L’Ambiente e l’insostenibile leggerezza della politica

L'iniziativa di Legambiente. A Napoli e Ceccano: simboli dell'inquinamento selvaggio degli anni passati. Ma con le conseguenze su questa generazione. Anni di parole. E politica ancora una volta assente

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

«D’accordo con le critiche, ma voi cosa proponete?». Lo ha chiesto all’improvviso un passante al presidente nazionale di Legambiente alla vigilia dell’odierna Giornata mondiale dell’ambiente. Stefano Ciafani era appena passato dal flash mob di Napoli a quello di Ceccano: dalla Terra dei fuochi alla Valle del Sacco. Prima la protesta davanti al palazzo della Regione Campania e poi la levata di scudi presso l’emblematico Ponte Berardi della Contea ciociara: che sovrasta il fiume Sacco, ma è dominato dal suo inquinamento.

La proposta di Legambiente

L’iniziativa di Legambiente a Ceccano

Cos’ha proposto (invano) Legambiente? Un suo Recovery Plan «per un’Italia più verde, innovativa e inclusiva»: 23 priorità di intervento, 63 progetti territoriali e 5 riforme trasversali. Tutti da inserire nel Piano di ripresa e resilienza (Pnrr). E, in risposta alla domanda del passante ceccanese, sono state poste all’attenzione del Governo anche dieci Opere F.A.R.O.: acronimo per Finanziamento per l’avvio di ricerche originali. E con la terza si è invocato il totale risanamento ambientale, tra l’altro, della Terra dei fuochi e della Valle del Sacco.

Perché si fa presto a parlare di bonifica. Quella finanziata dal Ministero, storicamente dell’Ambiente e ora rispondente alla Transizione Ecologica, e dalle rispettive Regioni non interessa tutte le terre inquinate. Verrà attuata, per restare in zona, nei siti ricadenti nel Sir (Sito con inquinamento di interesse regionale) Litorale Domitio Flegreo e Agro Aversano e nel Sin (Sito con inquinamento di interesse nazionale) Bacino del Fiume Sacco. L’uno, che dal 2013 è rimasto declassato a Sito di interesse regionale, comprende le principali aree campane oggetto di interramento e roghi di rifiuti. L’altro, che dal 2014 è tornato Sito di interesse nazionale tramite ricorso al Tar, include i terreni industriali e agricoli dismessi e non, e potenzialmente contaminati.

Ambiente ma solo per cento metri

(Foto: Marco Cremonesi)

Oltre i famosi cento metri di sicurezza? Niente perimetrazione (inclusione nell’area classificata come potenzialmente inquinata, con tutti gli obblighi che ne derivano). Come se la protezione dall’inquinamento fosse stata garantita da una barriera invisibile. Come se un po’ più in là delle discariche abusive e camorristiche della Terra dei fuochi – quella denunciata nel 2003 proprio nel Rapporto Ecomafie di Legambiente nonché dalla Gomorra di Saviano – fosse tutto rose e fiori. E come se oltre le aree ripariali del fiume Sacco, nella Valle dei veleni che è tale dal 2005 – dalla dichiarazione dello stato di emergenza socio-economico-ambientale – fosse un paradiso terrestre.

La campagna itinerante Liberi dai veleni di Legambiente è iniziata proprio nella Terra dei fuochi e nella Valle del Sacco: a Napoli e Ceccano. «Parte da due territori particolarmente cari alla nostra associazione – ha dichiarato il presidente Stefano Ciafani, nei pressi del Ponte Berardi -. Si parla di fondi europei, di Next Generation Eu, ma nel Piano nazionale di ripresa e resilienza inviato il 30 aprile dal Governo a Bruxelles non ci sono risorse per le bonifiche delle grandi aree inquinate del Paese».

Per l’Ambiente 16 anni di parole

A protestare con lui, oltre agli associati della FiabFederazione italiana ambiente e bicicletta – del Capoluogo ciociaro, altri tre presidenti: Roberto Scacchi (Legambiente Lazio), Stefano Ceccarelli (Frosinone) e Rita Ambrosino (Anagni). «Questo è un territorio in cui tanti Comuni sono messi sotto sequestro da una bonifica che non avviene – si è agganciato Scacchi -. A prescindere dai fondi per le prime caratterizzazioni ambientali, non si vede ancora l’opera di bonifica reale». (Leggi qui la denuncia di Borgomeo: Gli eco soloni che non sanno, ma fanno danni veri all’ambiente)

Ambrosino ha detto basta per l’ennesima volta: «È dal 2005 che è stato conclamato lo stato di emergenza sociosanitaria e sono passati sedici anni senza avere giustizia per questo territorio». Ceccarelli, infine, ha accentuato che «bisogna rafforzare i controlli delle forze dell’ordine. Così da prevenire ulteriori episodi di inquinamento – si è agganciato il leader del circolo frusinate Il Cigno -. Più repressione e pene esemplari per gli inquinatori».

La politica assente

In pochi sul ponte a manifestare

Oggi è la Giornata mondiale dell’ambiente. Legambiente ha lamentato di non esser stata presa in considerazione dal Governo: aveva richiesto fondi del Pnrr anche per la bonifica della Valle del Sacco. Non è stata ascoltata minimamente. Il problema non è tanto e solo l’indifferenza del governo, Ma anche e soprattutto quella della politica e della gente. Perché sul Ponte Berardi di Ceccano, c’erano “solo” quei quattro presidenti di Legambiente – ai vari livelli – e i sinergici componenti della Fiab.

Chi doveva portare le loro istanze sui tavoli che contano? Gli eletti sul territorio. Perché, che siano senatori, deputati, consiglieri regionali o amministratori locali, c’è sempre tempo per la perenne campagna elettorale. Magari, se avanzano cinque minuti – a parte quelli per pubblicare i post ecologisti via social – basterebbero per fare la differenza: per essere Politici e non politicanti. Perché a loro, se fossero stati presenti sul Ponte Berardi, il passante ceccanese avrebbe chiesto: «D’accordo con gli intenti, ma voi cosa state facendo?».  

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