Le mille partite dentro alle elezioni Provinciali

Le partite nascoste dentro alla candidatura di Riccardo Mastrangeli alle Provinciali. Le firme, pesantissime, dei sindaci della Valcomino in suo favore. E del presidente del Consiglio comunale Max Tagliaferri. La Direzione Pd in corso. La mossa della vittoria per Salera

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

In gioco non ci sono soltanto le elezioni Provinciali. C’è molto di più dietro alla candidatura alla Presidenza, lanciata nei giorni scorsi da Riccardo Mastrangeli. Scavando, si scopre che quella partita ne contiene al suo interno molte altre e la corsa per diventare il successore di Antonio Pompeo è solo il contenitore che le riassume tutte.

La spinta che ha convinto il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli a candidarsi è innanzitutto la sua agibilità come sindaco. Cioè la possibilità di guidare la città di Frosinone in maniera collegiale, coinvolgendo tutti ma senza farsi condizionare da nessuno. Ed il rischio di quel condizionamento lo ha letto nelle tattiche messe in atto nel municipio da Fratelli d’Italia. Il sindaco ha avuto la chiara percezione che ci fosse il disegno di guidarne le scelte, mettendolo all’angolo: nel nome del risultato ottenuto da Giorgia Meloni sullo scenario nazionale.

Nasce da lì la ‘fuga in avanti‘, la decisione di candidarsi senza chiedere agli alleati un permesso che sapeva bene non gli sarebbe stato; ma sarebbe stato bloccato con i veti, sollevando mille questioni.

FRATELLI ALLO SCOPERTO

Mastrangeli e Ruspandini

La candidatura di Riccardo Mastrangeli porta allo scoperto Fratelli d’Italia, mettendone a nudo le diverse sensibilità interne. Perché è evidente che il leader Massimo Ruspandini non accetti quella candidatura: giustamente dal suo punto di vista perché vede un eccesso di potere nelle mani di Mastrangeli a discapito di FdI che alle Politiche di settembre ha dilagato. Il silenzio dell’onorevole Paolo Pulciani è eloquente: se avesse condiviso questo percorso avrebbe fatto sentire la sua voce; non intromettersi ha un chiaro significato.

Esattamente come lo ha l’intervento del vice coordinatore regionale Antonio Abbate: nelle ore scorse ha detto che è un errore la fuga in avanti di Mastrangeli, tanto quanto lo è la corsa a dichiararsi civici; il che riguarda anche il sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco, ideale punto di caduta per Ruspandini anche se con i sindaci Dem. Abbate apre ad una via d’uscita che mette in discussione la strategia seguita finora. (leggi qui: Provinciali, Abbate bacchetta tutti: «Non si gioca a chi è più civico”).

LE FIRME PER MASTRANGELI

Max Tagliaferri alla guida dell’Aula

La divisione del centrodestra tanto quanto quella della centrosinistra sta avvantaggiando Mastrangeli. Molti sindaci lo vedono come una soluzione istituzionale. E dopo l’appello lanciato dal sindaco di Fiuggi Alioska Baccarini, le adesioni registrate sabato, adesso si registrano quelle dei sindaci della valle di Comino. Con il sindaco di Frosinone si schierano i Comuni di Alvito, Casalvieri, Fontechiari, Settefrati, Picinisco e Vicalvi. (Leggi qui: L’endorsement di Baccarini e la volata delle firme).

Pesantissima la firma di Max Tagliaferri, presidente del Consiglio Comunale di Frosinone. Che ha voluto così mandare un segnale.

Nelle prossime ore la decisione della Direzione del Partito Democratico sarà determinante. In particolare conterà la posizione del Comune di Cassino: il no a Giuseppe Sacco è definitivo, potrebbe giocare la carta Luca Di Stefano. Che a FdI piace meno. Ma potrebbe essere l’unica alternativa per restare in partita.

In caso di vittoria della cordata opposta, Riccardo Mastrangeli sa benissimo che rischia il collasso del suo governo cittadino a Frosinone. È un rischio che ha calcolato. Se così fosse – è il calcolo del sindaco – meglio staccare la presa adesso e dire subito agli elettori come stanno le cose. E non lasciarsi logorare per i prossimi anni. Per lui è il tutto per tutto.

SALERA VA A DAMA

Enzo Salera

Sull’altro fronte. Ha portato a dama la prima parte della sua partita nel Pd. In pratica: Cassino adesso è centrale nella scelta del presidente della Provincia di Frosinone e non deve subire una candidatura calata dall’alto. Il segnale della pedina in Dama è arrivato dalla Direzione Provinciale del Partito Democratico in corso nelle sale del Memmina nel capoluogo.

È stato durante quei lavori che Francesco De Angelis ha tracciato la rotta con un chiaro riconoscimento implicito per Enzo Salera. Dicendo che ci sono due deputati eletti nel Nord della Ciociaria pertanto è giusto che il prossimo presidente sia espressione del sud.

Proprio quello che Enzo Salera reclamava. Non una guerra di potere ma una battaglia per avviare una riforma del Pd dall’interno, con un maggiore equilibrio tra i territori. E soprattutto un diverso equilibrio all’interno della Segreteria provinciale. Dove fino ad oggi la voce del sud era molto di rappresentanza e poco di sostanza.

La convocazione dei sindaci Dem e di area al Teatro Manzoni di Cassino martedì scorso è stato il segnale di scardinamento degli equilibri mantenuti per anni. E l’avvio di una diversa dinamica interna. Che Enzo Salera aveva già cominciato a costruire nei mesi scorsi con Francesco De Angelis, giungendo all’elezione di Simone Costanzo come presidente della Consulta dei sindaci per i servizi sociali. Poi qualcosa si è inceppato.

Il niet alla candidatura di De Angelis alla Camera, l’appoggio a Sergio Messore, la riunione per arrivare ad un candidato identitario sono tutte tappe del percorso. La mossa a sorpresa potrebbe essere quella di Luca Di Stefano: ma a prescindere dal risultato delle Provinciali, lui la sua partita l’ha vinta. Ma ora gliene toccherà una serie infinita.

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