Regionali: verso il Game over nella partita Pd – M5S

Gli ambasciatori riferiscono il gelo totale del M5S all'ipotesi di dialogo con il Pd alle Regionali del Lazio. La mossa di Conte, la risposta di Gualtieri, il sale di Calenda. Che chiudono la strada. Nel centrodestra verso la scelta. Le Federazioni inviano gli elenchi per la formazione delle liste territoriali

La strada è chiusa. Non esiste più il percorso che conduce all’alleanza tra Partito Democratico, Terzo Polo, Movimento 5 Stelle, forze della sinistra cattolica, ecologista e movimentista. Non ci sarà una riedizione del Modello Lazio, l’alleanza costruita intorno a Nicola Zingaretti dal suo vice Daniele Leodori e dal coordinatore Mauro Buschini: il più grosso schieramento progressista dai tempi dell’Ulivo. La chiusura definitiva è emersa l’altra sera con il nuovo incontro tra il candidato proposto dal Pd Alessio D’Amato e tutte le forze che aveva incontrato la scorsa settimana. (Leggi qui: Regionali: il centrosinistra sospende il tavolo, il centrodestra lo cerca).

Quel tavolo si era chiuso con un congelamento della situazione. Deciso per dare tempo alle diplomazie di concludere il confronto con il Movimento 5 Stelle. Gli ambasciatori sono rientrati: hanno riferito che Conte non vuole saperne d’avere a che fare di nuovo con il Pd; anche a costo di perdere il Lazio. Fine della partita. game over. (leggi qui: Regionali: D’Amato prova ad allargare il campo. Ma costa troppo).

Il nuovo incontro

Alessio D’Amato

A questa Fase 2 del tavolo hanno partecipato Alleanza Verdi-Sinistra, Articolo 1, Sinistra Civica Ecologista, Demos, Radicali e Pop. Chi era stato incaricato di tessere i rapporti con l’ala dialogante del M5S ha riportato pessime notizie: nessuna apertura al dialogo.

Il MoVimento non si è spostato di un centimetro: né sulla questione del termovalorizzatore di Roma né sul nome del candidato da schierare per raccogliere l’eredità lasciata da Zingaretti.

Una chiusura tale che qualcuno dei diplomatici ha azzardato un passo estremo e sul quale nemmeno c’era la certezza che ne avesse il mandato per proporlo. Ha ipotizzato un programma basato sulla bozza scritta in estate a quattro mani con il M5S prima che esplodesse la crisi culminata con le elezioni: “lo avete scritto praticamente anche voi”. Soprattutto ha ipotizzato un ritiro del nome in campo: quello di Alessio D’Amato, sul quale già c’è il placet di Azione ed Italia viva.

La risposta del M5S è stata del tipo: “Vero, abbiamo programmi simili. Allora venite con noi“.

Verso un nuovo tavolo

Il sindaco Roberto Gualtieri

Questa settimana, salvo cambi di programma, si riunirà di nuovo il tavolo del centrosinistra. In quella sede la sinistra ecologista cercherà di capire se esiste uno spazio, e di che tipo, per un programma comune con il Pd ed i centristi. A cominciare dal tema del termovalorizzatore di Roma.

Se ci saranno le condizioni entreranno in coalizione, altrimenti andranno da soli. Meno probabile appare un abbraccio con il Movimento 5 Stelle. Perché? I rosso-verdi si erano spesi molto per cercare in ogni modo di riaprire un dialogo tra il centrosinistra ed i pentastellati. Ma non è sfuggita la scelta dei tempi fatta da Giuseppe Conte per ribadire sui mezzi di comunicazione il suo No più deciso all’impianto di termovalorizzazione. Ha scelto di farlo proprio mentre “a casa sua” era in corso il tavolo.

La risposta arrivata a stretto giro dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri via Twitter ha fornito la prova che nemmeno da questa parte del Pd c’è voglia di trattare. Né appare possibile un azzeramento del nome di Alessio D’Amato: lo dimostra il tam tam partito quasi subito e relativo a un attivo del Pd convocato per domani sulle Regionali; un incontro alla presenza di D’Amato e dello stesso Gualtieri.

