Parma-Frosinone e quel dubbio amletico che fa vacillare

Il Frosinone visto allo Stirpe contro il Venezia è fatto dagli stessi uomini della squadra sciatta, senza idee, praticamente mai pervenuta al Tardini. Si può decidere di trovare un capro espiatorio. Ci si potrebbe accordare per un concorso di colpe. Ma adesso è il momento di stringersi.

Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

Essere o non essere. Come può il Frosinone visto allo Stirpe contro il Venezia essere quella stessa squadra sciatta, imprecisa, senza idee, praticamente mai pervenuta al Tardini?

Questo il dubbio amletico che perseguita il tifoso ciociaro, speranzoso e rinvigorito nello spirito dopo la vittoria di sabato scorso, e poi inaspettatamente ammutolito di fronte ai 95’ più imbarazzanti della stagione.

Non sono i punti persi a suscitare polemiche e nemmeno il terzo posto in classifica. A Parma, il Frosinone non c’è mai stato. È questo il vero problema. È quell’atteggiamento da villeggianti annoiati e svogliati che dà luogo a quesiti scomodi ma a questo punto del tutto leciti.

 

Il Frosinone c’è o ci fa?! Perché è stato frustrante assistere a quel palleggio sterile e impreciso; irritante vederli passeggiare, non rincorrere l’uomo, sbagliare il più semplice dei passaggi, continuare a preferire il gioco aereo quando senza Ciofani ma con Dionisi e Citro sarebbe stato logico giocare palla a terra, non avventarsi su palloni potenzialmente pericolosi e restare immobili a guardare Di Gaudio che la mette dentro di piatto come quando stai perdendo 10-0 al torneo di calcetto del venerdì sera e ti fermi perché sai che non sarà quell’undicesimo goal a fare la differenza.

 

Se una cosa non c’è non può rompersi. Ma va da sé che se inizia a sfasciarsi evidentemente c’è stato un tempo in cui funzionava per il verso giusto.

I 12 punti racimolati nelle ultime 10 gare, la confusione che governava sia quegli undici sconosciuti sul campo del Tardini sia il volto di Longo sono i sintomi di un malessere evidente.

Si può decidere di trovare un capro espiatorio (la consuetudine vuole sia quasi sempre l’allenatore, come accadde con Marino che si accollò ingiustificatamente tutte le responsabilità del fallimento) facendo finta di non accorgersi di avere a che fare con una squadra già incline a cali motivazionali o sorvolando la scarsa lungimiranza nella campagna acquisti che ha prodotto una panchina orfana di attaccanti o e una squadra priva di un giocatore in grado di ricoprire lo stesso ruolo dell’infortunato Ciofani. Ci si potrebbe accordare per un concorso di colpe oppure lasciar stare i processi e concentrarsi sulle soluzioni.

 

L’augurio è che portare in ritiro la squadra “in considerazione del fatto che il campionato sta entrando nella sua fase più delicata ed in vista delle prossime tre gare fondamentali” serva a smorzare le critiche, a ritrovare stimoli, nuove soluzioni e quella concordanza di sensi imprescindibile tra tutti i protagonisti che sognano di compiere una grande impresa. Tifosi compresi.

 

Denigrare coloro che amiamo equivale sempre a staccarcene un poco”. Adesso è il momento di stringersi. Oggi più di ieri “Forza Frosinone”.

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