Il fattore “tre scimmiette”. Cambiamo la narrazione (di C. Trento)

Foto © Michael Maggs

Il coraggio di Claudia Pompeo. E decenni di eccellenza che non possono essere cancellati. La solitudine degli imprenditori: la politica fa come le tre scimmiette. E l'odio social che continua a dilagare nel territorio

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Claudia Pompeo è andata dritta al punto: «Siamo profondamente dispiaciuti per quello che è accaduto, ma abbiamo sempre agito in buona fede: vogliamo porgere le nostre scuse alle famiglie e ai ragazzi e proporre loro di incontrarci per avviare insieme un percorso che ci porti a migliorare la nostra conoscenza dell’autismo e la nostra capacità di accoglienza».

Claudia Pompeo

L’intera settimana è stata caratterizzata dalla vicenda del Capodanno negato a dieci ragazzi autistici. Una premessa è d’obbligo: l’amarezza e la rabbia delle famiglie dei ragazzi sono assolutamente legittime, perché si sono sentite discriminate. E ha ragione Marco Sabatini quando ha parlato di «ignoranza su tali problematiche».

Certamente ci sono stati errori di comunicazione, forse perfino di gestione di una vicenda comunque complessa. Come hanno sottolineato tutti.

Claudia Pompeo, rappresentante della proprietà dell’hotel Fontana Olente, lo ha riconosciuto con coraggio e umiltà quando ha aggiunto: «Forse potevamo esprimerci e comunicare in modo diverso e invitare la referente a fare un sopralluogo e di questo chiediamo ancora scusa».

Chi non sa chiedere scusa non conosce il coraggio. E Claudia Pompeo ha sempre dimostrato di essere una donna e un’imprenditrice intelligente e coraggiosa.

Il corto circuito di questa vicenda è stato rappresentato da tutto il resto. Dall’aver voluto fare di tutta l’erba un fascio, dall’aver voluto mischiare le pere con le mele, ma soprattutto dall’incapacità di questo territorio di distinguere i livelli e di ricordare altre cose. Per esempio che le Terme di Pompeo sono da decenni un’eccellenza, che assicurano servizi di primo livello nelle cure termali, che rappresentano una delle poche aziende che continuano ad investire sul territorio, che hanno decine di lavoratori.

Un errore, per quanto grave, non può e non deve cancellare tutto il resto.

Il silenzio pavido di una provincia tafazzista

Qui il discorso diventa generale e riguarda l’intera provincia. Bisognerebbe cambiare la narrazione, riscoprendo l’orgoglio e la capacità di fare sistema sul serio. Altrimenti il riscatto non potrà mai esserci, altrimenti la Ciociaria continuerà a scivolare non soltanto nelle classifiche della qualità vita ma perfino in quelle della memoria.

Giovanni Turriziani

Memoria storica, culturale, ma pure di valori di un territorio che meriterebbe ben altra classe dirigente. Ed è arrivato il momento di sottolineare la solitudine degli imprenditori, di chi in questo territorio prova a fare qualcosa. Non parliamo soltanto dei grandi imprenditori (che meritano comunque lo stesso rispetto degli altri), parliamo di quelli piccoli e medi. Di quelli che vogliono dimostrare che in Ciociaria “si può fare”. Che si possono raggiungere vette di eccellenza nazionale e perfino internazionale. Ma che poi scoprono di essere soli quando sorge un problema o si manifesta un’emergenza.

Con una classe politica che spegne i telefoni, che si rifugia nella logica delle “tre scimmiette” (non vedo, non sento, non parlo), che è la prima ad alimentare la narrazione “catastrofista” della Ciociaria. Dove invece ci sono eccellenze nell’impresa, nel mondo del lavoro, ma soprattutto nei nostri giovani, che purtroppo preferiscono andare via.

La classe politica locale, tranne poche eccezioni, non ha una visione, né sistemica né di futuro. È soltanto preoccupata di ottenere le candidature, di mantenere le poltrone. Accontentandosi delle briciole sgrullate dalle tovaglie romane. Neppure si accorge del grido d’aiuto di imprenditori, commercianti, artigiani, disoccupati, studenti. Ognuno guarda al proprio minuscolo orticello, perfino sul versante della comunicazione. Senza neppure rendersi conto che se il territorio continua a perdere “peso”, alla fine termineranno pure le poltrone.

D’altronde c’è poco da fare, il coraggio è merce rara. Perciò avrà eternamente ragione Alessandro Manzoni a proposito di don Abbondio: «Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare».

E così in Ciociaria impera il “tafazzismo”, quell’atteggiamento masochistico reso celebre da Tafazzi, personaggio televisivo interpretato da Giacomo Poretti, componente del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.

Una società segnata da violenza e odio. Anche social
Il vescovo Ambrogio Spreafico

Lo ha detto nel Te Deum monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo della diocesi di Frosinone, Veroli, Ferentino: viviamo in una società caratterizzata da violenza e da odio. Anche dalle nostre parti. Dove l’attenzione verso i deboli, i poveri e gli anziani è ai minimi storici.

Lo stesso Spreafico, per l’intero 2019, ha acceso i riflettori sull’odio che si sprigiona dai social. È un fenomeno incontrollabile, che può colpire chiunque, che si estende con sempre maggiore frequenza e volgarità. Con un retropensiero implicito, quasi che lo schermo del computer possa rappresentare una garanzia di protezione o di impunità. (leggi qui Cliccate e andate in pace: i 10 comandamenti del vescovo per chi va sui social)

I complottardi da tastiera si moltiplicano in progressione geometrica. Qualche anno fa Enrico Mentana parlò di “avvelenatori del web”, coniando il termine “webete”. E spiegando che non esiste distanza maggiore che tra il virtuoso e il virtuale. Indipendentemente dalle fake news.

«Le persone che “incontri” sui social sono reali. Sono, come te, persone che gioiscono, soffrono, amano… Vanno sempre rispettate». È il primo punto del decalogo sui social voluto dalla Diocesi. Temi che andrebbero affrontati in maniera sistematica e approfondita. Magari spiegando che i “like” agli insulti si trasformano in… insulti.

L’antidoto all’odio social? L’onestà intellettuale e la corretta informazione per esempio. Ma anche lo studio e la capacità di non fermarsi ai titoli di testa. O di coda, dipende dai punti di vista. Ma è complicato nell’era in cui anche la politica si nutre quasi esclusivamente di like.

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