Discarica di Roccasecca e Roma: ai domiciliari Lozza e Tosini

C'è un capitolo su Roccasecca e l'aumento dei volumi in discarica nell'inchiesta in cui si ipotizzano concussione, corruzione e operazioni con cui pilotare la scelta della nuova discarica di Roma su un'area ben precisa. E che hanno portato agli arresti Valter Lozza e la dirigente Flaminia Tosini

L’operazione è il più grosso business ambientale dei prossimi anni. È quello per la realizzazione della nuova discarica per la città di Roma. È lei ad avere portato agli arresti domiciliari questa mattina l’imprenditore Valter Lozza e la dirigente regionale Flaminia Tosini. Con un’inchiesta che ha preso di mira anche l’ampliamento della discarica di Roccasecca ed il tetto imposto dal Consiglio dei Ministri alla collinetta di rifiuti una volta finiti gli spazi nel quarto invaso.

Lui è l’uomo che è riuscito a realizzare le discariche più moderne nel Lazio, superando il concetto di immondezzaio che per decenni ha accompagnato il settore. Lei è una delle dirigenti più quotate per competenza e preparazione: raramente un suo parere non ha retto al vaglio dei controlli.

Il sito di Monte Carnevale (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Sono sospettati di concussione, corruzione, e “turbata libertà di procedimento di scelta del contraente”. Tradotto dal codice: gli investigatori accusano la dottoressa Tosini d’avere fatto in modo che Lozza ottenesse l’autorizzazione a trasformare l’area di Monte Carnevale a Roma. È un’area che era destinata a diventare discarica di inerti. Ma grazie a quell’autorizzazione è potuta diventare il nuovo sito per lo smaltimento dei rifiuti urbani di Roma. Lo avrebbe fatto – sostiene l’accusa – in virtù del loro straordinario rapporto personale e ricavandone una borsa, un orologio, un bracciale di Cartier e degli orecchini. (Leggi qui La discarica di Lozza si farà: Monte Carnevale pronta a fine anno).

Carte false su Roccasecca

Migliaia di pagine d’indagini, centinaia di intercettazioni, compiute con microspie ed anche con il software che trasforma gli smartphone in occhi ed orecchie per la forze dell’ordine. Il tutto è stato condensato in 170 pagine di provvedimento firmato dal giudice Annalisa Marzano.

Nel mirino della Procura è finita anche l’istanza con la quale la Regione Lazio un anno fa ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di revocare il Decreto del 7 marzo 2019. La richiesta serviva per superare il limite posto dal governo Conte e alzare così da 10 a 16,7 metri l’altezza della collinetta di rifiuti autorizzata a Roccasecca, una volta finiti gli spazi nel quarto invaso della discarica provinciale Mad di Lozza.

LA MAD A ROCCASECCA

È un capitolo minore in un’inchiesta che ipotizza aiuti d’ogni genere. Prima per permettere a Lozza di mettere le mani sull’area di Monte Carnevale destinata a diventare discarica di inerti. In pratica: una buca da riempire con calcinacci, terra di riporto dagli scavi, materiali di risulta dell’edilizia. Poi, una volta entrata nella galassia delle sue società, la Procura ipotizza altri aiuti per fare in modo che cadesse proprio su quel terreno la scelta della Regione per realizzare la discarica dei rifiuti urbani di Roma.

Nella parte su Roccasecca viene ipotizzato che la dottoressa Tosini abbia tentato di trarre in errore Palazzo Chigi. L’avrebbe fatto rappresentando un’emergenza che in realtà non c’era. Quale? Un improvviso aumento dei rifiuti indifferenziati raccolti in provincia di Frosinone e, allo stesso tempo, un rallentamento dell’iter per autorizzare il quinto invaso cioè la quinta buca nella quale sistemare le balle di rifiuti essiccati e resi inerti. In pratica: gli spazi nel quarto invaso sono finiti, il quinto non è autorizzato: o si va in emergenza o si autorizza la collinetta più alta.

Il giudice non è d’accordo

Quella su Roccasecca è una circostanza che il giudice Annalisa Marzano non condivide. Per niente. Al punto che è l’unico capitolo dell’inchiesta per il quale respinge la richiesta di arresti domiciliari avanzata dagli inquirenti.

Valter Lozza

Perché? Eppure il magistrato ritiene che quell’aumento dei volumi fosse stato dichiarato ma non accertato dalla dottoressa Tosini. Addirittura fosse stato da lei stessa smentito durante una conversazione con un funzionario dell’azienda municipalizzata dei rifiuti di Roma.

Allora perché respinge le accuse di Falso ideologico prospettate dalla Procura? Perché il giudice ritiene che quell’elemento non sia stato tenuto in considerazione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri quando ha deciso di rivedere l’altezza della collinetta e portarla da 10 a 16,7 metri.

Stima per Tosini

Le attività di Valter Lozza sono state scandagliate in questi anni sia dalla Guardia di Finanza che dai carabinieri del Noe. Ma al termine degli accertamenti la sua gestione è sempre risultata regolare. La dottoressa Flaminia Tosini gode di una reputazione specchiata e la sua competenza in materia ambientale è riconosciuta senza ombra di dubbio.

Flaminia Tosini

Al punto che il senatore Bruno Astorre, segretario regionale del Pd nel Lazio si dice “Certo che la giustizia farà il suo corso. Voglio rinnovare la mia stima nei confronti della direttrice Tosini, nella speranza che la magistratura possa presto chiarire il suo ruolo nella vicenda che la vede oggi coinvolta”.

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright