Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 22 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 22 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 22 dicembre 2022

TOP

DE ANGELIS – OTTAVIANI

Francesco De Angelis e Nicola Ottaviani

Loro lo avevano capito. Da subito e prima di chiunque altro. La battaglia per le elezioni Provinciali di domenica scorsa non serviva soltanto per eleggere il nuovo inquilino di Piazza Gramsci. Anzi: quello era il dettaglio minore. Dietro a quello scontro elettorale c’erano tutti i futuri assetti della politica provinciale per almeno i prossimi tre anni.

La dimostrazione plastica dei nuovi assetti c’è stata ieri con l’incontro in Provincia che ha messo di fronte il nel presidente Luca Di Stefano con il suo avversario (fino a domenica) Riccardo Mastrangeli sindaco di Frosinone, con il leader della componente maggioritraria Pd Francesco De Angelis, con il coordinatore provinciale della lega Nicola Ottaviani.

È il via ad uno schema politico che va oltre gli steccati centrosinistra – centrodestra. Perché se il tuo alleato naturale ti diventa nemico, tanto vale sceglierti l’alleato tra i tanti nemici e prenderti il migliore. Un esempio? Quando decenni fa si iniziò a parlare di fusione tra ex democristiani ed ex comunisti, il primo a non scandalizzarsi fu proprio Francesco De Angelis. Che disse: spesso mi è più facile parlare con quelli della Margherita più vicini a me che con quelli del mio Partito che mi stanno più lontani.

Questo ora avrà ripercussioni sulle elezioni Comunali della prossima tornata tra cui Ferentino e Anagni, le avrà sugli assetti futuri di Cassino, su giunte ed enti intermedi come Saf. In un colpo solo, Francesco De Angelis e Nicola Ottaviani si sono scrollati dalle spalle gli avversari interni. Assicurandosi un ruolo centrale.

Almeno fino alle prossime elezioni.

Vincitori poco occulti.

SAN LORENZO DELLA RABATTA

Foto: associazione La Rabatta APS

Ci sono diversi modi per dire la propria opinione e diversi modi per fare una critica. Ci sono quelli arcigni e protocollari, poi quelli incivili e borderline. Poi ci sono i modi “ammodini ed acconci” che raccontava Guareschi quando parlava della recita di Natale del figlio di Peppone davanti al Vescovo con il padre a farsi venire un infarto di orgoglio mascherato da infarto di rabbia.

Poi c’è il modo di quelli di San Lorenzo della Rabatta, che guarda caso sempre con il Natale ha a che vedere. Trattasi di un borghetto gemmato in provincia di Perugia che ha tante cose belle da vedere e qualcosa di meno carino da sbirciare con disapprovazione.

Cosa? La strada che si inerpica al borgo tra Cenerente e Monte Tezio è da tempo “ridotta a un colabrodo ed è una vera killer di pneumatici, semiassi e ossa umane, a contare che non sempre gli incidenti finiscono con un coccolone e basta. E’ una strada-calamita per potenziali incidenti, specie con le piogge che fanno ruscellare l’acqua fangosa dal sovrastante bosco e che riempiono le decine di buche, rendendole trappole infide per agli automobilisti.

I residenti hanno scritto a tutti: amministrazione, provincia, Padreterno e satanassi ma nulla, la strada per San Lorenzo è e resta una versione umbra dell’emmenthal. Quando però gli umbri prendono d’aceto si sono due possibilità: o tengono fede al loro nome e ti fanno ombra con i badili oppure studiano un modo maledetto per metterti in ridicolo.

E cosa hanno fatto quelli di San Lorenzo che sono geni puri? Per segnalare le buche, tutte le singole buche le hanno addobbate… per Natale. Come? Con festoni, alberelli, elfi ghignanti, stelle di Natale e pupazzeti per riempire quelle voragini cave e buie del manto stradale.

Il principio è che se una cosa non la vedi ti fa male ma se la vedi e ti ci cade lo sguardo perché è mercanzia natalizia la eviti perché tutto ciò che è natalizio è sacro per imprinting prima che per decisione cartesiana. Ovviamente la provocazione è stata temporanea ma ha fatto effetto.

Il risultato? La strada in questione pare Rovaniemi dopo che ci è passato Ozzy Osbourne e le auto vanno di slalom. Ma almeno non spaccano i braccetti nelle buche. Ed almeno adesso quelli che sanno che a San Lorenzo c’è un problema che va assolutamente risolto sono molti di più. E per risolvere una cosa c’è un’altra via ancora: quella di dirla al mondo e farla diventare argomento per ridere. Perché non c’è niente di meglio del ridicolo di chi lo ha creato per andare a meta su un problema.

E a San Lorenzo lo hanno capito.

Elfi dell’asfalto.

