Nicola Ottaviani toglie tutti gli alibi: si vota fra tre anni (di C. Trento)

Foto © Giornalisti Indipendenti

Il sindaco: «Intendo completare il mandato» «Non mi appassiona il pettinamento delle bambole». "Salvini non aveva calcolato la fame di poltrone di Pd e 5 Stelle". "Il progetto del Grande Capoluogo può sommare le eccellenze"

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Resterà a fare il sindaco fino alla scadenza naturale del mandato, vale a dire per i prossimi tre anni. Nessuna ipotesi di sfiducia pilotata, nessuna tentazione di una candidatura alle politiche o alle regionali qualora in questi contesti si dovesse tornare alle urne anticipatamente. Nicola Ottaviani ancora una volta sottolinea come il profilo amministrativo sia quello che gli piace di più.

Contemporaneamente però è evidente una sua accelerazione sul versante politico. Nella Lega di Matteo Salvini intende compiere il suo percorso, non perdendo però di vista la prospettiva del centrodestra. Insomma, Nicola Ottaviani guarda al futuro, ma senza la frenesia di chi vuole bruciare le tappe. Nel frattempo però dice la sua. 

Una settimana fa era sul palco degli amministratori della Lega. Ha deciso di partecipare da protagonista alla vita politica all’interno della Carroccio? Ritiene sempre che la prospettiva, però, sia più larga e riguardi tutta l’area di centrodestra? 
Nicola Ottaviani Foto: © Giornalisti Indipendenti

«L’area politico-culturale del centrodestra è oggi abbondantemente maggioritaria nel Paese, sia nelle elaborazioni dei sondaggi, sia nel comune sentire della popolazione. E ciò avviene come reazione popolare, rispetto ad anni di immobilismo sociale e di stagnazione economica prodotti dai governi di sinistra che, dalle politiche sul lavoro al ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale, hanno mortificato l’identità di una nazione che, oggi, siede al tavolo del G7 solo come chauffeur e non più da protagonista».

«Coltivare una sensibilità di centrodestra significa, oggi, promuovere il sacrificio, il merito, l’effettiva tutela delle libertà, civili e individuali, la restituzione della centralità all’individuo, come soggetto che non si accoda, necessariamente, al gregge, ma tende allo sviluppo dell’intera comunità». 

Maggioritario o proporzionale? 

«L’esperienza della legge 81 del 1993, con la quale Mario Segni ed altri costituzionalisti convinsero il Paese della necessità del maggioritario, deve rimanere imprescindibile ed, anzi, essere rafforzata, se si vuole aspirare a un modello di democrazia avanzata e moderna, in grado di tenere fuori dalla porta quel mercimonio di poltrone e sgabelli che, spesso, impantanava le istituzioni negli anni ‘70 e ‘80».

«In Francia, Macron governa quasi dispoticamente con appena il 20% effettivo dell’elettorato, ma nessuno dei nostri cugini transalpini ipotizza, anche lontanamente, di introdurre le liturgie del proporzionale, che rallentano lo sviluppo e ogni processo di innovazione». 

Che idea si è fatto dei motivi veri della crisi di agosto? E della scissione di Renzi? Può rappresentare una sirena anche per tanti di Forza Italia? 
Il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani © Stefano Strani

«Matteo Salvini si è fidato della trasparenza delle istituzioni, poiché era evidente a tutti che, ormai, il Governo si trovasse in un vicolo cieco per le imboscate quotidiane del “compagno” Grillo, soprattutto dopo la contrarietà alla Tav, contro lo stesso volere del presidente Conte. Ciò che Salvini non aveva messo in preventivo è che, per difendere l’unica fonte di reddito derivante dal seggio parlamentare o per accaparrarsi una delle seicento nomine nei consigli d’amministrazione dorati che si rinnoveranno entro la prossima primavera, deputati e senatori della “Magica Roma” (quella dei colori giallorossi di Pd e M5S) sarebbero stati capaci di vendersi anche la fontana di Trevi, come avveniva nella parodia di Totò».

«A Renzi va riconosciuta una intelligenza politica assolutamente normale che però, davanti al valore col segno meno della corrispondente intelligenza politica del raggruppamento Pd-M5S, lo eleva alla dignità di mostro sacro». 

Senta Ottaviani, ma in futuro si candiderà alla Camera o alla Regione Lazio? 

