Rsa: rivoluzione le Lazio. Venti nuove sedi, mille letti

Mille posti letto, 20 Rsa e mille nuovi infermieri. Con nuovi protocolli e blocco degli accrediti con i privati. Perché Covid lo ha insegnato amaramente. Ed ha prodotto un accordo fra sindacati e Regione: agli anziani serve un'assistenza su misura.

Buon riposo, nonni. In una delle 20 nuove Rsa pubbliche. Con mille posti letto in più ed ulteriori mille infermieri. Congelando le autorizzazioni ai privati allo stato dell’arte. E riconsegnando al settore Pubblico le briglie di una mission che in mano ai Privati durante il Covid ha fatto acqua. La Regione Lazio investe negli anziani rivoluziona il vecchio modello di assistenza basato sulle Rsa private. Lo aveva promesso nel pieno della bufera innescata dal Coronavirus, mentre il Covid-19 metteva a nudo chi era stato superficiale e vedeva i vecchietti infettarsi uno dopo l’altro. (Leggi qui Un Think Tank per pensare la nuova assistenza agli anziani).

È stata siglata l’intesa per rafforzare la rete pubblica delle residenze per anziani: prevede la creazione di 1.000 posti letto. La firma è stata messa alla presenza degli assessori regionali alla Sanità Alessio D’Amato e alle Politiche sociali Alessandra Troncarelli, con le rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl e Uil.

Subito Zagarolo

Gli assessori al momento della firma

Fu un quei drammatici giorni di Covid che la Regione Lazio decise di rivoluzionare l’assistenza agli anziani. In Lombardia scoppiava lo scandalo del Pio Albergo Trivulzio. Ma anche nel Lazio si accendevano focolai in strutture per anziani: al punto che l’assessore Alessio D’Amato diede un ordine chiaro e perentorio, inviando i carabinieri e gli ispettori sanitari a controllare tutto ciò che nel Lazio ospitasse anche un solo anziano.

A mano a mano che le ispezioni proseguivano era sempre più chiaro che c’era chi aveva svolto con scrupolo e coscienza il suo lavoro. E chi invece aveva usato gli anziani solo per farci i soldi. Da qui la decisione di canbiare tutto. (Leggi qui «Così le Rsa hanno salvato gli anziani»: a Sora tutto chiuso prima del Decreto).

La conseguenza pratica? Non tra dieci anni. Subito. In poco tempo sono nate le Rsa di Genzano, Albano e ora anche Zagarolo. La Asl Roma 5 ha ricevuto dalla Regione Lazio il mandato a completare le ultime modifiche sugli aspetti organizzativi. Pertanto dall’1 di ottobre aprirà anche la nuova Rsa pubblica di Zagarolo. Nasce presso l’ex presidio ospedaliero San Giovanni Battista.

La struttura è dotata di 40 posti letto (articolati in due moduli di 20 posti letto ciascuno) di proprietà dell’azienda e realizzata su una superficie complessiva di oltre 1.000 metri quadri, distribuiti su sei piani.

Assistenza pubblica dunque, e che tenga conto di un fatto. Cioè che proprio nelle Rsa la pandemia ha inferto i colpi più duri. Lo dicono i report dell’Istituto Superiore di Sanità. E che proprio dalle Rsa deve partire la nuova rotta per creare un argine sicuro.

Le quattro mosse preliminari

I sindacati durante l’incontro in Regione

Per farlo la Regione Lazio si è seduta ad un tavolo con i sindacati, rappresentati dai segretari generali Roberto Chierchia, Luciano Cifaldi e Paolo Terrinoni. Per fare cosa? Per disegnare un grande progetto. Come? Con Residenze Sanitarie Assistenziali pubbliche che riequilibrino il rapporto con il privato. Per un vero cambiamento servono però quattro step di base, quattro mosse preliminari da cui partire.

Cioè:

  • realizzare nuove Rsa completamente pubbliche.
  • Un Piano straordinario di investimenti sull’assistenza domiciliare.
  • Nuove regole e tutela del capitale umano
  • Un nuovo modello di partecipazione di utenti e familiari.

Il punto di partenza è stato il report dell’ISS. Che dice come nelle Rsa italiane sono morti 9154 anziani nel periodo Covid. Di essi 3793 in Lombardia, 1658 in Piemonte, 1136 in Veneto. Poi 640 in Toscana, 639 in Emilia e 158 nel Lazio. E proprio la regione con il numero più esiguo di decessi ha deciso che quel numero esiguo non lo è affatto. E ha deciso di fare di meglio, di fare di più.

I dati dell’ISS e la revisione totale

L’accordo prevede la costruzione di 20 nuove Rsa pubbliche

Si è partiti dall’impegno di una proposta condivisa. Per arrivare a cosa? Ad una «revisione complessiva della rete sanitaria e socio sanitaria. E a ripensare il modello domiciliare, del badantato e custodiale delle Rsa».

Una maggior sicurezza nella presa in carico è il preambolo. Poi organici credibili, pieni. E ancora moduli strutturali con rigidi protocolli. Sono soluzioni che impediranno una volta per tutte che una qualsiasi casa privata possa essere trasformata con un maquillage minimo in una Rsa. E ancora centrali operative aziendali e sovraziendali.

Tuttavia le criticità ataviche del settore impongono non solo una revisione del concetto di monitoraggio. Serviva qualcosa in più che l’accordo ha previsto. E cioè l’istituzione di un Organismo di Garanzia e Qualità, quindi di una sorta di spot di certificazione. Poi l’implementazione degli audit qualitativi. Vale a dire dei momenti di verifica che tutto vada al meglio. Infine una amplificazione nazionale e capillare al contempo dei summit con le organizzazioni sindacali. Perché i sindacati possano vigilare sull’esatto oggetto di ciò che vogliono vada a buon fine.

Coppotelli: grande passo in avanti

Enrico Coppotelli copn gli altri sindacalisti

Enrico Coppotelli segretario generale della Cisl nel Lazio tira le somme di un accordo epocale. Non lesina soddisfazione per quello che ritiene un vero passo in avanti.

«Si tratta di un grande passo in avanti per il sistema socio sanitario assistenziale della Regione. Insomma la Regione vuole investire sulle residenze per anziani, sull’assistenza domiciliare. Lo fa assumendo 1000 infermieri entro il 30 giugno 2021. Un accordo reso possibile dalla concertazione, dalla condivisione. E poi dal dialogo tra tutte le parti in causa, istituzionali e sindacali».

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