L’urlo di Zingaretti contro il “governo del niente”

FOTO © SARA MINELLI / IMAGOECONOMICA

Quello del segretario del Pd non è soltanto uno sfogo contro gli alleati, ma rappresenta la presa d’atto di come l’Italia abbia abdicato sulla politica estera, sull’influenza nel Mediterraneo e su tutto il resto. Ma nel partito chi è pronto a seguire il segretario? Chi non teme elezioni anticipate?

Il vicedirettore dell’Huffington Post Alessandro De Angelis, nel riportare lo sfogo di Nicola Zingaretti sull’inadeguatezza del Governo Conte, ad un certo punto scrive: “C’è però il Mediterraneo fuori controllo, la Libia spartita tra russi e turchi, la fuga dai centri d’accoglienza, il rischio di contagio, il cortocircuito tra salute e umanità, il terreno perfetto per la risurrezione di Salvini, in modalità Bolsonaro senza mascherina quando ormai anche Trump se la mette, i Decreti Sicurezza che vivono e lottano insieme a noi, l’Esercito spedito in fretta e fuori fuori dai centri di accoglienza. Insomma, tutte cose che quella Cassandra di Minniti aveva previsto in tempi non sospetti. C’è tutto questo e anche un pezzo del Pd che oggi tira in causa anche Minniti e Gentiloni. Ecco, si spiega così lo sfogo di Zingaretti, consegnato ai suoi, ma anche a Orlando, Bettini, Franceschini: ma magari si andasse a votare”.

Alessandro De Angelis, vice direttore HuffPost © Imagoeconomica

Quindi non c’è solo l’assenza di politiche sull’immigrazione, sulla scuola e su “chi più ne ha più ne metta”. C’è l’assenza dell’Italia nella politica estera, nello scacchiere del Mediterraneo, sul fronte della Libia. “Magari si andasse a votare”. L’urlo di Zingaretti evidenzia l’inadeguatezza di Giuseppe Conte premier, ma anche di Luigi Di Maio ministro degli Esteri (impegnato a ordire trame su trame con l’ex nemico Matteo Renzi). Anche perché quando poi c’è da risolvere qualcosa di serio, da Autostrade al Recovery Fund, sono sempre gli uomini del Pd farlo: Roberto Gualtieri, Paola De Micheli, Paolo Gentiloni, David Sassoli.

Nicola Zingaretti è pronto ad aprire la fase delle elezioni politiche anticipate, ma sa che nel suo Partito in tanti non sono d’accordo perché ormai presi dalla vocazione soltanto ministeriale. Primo fra tutti Dario Franceschini.

Il ministro Dario Franceschini ed il Segretario Nicola Zingaretti. Foto © Paola Onofri / Imagoeconomica

Eppure questo potrebbe rappresentare il tema di una nuova stagione congressuale: meglio il tirare a campare conservando tutti i pennacchi oppure meglio rompere con Conte e i Cinque Stelle e riprendere il percorso di Piazza Grande, anche dall’opposizione?

Lo vedremo presto, perfino nei territori. In provincia di Frosinone, per esempio. Il nuovo segretario Luca Fantini dovrà immediatamente presentare un programma per indicare la rotta del Pd.

Nicola Zingaretti non ce la fa più a sostenere il governo del niente. Definizione del segretario Democrat.

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