La puntura dello spillo di Stirpe a chi può e non vuole trainare

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Le punture di spillo, con stile, del presidente Maurizio Stirpe a «chi deve dare e deve fare di più, perché può dare e fare di più». Poi esorta: «Il nostro territorio deve fare un'assunzione di responsabilità»

 

Fabio CORTINA
Uomo ancora in tv

 

I paroloni arzigogolati non fanno per lui e non ne usa. Anzi, ha abusato della locuzione “per capirci” durante tutta la lezione. Pardon, conferenza stampa. Maurizio Stirpe, il Pres, mercoledì ha fatto il Prof. Ha messo tutti in fila, ha spiegato cosa è stato fatto, cosa si può fare, ma sopra ogni cosa ha mostrato l’orgoglio dalla pancia della sua creatura: lo stadio dedicato al papà Benito.

Una sorta di parto al contrario. Dall’interno dello stadio che ha voluto e creato, ribadendo più volte che il merito è soprattutto di altri, Stirpe si è dischiuso al mondo dispensando sorrisi che mai prima d’ora aveva esibito. Neanche in quel 16 maggio 2015, il giorno dell’ascesa nell’olimpo del pallone.

 

«Inizia una nuova fase», lo ha ribadito più volte il Pres, alternando la cronistoria di quanto accaduto in questi mesi ad una lectio di una semplicità devastante.

 

Sì, perché quando gli è stato chiesto se lo stadio potesse diventare il proverbiale volàno di un territorio a cui però manca ogni sorta di forza per attivare il meccanismo, lui ha risposto spiazzando tutti. L’economia non è materia semplice in cui si può avventurare come lo si fa col fantacalcio, eppure la straordinaria linearità della sua risposta ha lasciato tutti a bocca aperta.

 

«Come si è realizzato lo stadio si possono realizzare tante piccole altre cose. Per esempio il sindaco va cercando le aziende che si prendano cura delle aiuole sulla Monti Lepini, tanti possono farlo. Il senso della comunità significa dare un contributo e chi sta meglio dà il contributo. L’esempio deve partire da chi sta meglio».

 

Una stoccata in gergo schermistico, un diretto sul mento mutuando la boxe. ‘Na botta, per dirlo alla ciociara, a tutti quelli che cercano di risparmiare “uno”, per non scalfire il “mille” che hanno in cassaforte. Una botta a tutti quelli che fanno gli indifferenti e fingono di non vedere al Casaleno lo stadio che finalmente ha dato un simbolo a questa città da sempre senza un’identità, senza una storia, senza nulla che la caratterizzasse. Uno stadio da sogno che gli indifferenti fingono di non vedere forse per paura di dover mettere la mano al portafogli e comprare un abbonamento in una di quelle aree pensate e realizzate apposta per «Chi traina: deve dare e deve fare di più, perché può dare e fare di più. Il nostro territorio da questo punto di vista deve fare un’assunzione di responsabilità».

Invece i tifosi hanno risposto in massa, con il cuore. E chi può s’è visto un po’ meno.

 

La lezione prosegue. «Lo stadio potrà dare un contributo al territorio solo se concepito come una cosa che se si vuole realizzare si realizza. Come avvenuto per lo sport può avvenire in tutti i settori economici della nostra comunità». Per capirci: io vi ho dato l’input e bene o male guadagno io e guadagna il territorio, se chi ha le risorse fa come me, forse stiamo meglio tutti.

 

Niente teorie Keynesiane, niente tabelle piene di numeri o voli pindarici su sgangherati punti di Pil, il discorso di Stirpe è chiaro: «Chi traina deve dare e deve fare di più, perché può dare e fare di più». E nessuno pensi che Maurizio Stirpe sia Robin Hood, no Maurizio Stirpe è un imprenditore e mette subito in chiaro che il suo discorso nulla ha a che fare con l’assistenzialismo o con una rivisitazione del capitale di Marx: «Invece chi non ha – spiega il Pres – non deve vivere questa condizione come un alibi per non fare niente. Se siamo in una comunità ognuno può e deve fare di più».

 

Il discorso, di una semplicità disarmante però rimarrà lì. Rinchiuso in quelle quattro mura di una sala stampa che per qualche minuto è stata aula di università. Stirpe tornerà a fare il Pres ed in quella stanza si tornerà a ciarlare di fuorigioco e di prestazioni calcistiche che potevano essere migliori, di sconfitte, arbitri e fuorigioco.

 

Il calcio trionferà, come è giusto che sia e Stirpe, signore del pallone declinato in Ciociaro potrà stare tranquillo a rimirarsi la sua opera maxima con lo stesso sorriso del suo papà, che per primo parlò di Serie A. Il figlio del cavaliere ha dimostrato di avere i numeri, un po’ ne ha dispensati a chi li potrebbe giocare, ma questi non lo faranno. Magari noi studenti in sala stampa lo abbiamo capito, ma loro, gli altri prof ai quali era indirizzato il messaggio faranno finta di non aver sentito.

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