Solo balle e propaganda. E finché la “narrazione” va, lasciala andare (di C. Trento)

È la narrazione e non la sostanza ad essere al centro dell'attenzione. Così, per una settimana abbiamo letto e sentito balle a ripetizione. Su ogni tema: dall'economia alla Sanità nel Lazio. Mentre i parlamentari locali continuano a giocare a nascondino

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Mettiamoci l’anima in pace: fino alle Europee il dibattito politico sarà dominato dalla propaganda. Il Paese è in recessione, Bankitalia vede un peggioramento della domanda estera, ma pure delle aspettative delle imprese e della dinamica degli investimenti. Lo spread, anche se sceso rispetto ai massimi di qualche mese fa, rimane a 250 punti, un valore molto elevato. Ma il presidente del consiglio Giuseppe Conte vede «un bellissimo 2019». Mentre il Movimento Cinque Stelle attribuisce ogni tipo di responsabilità ai governi precedenti, all’Europa e a fenomeni congiunturali internazionali. Luigi Di Maio, capo politico dei pentastellati, continua a vedere all’orizzonte un boom economico. Mentre il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, intervistata da Lilli Gruber su La 7, ha affermato che «l’ottimismo è il sapore della vita».

Peccato che nessun ente terzo confermi le previsioni dei Cinque Stelle e, anzi, sono tutti preoccupati. Ma fino alle Europee è inutile sperare in un confronto approfondito sui temi dell’economia. Si parlerà di reddito di cittadinanza, di vitalizi parlamentari, di referendum propositivi. Si continuerà a ribadire il no alle grandi opere. Intanto, con il ritorno di Alessandro Di Battista, gli attacchi alla Lega si sono moltiplicati. Dal Tav a tutto il resto. D’altronde il fuori onda (“catturato”da Piazzapulita) di Giuseppe Conte ad Angela Merkel è quantomai significativo: «Salvini è contro tutti».

Ad un anno dall’exploit che li ha portati al governo del Paese come prima forza politica (di gran lunga), i Cinque Stelle devono fare i conti con i sondaggi negativi che alimentano i peggiori incubi politici. Tutto questo a livello nazionale. Mentre sul piano locale i tre parlamentari pentastellati (Luca Frusone, Ilaria Fontana, Enrica Segneri) tendono a non farsi notare.

Quella strana rassegnazione di Forza Italia

Da settimane il tormentone politico della provincia di Frosinone è uno soltanto: Nicola Ottaviani si candida alle europee con la Lega oppure no? Claudio Durigon, sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro ed esponente importante del Carroccio, è venuto a Frosinone per cercare di convincere il sindaco. Il quale non scioglie la riserva. (leggi qui Il fantasma che turba la candidatura europea di Nicola Ottaviani),

Soprattutto perché si sta chiedendo in sostanza “se Parigi val bene una messa”, se cioè vale la pena lasciare anzitempo il Comune di Frosinone.

In tutta la vicenda sorprende il silenzio di Forza Italia. Perché un anno e mezzo fa Nicola Ottaviani è stato tra i pochissimi sindaci “azzurri” riconfermati, incassando il plauso di Silvio Berlusconi. E negli anni ha fatto riferimento a Forza Italia. In altri tempi sarebbe successo il finimondo sul piano politico all’interno del partito. Magari qualcuno avrebbe chiesto perfino l’espulsione. Anche se Ottaviani non avesse avuto la tessera paradossalmente. Sicuramente ci sarebbe stata una richiesta di chiarimento. Invece non succede nulla.

Antonio Tajani, vicepresidente nazionale del partito, non ha detto una parola. E con Nicola Ottaviani ha avuto un rapporto forte, fino a pochi mesi fa. Il sindaco di Frosinone ha partecipato da protagonista a riunioni ed incontri nei quali si lavorava al rilancio del Partito. Ma è proprio il silenzio la reazione migliore in queste circostanze? Magari non la pensa così chi in questi giorni, nonostante i sondaggi e l’avanzata della Lega, ha rinnovato la tessera di Forza Italia. Senza considerare il fatto che gli “azzurri”sono parte importante della maggioranza che sostiene l’Amministrazione guidata da Ottaviani.

Una situazione complicata, a tratti kafkiana. Perché magari alcuni esponenti del partito sono pronti a seguire Ottaviani, perfino nella Lega. Però le posizioni, di tutti e di ciascuno, andrebbero esplicitate. Invece niente, da Forza Italia soltanto silenzi su una vicenda che al contrario è importante, perché in ogni caso destinata ad incidere negli assetti del centrodestra. Proprio questo silenzio evidenzia una debolezza sul piano politico. Come se ci fosse una certa “rassegnazione”a non essere più centrali nelle dinamiche politiche, perfino del centrodestra. In politica è importante anche l’orgoglio.

Commissariamento della sanità, venti di guerra

Giulia Grillo, ministra della salute ed esponente dei Cinque Stelle, ha detto: «Ho letto i verbali. Al momento non ci sono i presupposti affinché il Lazio esca dal commissariamento». Il tutto a poche settimane dal vertice del tavolo di lavoro.

L’uscita dal commissariamento si sarebbe dovuta realizzare, secondo il precedente Governo, nei primi mesi del 2019. E finora non c’erano stati segnali di ripensamenti o cambi di linea. Il presidente della Regione Nicola Zingaretti ha risposto: «I presupposti per uscire dal commissariamento ci sono tutti. Sono i dati del Ministero che dicono che le condizioni ci sono. Dieci anni fa la Regione fu commissariata perché contava nel 2009 114 punti Lea (ndr: i livelli essenziali di assistenza) su un minimo di 160. Nel 2017 l’ultimo dato è a 180».

La ministra Grillo ha pure aggiunto: «Ritengo sia necessaria una figura terza che abbia il tempo di dedicarsi alla sanità. Il presidente Zingaretti è giustamente preso dal ruolo istituzionale e non può fare anche il commissario». Il Governatore ha parlato di «persecuzione politica».

Al di là del merito delle questioni, il momento politico è particolare: europee alle porte, Zingaretti in corsa per la segreteria nazionale del Pd. Giulio Andreotti ha ripetuto all’infinito che a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina. Soprattutto in politica. E finora il Movimento Cinque Stelle ha dimostrato che su un settore è praticamente imbattibile: la propaganda politica.

E finché la “narrazione” va, lasciala andare.

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