesi scorsi sono stati nominati tre liquidatori dell’Agenzia di Formazione. Tra loro c’è il dottor Giuseppe Poggiaroni, posizioni grilline su Facebook ma vicino a Pompeo e Scalia, soprattutto uno dei più quotati professionisti nel suo settore. I tre commissari (costo 60mila euro l’anno in tre, contro i 100mila l’anno del Dg) finiscono al centro di uno scontro politico amministrativo: una parte della Provincia ritiene che Incagnoli debba essere considerato decaduto non avendo più funzioni amministrative, altri ritengono che debba occuparsi della gestione ordinaria dell’Agenzia. Si crea una spaccatura: una parte chiede l’azzeramento di Incagnoli (‘uno del nostro gruppo’ dice Fontana) e un’altra lo difende. Al punto che rischiano di saltare gli equilibri su Frosinone e soprattutto su Cassino. Nel dibattito pare abbia fornito il suo contributo pure Luigi Russo, ex potentissimo Direttore Generale dell’Amministrazione Provinciale e storico grosso calibro socialdemocratico di Cassino. Nel corso di un’accesa discussione, a Frosinone pare che Marco Di Torrice, autorevole figura del Pd, sia stato sentito commentare «Ma cosa c’entra Russo e perché dobbiamo inserire pure Cassino negli accordi?»

Inserendo questa tessera, il mosaico che si delinea è il seguente: Francesco Scalia si prepara alle prossime elezioni politiche ed ha bisogno del maggior numero di voti possibile; per questo a Cassino sostiene Giuseppe Golini Petrarcone ed accetta con piacere l’ingresso di Marino Fardelli nella componente. A Cassino fanno notare come l’Agenzia sia un centro di creazione del consenso e che Mignanelli sia ancora molto attivo: la nomina di Poggiaroni ed il contemporaneo depotenziamento di Incagnoli, privano la componente di un’elemento capace di fornire risposte alle istanze dell’elettorato che fa riferimento all’Agenzia ed ai suoi corsi. Mignanelli, in quanto consigliere provinciale delegato alla Formazione, invece può continuare fornire quelle risposte.

Ma il mosaico è ancora incompleto. Ne manca ancora una parte molto importante. Come lascia intuire il presidente Pompeo (leggi qui le dichiarazioni del presidente) quando dice «A Cassino, domenica scorsa, è stata scritta una delle pagine più buie della storia del Pd della provincia di Frosinone. Non uno scontro di natura politica, ma solamente tanta inciviltà. E’ stata un’aggressione da parte di alcuni individui ben specifici, che nulla hanno a che vedere con la tradizione di civiltà e di cultura della città di Cassino. Il tempo, come sempre galantuomo, servirà a chiarire quali sono le reali motivazioni dell’episodio accaduto domenica».

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