«Continuerò a dedicarmi all’amministrazione di una città capoluogo, come il Comune di Frosinone, nella convinzione che gli incarichi in politica siano non programmabili e che non si è disponibili a svendere le proprie idee e i propri valori ad ogni costo».

«Del resto, non so quanti parlamentari o consiglieri regionali siano stati così fortunati da provare l’emozione di promuovere investimenti pubblici, in infrastrutture, cultura e servizi sociali, non avendo la certezza di poter disporre delle risorse, nelle casse comunali, neppure per pagare gli stipendi dei dipendenti». 

Al Comune di Frosinone c’è chi pensa che lei possa andare avanti con l’idea della sfiducia pilotata per ricandidarsi al terzo mandato. È uno scenario all’ordine del giorno oppure vuole vedere come si comporterà la maggioranza nei prossimi mesi? 
Nicola Ottaviani © Stefano Strani

«Stiamo parlando di chiacchiere da bar che servono solo a passare qualche ora per gli appassionati delle noccioline e dei semi di zucca. Amministrare una città logora sicuramente ma, come diceva un vecchio presidente del consiglio, avere la prospettiva di non amministrarla mai, anche per il futuro, come avviene per alcuni membri dell’attuale minoranza, logora sicuramente di più e fa partorire congetture di piccolo cabotaggio». 

Perché insiste sul fatto che il prossimo candidato sindaco del centrodestra non possa prescindere dalle primarie? 

«Quando si voterà a Frosinone, tra tre anni, darò il mio contributo personale al rinnovamento della classe dirigente e alla conferma di quella sana, invitando tutti a confrontarsi con le primarie, unico strumento effettivo di partecipazione democratica, ben diverso dagli ottusi diktat che provengono dall’alto o dalla frenesia del comando digitale di un iPad o di un telefonino, che non possono avere la pretesa di sostituire la democrazia reale con il contatto (o, peggio ancora, con il “contratto”) virtuale». 

Quali sono le priorità amministrative dei prossimi tre anni? 

«Continueremo a investire sulle infrastrutture pubbliche, senza le quali le relazioni sociali e lo sviluppo del territorio rischiano di non poter agganciare la qualità europea. La grande rivoluzione urbanistica è già avvenuta, da non confondere con l’edilizia, poiché dove, in passato, vi era un quartiere periferico, nella zona Casaleno, è stato costruito il terzo stadio comunale di ultima generazione in Italia, mentre dove altri volevano insediare centotrentamila metri cubi di cemento armato, nel quartiere del Matusa, al centro della città, oggi sorge un parco urbano, verde, di oltre due ettari». 

Crede davvero alla prospettiva del Grande Capoluogo? 
Nicola Ottaviani con Giovanni Turriziani, ideatore del progetto ‘Grande Capoluogo’ proposto da Unindustria © Stefano Strani

«Un bacino di utenza e di potenziale domanda di 130.000 persone, costituito dai Comuni del circondario di Frosinone, può generare risorse importanti sotto il profilo dell’economia interna e dell’abbattimento dei costi fissi nei servizi pubblici, secondo il principio delle economie di scala. Non si chiede ai singoli Comuni di rinunciare al proprio campanile, ma di sommare le proprie vocazioni naturali ed eccellenze, in una sintesi consortile di secondo livello». 

Cosa pensa quando legge delle grandi manovre già in corso per elezioni comunali obiettivamente lontane? 

«Evidentemente, si tratta di appassionati delle diverse attività di pettinamento delle bambole, di collaudo dei divani o di asciugamento degli scogli, sottraendo risorse intelligenti e utili al consolidamento dell’attività amministrativa e alla progettualità del pubblico interesse». 

Nel suo futuro la politica ci sarà sempre? 

«Si può far politica non solo come sindaci o parlamentari, ma anche e soprattutto dialogando e formando quei ragazzi che un giorno ascolteremo con attenzione, rimanendo seduti in qualche platea, ammirandoli nella difesa dei valori e della identità su cui si fondano la cultura e la modernità del nostro capoluogo».

«L’unica opzione effettivamente irrinunciabile è quella della professione o del proprio lavoro, in grado di regalarti quella libertà che puoi utilizzare, anche nella vita politica, per non rimanere soltanto un numero e lasciare, dopo di te, almeno una testimonianza». 

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