FLOP

I CINGHIALI

Foto: Photocech © DepositPhotos.com

Per trovare “cinghiali” che abbiano creato problemi o diviso fazioni nella storia politica italiana bisogna tornare indietro di 30 anni, a quello smargiasso “Cinghialone” cioè che un insolitamente manettaro Vittorio Feltri appioppò a Bettino Craxi dalle pagine de L’Indipendente nel periodo di Tangentopoli.

Da allora la figura del cinghiale non aveva mai avuto l’appeal di Erimanto nella mistica politica nostrana, cioè di bestia paurosa e cannibale, ma semplicemente di suino selvatico che a tratti copula matto come un coniglio con le zanne e invade i centri abitati della penisola. E lì, come il suo antesignano in metafora, divide le fazioni di un Paese che se non fosse fazioso sarebbe perfino civile.

E che i cinghiali siano diventati discrimine di parte e addirittura possibile freno all’esercizio dell’azione di un governo complesso di umani occidentali lo dimostra la norma che li riguarda. Norma che ha diviso come le acque del Mar Rosso la Commissione Bilancio della Camera ed ha inter(rotto) l’idillio fra il governo Meloni e gli avversari delle minoranze per portare a meta l’esercizio finanziario pena un’approvazione sotto egida di San Silvestro.

Che c’entrano i cinghiali? Tanto, a contare che proprio la “norma cinghiali” ha fatto saltare il banco ieri. Insomma, in aula e con l’alba a grattare i finestroni del Palazzo è rispuntata all’ultimo la notula di emendamento che “prevede l’estensione della caccia nelle aree protette e urbane”. Si tratta della famosa, (o famigerata) legge che per contenere la proliferazione dei suini autorizza il loro abbattimento sempre, comunque e dovunque.

Attenzione, il momento topico in cui le setole ruvide hanno irruvidito la seta infida del “mettemose d’accordo” è arrivato quando mancava “solamente il voto per il mandato al relatore”. Ma quando è spuntata quella faccenda Marco Grimaldi e Angelo Bonelli di si sono fatti prendere le convulsioni ed hanno riaperto le ostilità. I due hanno accusato la maggioranza di governo di “aver tenuto nascosto fino all’ultimo, senza discuterne, l’emendamento che era stato accantonato e non inserito in alcun fascicolo”.

Sul fronte opposto della tenzone si è materializzato un illividito “fratello” Paolo Trancassini, che ha chiesto la convocazione di un Ufficio di Presidenza. E il risultato pratico? La seduta è stata sospesa, i cinghiali hanno diviso gli scranni e ognuno è tornato a fare quello che meglio gli riusciva: guardare brutto gli altri, litigare sulla Manovra e grufolare nel suo pezzo di terra. Come farebbe un cinghiale.

Manovra norcina.

LUCIO FIORDALISIO

(Foto © Stefano Strani)

Ci sono battaglie possibili, altre che sono probabili e ci sono quelle impossibili. Che si affrontano comunque: per ribadire un principio, salvaguardare l’onore, lasciare un segno sulla pagina della Storia. Pensate solo all’ultima disperata carica della Cavalleria polacca a sciabola sguainata contro i panzer di Guderian. Oppure ai monarchici (non fascisti) che rimasero comunque con Graziani per non marchiare l’Italia come voltagabbana di fronte alla Storia.

Ci sono però situazioni che lasciano perplessi. Come quella combattuta dal Comune di Patrica per decenni nelle aule di Giustizia. Con lo scopo di mantenere nel cimitero cittadino le spoglie mortali del poeta Libero De LIbero. Che gli eredi reclamavano invece nella cappella di famiglia a Fondi.

C’è voluta una sentenza del Tar e metri cubi di carte bollate per arrivare all’ottemperanza. E così ieri a Fondi c’è stata la cerimonia che ha accolto la bara del poeta estumulata dal camposanto di Patrica.

Ecco. Questo è un esempio di battaglie inutili. Impossibili da vincere. Nelle quali ci si è infilati nonostante fosse possibile invece intraprenderne un’altra, vincente. Infatti: che senso ha arroccarsi intorno ad un sepolcro quando è possibile invece esaltare ciò che è vivo del poeta?

Un esempio per essere comprensibili: Antonio Gramsci muore in un carcere fascista, il suo corpo viene cremato al Verano e le ceneri riposano nel Cimitero acattolico di Roma. A Ghilarza, nell’entroterra sardo, a due passi dalle sponde del lago Omodeo, è meta di pellegrinaggio la casa di Gramsci: diventata museo, con tutto ciò che aiuta a comprendere come si formò il pensiero gramsciano.

Patrica ha una fortuna immensa: è stata scelta dal poeta Libero De Libero come suo buen retiro, dove ispirarsi e produrre alcune delle sue pagine memorabili. Il Comune ha già intrapreso un interessante percorso di valorizzazione delle proprie bellezze. Puntare anche sul fatto di essere il paradiso scelto da De Libero sarebbe stato una leva vincente per attrarre ancora più visitatori. Con una battaglia culturale possibile.

Bastava leggere Ugo Foscolo con i suoi Sepolcri.

Oltre le urne dei forti.

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