Roma caput mundi della politica italiana. Ecco perché

L’analisi de Il Giornale di Minzolini sul ruolo di Nicola Zingaretti alle elezioni capitoline. In realtà c’è un modello di Pd e di centrosinistra che passa da Mancini, Astorre e Bettini. Un modello che poi avrà bisogno di un interprete su scala nazionale se Gualtieri dovesse vincere. Il Governatore del Lazio non si nasconde. E allora…

L’analisi de Il Giornale (diretto ora da Augusto Minzolini) in sintesi è la seguente: “Tra poco più di un mese milioni di italiani si presenteranno alle urne per eleggere i loro sindaci e la corsa per il Campidoglio è una delle più calde, soprattutto per ciò che rappresenta Roma. Sono quattro i protagonisti di questa disfida elettorale: Enrico Michetti per il centrodestra, Roberto Gualtieri del Pd per il centrosinistra, Carlo Calenda di Azione! e il sindaco uscente Virginia Raggi per il Movimento 5 Stelle. Il leader di Azione! è il vero outsider di questa competizione , per la quale però Gualtieri può contare sull’appoggio dell’ex segretario dem, nonché presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti”.

La nuova coalizione

Ad ulteriore conferma del ruolo che il Governatore intende giocare in questa competizione. Zingaretti vuole essere decisivo. Non è soltanto una questione di competizione politica fortissima con Virginia Raggi (ma c’è anche questo). Il fatto vero è che a Roma c’è un modello di Pd che potrebbe rappresentare il fulcro di una nuova coalizione. Paradossalmente con i Cinque Stelle, anche se nella Capitale la presenza della Raggi ha reso impossibile il “laboratorio”.

Nicola Zingaretti con Roberta Lombardi e Valentina Corrado (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

La candidatura a sindaco di Roberto Gualtieri è stata voluta dal deputato Claudio Mancini, dal senatore e segretario regionale del partito Bruno Astorre, da Goffredo Bettini (Cardinale Richelieu del partito) e dallo stesso Nicola Zingaretti. Anzi, doveva essere Zingaretti il candidato sindaco. Poi le cose sono cambiate, ma il progetto politico è più forte.

La caduta del Conte bis è ascrivibile all’azione di Matteo Renzi. Ma questo non ha impedito a Zingaretti di proseguire, alla Regione Lazio, con l’accordo con i Cinque Stelle. Oggi infatti in giunta ci sono Valentina Corrado e Roberta Lombardi. Zingaretti si è dimesso da segretario quando ha capito che non poteva essere l’uomo per tutte le stagioni.

Vuole però essere il protagonista di una stagione che, se vincente, è destinata a condizionare non poco la politica italiana dei prossimi anni. Perché la vittoria di Virginia Raggi a Roma spianò la strada al successo politico dei Cinque Stelle il 4 marzo 2018.  Le esperienze di Francesco Rutelli e Walter Veltroni in Campidoglio hanno anticipato modelli di governo di centrosinistra. E di quelle operazioni la mente è sempre stata quella di Goffredo Bettini. Tra i più convinti sostenitori di Zingaretti. (Leggi qui Gualtieri rompe la tregua, il modello Roma nel Pd del futuro)

Conte? La situazione è cambiata

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Oggi Bettini non fa che ripetere che non esiste alternativa ad un’alleanza tra Pd e Cinque Stelle per poter competere con il centrodestra. E se in passato aveva pensato a Giuseppe Conte come candidato premier perché i Cinque Stelle erano il partito, adesso la situazione è cambiata. Con ogni probabilità sarà il Pd a stare davanti elettoralmente. E allora la figura del federatore prima e del possibile candidato premier dopo potrebbe essere proprio quella di Nicola Zingaretti.

Ecco perché il risultato di Roma è così importante. Fantapolitica? Vedremo.

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