Il fantasma che turba la candidatura europea di Nicola Ottaviani

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C'è un fantasma ad agitare la candidatura di Nicola Ottaviani alle Europee nella lista della Lega. Le preferenze. Tutti i rischi. E le possibili soluzioni. Ma c'è una necessità: iniziare a far girare il nome

Dicono che abbia deciso. Che sia stato fondamentale il pranzo dell’altro giorno (presente la sua signora) con il sottosegretario Claudio Durigon. E che il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani abbia accettato di candidarsi alle prossime elezioni Europee nella lista della Lega. Il messaggio inviato la settimana scorsa ai dirigenti Ugl del Centro Italia per indicare che bisognerà sostenerlo è solo un ulteriore indizio (leggi qui Sulle chat Ugl di Roma c’è l’ordine: «Voteremo Ottaviani di Frosinone»).

Il nome del sindaco di Frosinone sarà inserito nella lista della Circoscrizione Italia Centrale. Al secondo posto: subito dopo Matteo Salvini e immediatamente prima di Francesco Paolo Capone segretario generale del sindacato Ugl. A tavola Claudio Durigon avrebbe garantito che darà l’indicazione di votare la terna composta da Ottaviani, Capone e Susanna Ceccardi sindaco di Cascina (45mila abitanti, in provincia di Pisa). Vincendo così le ultime resistenze.

Lo spettro delle preferenze

Un fantasma si agita di fronte a Nicola Ottaviani. È lo spettro della preferenza. Nel Collegio Italia Centrale la Lega prevede di eleggere 5 dei 14 Eurodeputati che a Bruxelles e Strasburgo andranno a rappresentare Lazio, Toscana, Umbria e Marche.

I sondaggi prevedono che i segni sul simbolo del Carroccio saranno tantissimi. Ribaltando il 40% che cinque anni fa fece diventare Matteo Renzi onnipotente nel Pd.

Il problema è proprio questo. I voti sul simbolo faranno scattare i seggi su cui accomodarsi. I nomi degli assegnatari lo determineranno le preferenze. Su quali preferenze Nicola Ottaviani può contare per arrivare a Bruxelles?

Si parte da Frosinone

Il sindaco è stato rieletto per il secondo mandato con un plebiscito. Legato soprattutto alla sua personale immagine. Ma Nicola Ottaviani fino ad oggi è stato un fenomeno circoscritto a Frosinone: in giro per la provincia non ha uomini suoi, né referenti che rispondano direttamente a lui.

Questo perché Ottaviani finora non ha avuto né il tempo, né la voglia, né la necessità di costruirsi una personale componente politica.

I 15mila voti da sindaco presi l’11 giugno 2017 rischiano di non essere una base di partenza. Perché molti di quelli che un anno e mezzo fa gli hanno portato il consenso ora potrebbero trovare più conveniente schierarsi contro Ottaviani. Determinando una sorta di Primarie a distanza con cui contarsi già alle Europee per rivendicare poi la corona di candidato alla successione del sindaco.

Il sindaco ha un’arma per disinnescare questo rischio. La procedura di incompatibilità tra la carica di sindaco e parlamentare europeo può essere dilatata: utilizzando lo stesso iter che consentì ad Antonello Iannarilli e prima di lui a Francesco Scalia di affidare il timone al proprio vice.

Una procedura che eviterebbe il ricorso immediato alle elezioni comunali. E consentirebbe di guidare a distanza l’amministrazione cittadina. Completando i 4 progetti già avviati: la riqualificazione dell’area ex Permaflex a ridosso del casello A1; la trasformazione urbanistica dello Scalo attraverso i fondi nazionali e quelli messi a disposizione da Conferenza Episcopale e Ferrovie dello Stato; il completamento della messa in sicurezza della Monti Lepini; il recupero dei Piloni.

Preferenze oltre ai voti

Il simbolo della Lega porterebbe voti? Voti si. Tutti i sondaggi dicono che la campagna elettorale permanente avviata da Matteo Salvini sta producendo consenso. Ma le preferenze sono un’altra cosa. Per votare Ottaviani bisogna scrivere “Ottaviani” sulla lista.

I portatori di preferenze sanno quanto sia difficile dire agli elettori di votare un nome diverso da quello del leader. Accadde alcuni anni fa con Berlusconi: molte ‘terne‘ in Forza Italia saltarono perché al posto dei tre nomi indicati veniva scritto quello del Cav. Nell’elettorato del Carroccio questa volta ci sarà lo stesso fenomeno.

Un esempio concreto? Nonostante l’efficiente struttura dell’Ugl e la macchina elettorale del sottosegretario Claudio Durigon unita a quella del deputato di Terracina Francesco Zicchieri, alle scorse Regionali (le altre elezioni in cui si viene eletti solo se si portano le preferenze) nel loro feudo in provincia di Latina hanno prodotto circa 7mila preferenze: appena un quinto dei 32mila voti presi dal simbolo della Lega in provincia di Latina.

A proposito dei portatori di preferenze. Questa volta non ci sarà gente come Fabio Forte e Alessia Savo che dopo avere partecipato al successo della Lega ne sono stati messi ai margini.

L’Italia centrale

All’epoca, Alfredo Pallone e Francesco De Angelis vennero eletti perché indicati direttamente dal Partito, che diede indicazioni precise e vincolanti ad una macchina organizzativa oliatissima ed efficiente come non più dopo.

Il primo era il potentissimo Coordinatore Regionale del PdL nel Lazio, benedetto direttamente da Antonio Tajani che già allora aveva la delega totale sulle candidature e le elezioni per l’Ue. Il secondo veniva dalla strepitosa performance alle Regionali del Lazio, conquistate con un numero impressionante di preferenze personali.

La storia non è più la stessa. Ottaviani non viene da quegli schemi. I Partiti di oggi non hanno quelle organizzazioni così ramificate.

Un fantasma che Nicola Ottaviani sta già lavorando per esorcizzare. Perché i 5 o 6 posti a Bruxelles ci saranno. Tocca a lui decidere quando iniziare a far circolare il nome.

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