I protagonisti del giorno * Top & Flop di martedì 15 ottobre 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

Top

BRUNO VESPA

Il vero dominatore è stato lui. Gli è bastato stare in mezzo ai due Matteo (Salvini e Renzi) per far capire a tutti che al centro della scena politica c’era in realtà il giornalista, il conduttore, il presidente indiscusso della terza Camera italiana ormai da decenni.

Bruno Vespa

Bruno Vespa non deve dimostrare più nulla e Porta a Porta è ormai più autorevole del Consiglio dei Ministri. Matteo Renzi e Matteo Salvini se ne sono dette di tutti i colori, riuscendo perfino a far credere che non c’erano regole se non l’accordo sull’arbitro. Bruno Vespa appunto.

Il Capitano e l’ex Rottamatore si sono legittimati a vicenda e a “rosicare” davvero sono stati Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, fuori dall’unico salotto che conta. Vespa si è limitato a sfregarsi le mani di tanto in tanto, dando e togliendo la parola.

Come fanno i veri leader, quelli che sussurrano ai potenti e alla fine fanno passare la loro linea. Curiale.

GIOVANNI TURRIZIANI

In questi giorni, come ogni anno quando si deve varare la manovra finanziaria, si elencano i punti deboli dell’Italia come sistema Paese. Quest’anno si sta mettendo molto l’accento sul fatto che ci sono moltissimi piccoli Comuni, che non riescono a garantire servizi all’altezza e a fare opere pubbliche degne di questo nome perché non hanno la forza e il peso politico per intercettare fondi europei o altre risorse.

Giovanni Turriziani, Foto: © Stefano Strani

Giovanni Turriziani, presidente di Unindustria Frosinone, da tempo ha lanciato il progetto Grande Capoluogo, che nella sostanza è un’Unione di Comuni per gestire al meglio servizi fondamentali. Ogni tanto c’è qualche “fiammata”, poi i vari Comuni si rintanano nel proprio campanile.

Non capendo che la proposta di Unindustria è l’unica percorribile. Nessuno è profeta in patria.

FLOP 

DEVID PORRELLO

Soltanto dopo il 27 ottobre saprà se potrà davvero provare a sedersi sulla poltrona di presidente del Consiglio Regionale del Lazio. Perché alla fine anche in politica contano soltanto i risultati e quelli dell’Umbria peseranno moltissimo.

Devid Porrello © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Intanto però la reazione del Pd alle “bizze” dei Cinque Stelle stanno allontanando l’ipotesi. La spaccatura nazionale, il grande gelo di Di Battista, Lezzi, Grillo (Giulia), Paragone e tanti altri, l’isolamento della sindaca di Roma Virginia Raggi e le difficoltà di Roberta Lombardi sono fattori che in questo momento hanno congelato lo scenario.

Uno scenario peraltro neppure semplice considerando che su quella poltrona è seduto Mauro Buschini, fedelissimo e talebano di Zingaretti. Per sacrificare uno così l’accordo deve essere blindato. Ma il problema è che Zinga adesso  non si fida più dei Cinque Stelle.

Devid Porrello potrebbe restare “sotto” questa situazione. I sogni son desideri. Che svaniscono.

I Nove di Ceccano

Le dimissioni presentate dai 9 consiglieri comunali che lunedì mattina hanno fatto cadere l’amministrazione comunale di Ceccano, così come sono state rassegnate, sono un pezzo di carta. Nulla di più. E se il sindaco Roberto Caligiore si mettesse di punta, li costringerebbe a ripetere l’atto.

Il documento infatti recita: “Tutto ciò premesso, i sottoscritti rassegnano le loro irrevocabili dimissioni“.

Il capogruppo Dem Giulio Conti

Dimissioni da cosa: dal Partito? Dalle cariche ricoperte in seno al Consiglio? Da Consigliere Comunale? Ed in base a quale legge? Dove sta scritto che le dimissioni sono contestuali? E dove si dice che le dimissioni erano finalizzate allo scioglimento del Consiglio?

A sanare il tutto pare abbia provveduto la Segretaria comunale, scrivendo nella nota di accompagnamento alla Prefettura: “Si trasmettono a S.E. il Prefetto le dimissioni rassegnate in maniera contestuale dai sottocitati consiglieri comunali, al fine dello scioglimento del Consiglio Comunale“.

Senza quella nota, le dimissioni sarebbero state discutibili. Degna fine.

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