Semmai ci fossero ancora margini ci pensa Carlo Calenda a chiuderli. Nella tarda mattinata di oggi ha tenuto una conferenza stampa in Senato. Dove ha detto che «La stella polare del Pd è trovare l’accordo con Conte. Io consiglierei di scappare invece di presentarsi ogni giorno con un mazzo di fiori, è la regola del corteggiamento che vale nella vita…“. Il leader di Azione attacca poi Zingaretti: «Se ne faccia una ragione, è anche una questione di dignità, il riferimento dei progressisti rinnega il suo padrino».

Il rimpallo di responsabilità

Il Segretario Regionale Pd Bruno Astorre

Che la strada sia chiusa lo dimostra anche il rimpallo di responsabilità che accompagna ogni separazione. Nelle file del Pd hanno ben chiaro che il Lazio sarà la vittima designata da Conte sulla strategia di demolizione del Pd per appropriasi poi delle sue macerie politiche e portarsene a casa tutta una parte. La convinzione è che a Conte interessi meno di zero il risultato del M5S alle Regionali ma gli interessi tantissimo abbattere il Pd, anche a costo di perdere il Lazio e non vincere in Lombardia.

Con il mancato allargamento ai 5 Stelle, la coalizione che sosterrà dal Pd e dal Terzo Polo. Più tutti quei soggetti politici che si sono ritrovati nella lista Democratici e Progressisti alle scorse politiche e che in parte stanno partecipando al congresso rifondativo del Partito. Quindi ci saranno Demos, Psi, Radicali, +Europa, probabilmente Articolo 1, oltre al Movimento civico di sinistra Pop (di cui fa parte Marta Bonafoni che aveva annunciato la sua corsa alle primarie regionali) che sostiene la candidatura di Elly Schlein alle primarie del Pd.

Il silenzio dei Fratelli

L’onorevole Colosimo con l’assessore all’Ambiente di Ceccano Riccardo Del Brocco

A un centrosinistra in continuo fermento fa da contraltare un centrodestra in silenzio. Chiusa la partita del bilancio in Consiglio dei Ministri, ogni momento è buono per i leader nazionali di FdI, Lega e Forza Italia per riunire al tavolo gli altri alleati e definire i nomi dei candidati.

Nel Lazio la scelta spetterà a Fratelli d’Italia. Sul tavolo ci sono almeno tre opzioni note da tempo. Se si si farà una scelta ‘tecnica’ si andrà sul presidente della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca. Se si andrà su un nome politico, come vorrebbero una parte di FdI ma anche Lega e Fi, i nomi sono quelli della deputata e già Consigliere regionale di lungo corso Chiara Colosimo. O, in alternativa, quello del deputato europeo Nicola Procaccini, già portavoce del premier quando era ministro nel Berlusconi IV; su di lui grava il fatto di non essere romano ma di Terracina.

I report dai territori

Dai territori intanto hanno già preparato i report sui nomi che le Federazioni intendono candidare. Da Frosinone l’onorevole Massimo Ruspandini ha inviato a Roma un fascicolo con i profili da sottoporre al vaglio del Regionale e poi del Nazionale.

Massimo Ruspandini con Fabio Tagliaferri

In quel fascicolo c’è il nome di Daniele Maura, militante dalla prima ora e già Presidente del Consiglio Provinciale di Frosinone. C’è il nome del coordinatore comunale del capoluogo Fabio Tagliaferri, autore di una radicale riorganizzazione del Partito e delle trattative che hanno condotto alla pacificazione del centrodestra in occasione delle recenti Comunali. E c’è il nome di Antonello Iannarilli: già deputato, già presidente della Provincia, già assessore e consigliere regionale del Lazio.

C’è il nome dell’avvocato Gabriele Picano di Cassino, responsabile regionale per le aree di crisi. E quello dell’ex sindaco di Pontecorvo Riccardo Roscia. Per l’area Est il nome proposto è quello dell’ex consigliere comunale di Sora con delega ai Lavori Pubblici Massimiliano Bruni che è componente della segreteria Procaccini a Bruxelles.

Tra le candidature femminili risultano i nomi di Nadia Belli già vicesindaco di Pontecorvo e quello di Alessia Savo, già sindaco di Torrice due volte e la candidata più votata cinque anni fa nella lista della Lega.

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