Corsa al voto ma anche sfida finale tra i leader locali (di L.D’Arpino)

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In questa tornata elettorale ci si è fatti mancare nulla. Tra paracadutati, sgambetti, coltellate alla schiena. Le elezioni non serviranno solo a determinare gli eletti. Ma a regolare molti conti. E determinare il futuro assetto dei Partiti.

Luciano D'Arpino

Giornalista, Regista e Autore teatrale, dirige la redazione di Frosinone de 'Il Messaggero'

Luciano D’Arpino

per Il Messaggero

ed Frosinone

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Tra candidati «paracadutati », mancata difesa del territorio e schiaffi dai vertici nazionali a quelli locali dei partiti, questa pre-campagna elettorale non si è fatta mancare nulla.

Gli esponenti di Forza Italia del capoluogo hanno evocato il Vietnam per replicare alla candidatura di un leghista alla Camera nel collegio maggioritario di Frosinone. Vietnam vuol dire guerriglia permanente anche contro quei dirigenti provinciali del Partito che non avrebbero sostenuto con decisione la candidatura di un esponente azzurro del capoluogo alla Camera: il presidente del Consiglio comunale Adriano Piacentini e l’assessore al Bilancio Riccardo Mastrangeli, infatti, erano in pole position.

Il leader provinciale del Partito, il cassinate Mario Abbruzzese, ha respinto le accuse ma il malcontento è rimasto. La prima mossa della guerriglia azzurra è stata quella di far ritirare la candidatura alle Regionali ad Alessandra Mandarelli. La seconda, quella di dirottare la discesa in campo di Ombretta Ceccarelli dalla lista di Forza Italia a quella civica in appoggio del candidato a Governatore del centrodestra Stefano Parisi.

Quella in Forza Italia è anche una sfida per la leadership provinciale tra l’attuale timoniere Abbruzzese e il sindaco del capoluogo Nicola Ottaviani. Il primo cittadino è inferocito, anche se non lo dice pubblicamente perché il modello Frosinone (candidato scelto con le primarie e dimezzamento delle indennità degli amministratori) è stato completamente snobbato.  Un modello che avrebbe dovuto portare ad una candidatura blindata per un amministratore di Frosinone. Così non è stato e, solo ad urne chiuse, si vedrà chi avrà vinto la partita.

Di sicuro non mancheranno altri colpi di scena. Ed è sfida per la leadership definitiva anche nel Pd ciociaro tra Francesco De Angelis e Francesco Scalia, entrambi candidati al Parlamento, ma non in posizioni blindate. Anche qui saranno i risultati a parlare e non le chiacchiere. Il 4 marzo non è poi così lontano.

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