I protagonisti del giorno. Top e Flop del 27 febbraio 2020

Top e Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP 

IGNAZIO PORTELLI

Ancora una volta il Prefetto ha fatto vedere di che pasta è fatto. Sull’emergenza legata al Coronavirus non soltanto ha preso in mano la situazione, ma ha voluto far capire bene che non sono ammesse deroghe né iniziative personali o interpretazioni estemporanee.

Ignazio Portelli, prefetto di Frosinone. Foto © Stefano Strani

Le conseguenze si stanno vedendo a livello internazionale: turisti italiani respinti alla frontiera di Israele, turismo in Italia cancellato al punto che Alitalia chiede la cassa integrazione per 4mila dipendenti. Tutto a causa della mancanza di coordinamento e sintonia con le linee guida nazionali. Come è acceduto nelle Marche: dove il Tar ha riaperto scuole e teatri chiusi dal governatore della Regione.

È questo che Ignazio Portelli ha detto con molta chiarezza che non tollererà. Ha riunito i sindaci della provincia di Frosinone per dare indicazioni non soltanto su quelli che sono i protocolli ministeriali, ma anche per raccomandarsi di evitare comunicazioni e atti che possano determinare panico e caos. Stesso discorso ha fatto ai vertici sanitari.

È il momento dei segnali. Nicola Zingaretti è andato a Milano ed ha mobilitato il Partito: per bere una birra in centro. E far capire a tutti che in Lombardia non c’è la peste. Il Prefetto ha detto che lo Stato non ha paura: ed i suoi sindaci non devono mostrare né timore né incertezze. Ministeriale.

NICOLA ZINGARETTI

Parola d’ordine: normalità! L’economia dell’Italia inizia a registrare segnali pessimi a causa delle conseguenze generate dall’ondata emotiva sul Coronavirus. La gente non esce, i negozi sono vuoti, bar e ristoranti non lavorano. Ma soprattutto i turisti stanno cancellando i viaggi in Italia.E noi viviamo di turismo.

Nicola Zingaretti a Milano

E allora da Milano viene lanciata una parola d’ordine: Normalità. Nicola Zingaretti non se lo fa ripetere. Accoglie la volo l’invito del sindaco Beppe Sala. E va a prendere un aperitivo a Milano. Lo ha fatto dicendo «Non perdiamo le nostre abitudini, non possiamo fermare Milano e l’Italia». Ha esortato: «La nostra economia è più forte della paura: usciamo a bere un aperitivo, un caffè o per mangiare una pizza».

Un leader si vede anche da questo. dalla capacità di dare coraggio, spingere a reagire. Dire la parola giusta nel momento giusto. Ed in questo caso la parola da dire era: “L’Italia ce la farà”. E Nicola Zingaretti è andato a Milano per dirlo. Come Milano: un leader da bere.

MARCO CACCIATORE

È uno dei fedelissimi del capogruppo Roberta Lombardi. Marco Cacciatore  ha sostenuto la linea dello stop agli sfratti nelle Cese Popolari portata avanti anche dal presidente della Regione Lazio e segretario nazionale del Pd  Nicola Zingaretti. Nei Cinque Stelle è successo il finimondo. Al punto che Davide Barillari ha chiesto addirittura l’espulsione della Lombardi e di Cacciatore.

Davide Barillari e Marco Cacciatore © Stefano Carofei / Imagoeconomica

Marco Cacciatore ha detto la sua. Rivelando la reale situazione all’interno del gruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Lazio. Lacerato. Attraversato da dispetti e veleni. (leggi qui La grande spaccatura nel MoVimento).

Attaccando l’ala di Barillari ma anche di Valentina Corrado. Ha affermato Marco Cacciatore: «Alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle si dimostrano spesso immaturi. Sono due legislature che partecipiamo alle dinamiche istituzionali. Dovremmo far prevalere l’interesse di giungere ai risultati che ci chiedono dai territori, anche facendo autocritica, come sui rifiuti».

Aggiungendo: «Sui rifiuti a Roma i risultati sono oggettivamente imbarazzanti. Invece che urlare alla luna per metterci in mostra dovremmo fare autocritica». Non esiste possibilità di accordo tra le due “anime” dei Cinque Stelle. Occorre il coraggio della rottura e Marco Cacciatore lo ha dimostrato. A testa alta.

FLOP

SALVINI-RENZI

L’asse tra i due Matteo esiste, altro che. Perfino nel momento dell’emergenza Coronavirus sta venendo fuori in maniera chiarissima. Matteo Salvini insiste nella sua richiesta di un Governo di unità nazionale che gestisca questa fase delicata e poi porti il Paese al voto. Alla fine il ragionamento potrebbe perfino fare breccia al Quirinale. Anche se c’è il no secco del Partito Democratico.

Matteo Renzi invece ha scelto il silenzio, ma è felicissimo del logoramento del premier Conte. Come ha scritto l’Huffington Post è tornato in poltrona con i pop corn. Ma il punto politico è che entrambi sono interessati esclusivamente a far cadere il Governo. Uniti da un insolito destino.

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte

La verità è che il presidente del consiglio era in difficoltà anche prima dell’esplodere dell’epidemia da Coronavirus. Adesso lo hanno dimenticato tutti, ma sulla questione della riforma della prescrizione il Governo stava ballando di brutto.

Quello che è successo dopo però poteva aiutarlo a cercare di ricompattare la maggioranza. Invece non è successo, a dimostrazione cha la politica non si improvvisa.

Conte è retto esclusivamente dal Pd di Nicola Zingaretti dopo essere stato indicato e mollato dai Cinque Stelle di Beppe Grillo. I limiti stanno emergendo tutti e Zingaretti non potrà “morire politicamente” su di lui.

Senza via di scampo.

IL TESTACODA

Il professor Sabino Cassese, principe dei costituzionalisti, ha risposto così alla domanda di Corrado Formigli su cosa pensano all’estero dell’Italia in questo momento di emergenza da Coronavirus: “I soliti italiani, amano il teatro”. Geniale.

La conferenza stampa dei ministri Luigi Di Maio e Roberto Speranza © Imagoeconomica

I ministri Luigi Di Maio (Esteri) e Roberto Speranza (Salute) hanno cercato di passare al contrattacco incontrando la stampa estera. E dicendo: “I nostri figli vanno a scuola. Se vanno a scuola i nostri figli, possono venire i turisti e gli imprenditori. Su 7104 Comuni, ne sono coinvolti poco più di 10: se guardiamo alla mappa possiamo dirci finalmente qual è l’unità di grandezza e l’entità del fenomeno. Quella del coronavirus è una crisi molto limitata”. Ma la stampa estera non ha cambiato idea. Operazione anti panico fallita.

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