Fiuggi amara: manca il coraggio per dare una strada al Paese (di C. Trento)

Il presidente nazionale degli industriali, intervenendo a Fiuggi ha lanciato un messaggio severissimo. Oggi manca il coraggio di indicare una strada al Paese. Manca un’idea di Paese, perché il respiro è cortissimo: la caccia al consenso nel brevissimo periodo. Rischiamo di restare nella palude

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Non vediamo le cose per come sono, ma per come siamo. Ha citato una frase del Talmud il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, intervistato a Fiuggi nell’ambito della tre giorni di Forza Italia. (leggi qui Il sogno si smorza a Fiuggi, Giorgetti declassa l’intesa: «Solo locale e alle Regionali»).

Sviluppando poi un ragionamento a tutto campo non solo per far capire che l’associazione degli industriali è lontana dall’attuale governo gialloverde.

 

Boccia ha posto una domanda, sulla quale vale la pena di approfondire ad ogni livello. Nazionale e locale.

La domanda è questa: ma un ministro, o più in generale chi governa la cosa pubblica, deve rispondere solo ai suoi elettori oppure deve rappresentare l’interesse nazionale e collettivo?

E ancora: ma quando si devono prendere delle decisioni importanti, magari impopolari, come si procede? Con dei tweet? Lanciando un sondaggio rivolto al proprio partito o movimento? O guardando in prospettiva, avendo una visione del Paese, di una Regione o comunque di un contesto territoriale?

 

In realtà sono proprio questi i grandi temi della politica attuale. Una politica che, secondo Boccia, è sogno, speranza, visione.

In realtà l’Italia è ferma, ad ogni livello. Non soltanto per la difficoltà di arrivare a soluzioni condivise (in questo senso la distanza che separa Cinque Stelle e Lega su temi fondamentali è abissale), ma anche per le pastoie burocratiche e per tutto il resto. Manca un’idea di Paese, perché il respiro è cortissimo: la caccia al consenso nel brevissimo periodo.

 

Il presidente di Confindustria ha poi fatto un altro esempio, quello delle chiusure domenicali.

Se l’obiettivo è rilanciare e tutelare il piccolo commercio, allora perché non prevedere una detassazione per i piccoli esercizi? Cioè, ragionando a tutto campo, perché invece di vietare e chiudere, non si pensa ad incentivare e ad aprire? È proprio la logica che va capovolta. Altrimenti quale speranza dare a chi si spacca la schiena per garantire un futuro ai figli? E a chi ha ancora voglia di investire e creare lavoro in un Paese dove è complicato perfino ottenere una qualunque autorizzazione? 

 

Se il portavoce guadagna più del presidente

Rocco Casalino, portavoce del premier Giuseppe Conte e capo indiscusso della comunicazione del Movimento Cinque Stelle, guadagna più dello stesso presidente del consiglio. C’è qualcosa che non funziona nel nostro sistema politico.

O no? Esiste perlomeno uno sbilanciamento? Naturalmente sì. Ma l’episodio conferma che per i Cinque Stelle, se c’è un settore che conta più di tutti gli altri, quello è la comunicazione.

Sempre Vincenzo Boccia, a Fiuggi, ha detto: «I giornali, soprattutto quelli di carta, aiutano un popolo a definire la propria coscienza».

Una frase in controtendenza, della quale però si sentiva il bisogno. Perché la carta stampata, nazionale e locale, resta fondamentale per la coscienza critica di qualunque comunità. Eppure anche in questo settore ogni tanto si palesano delle logiche punitive che vanno respinte senza se e senza ma. Perché i giornali fanno parte degli anticorpi democratici di un Paese. 

 

Uniti in Italia Divisi in Europa

Bivio centrodestra Antonio Tajani ha rinnovato l’appello alla Lega di rompere l’accordo con i Cinque Stelle. Ma la frenata del sottosegretario alla presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti (numero due del Carroccio) è stata emblematica.

Dunque, il centrodestra sarà unito alle elezioni amministrative e diviso al governo del Paese. Ma in realtà la distanza più difficile da colmare resta quella sulle europee, le elezioni più importanti del prossimo anno.

Forza Italia è parte integrante del Ppe e ha attaccato Steve Bannon, ex consigliere politico di Donald Trump. Non solo: bacchettate anche a sovranisti e populisti. Che invece sono gli interlocutori della Lega. Mentre Bannon è stato invitato alla kermesse dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. (leggi qui Il sogno si smorza a Fiuggi, Giorgetti declassa l’intesa: «Solo locale e alle Regionali»)

In realtà nel centrodestra l’unità, per il momento, è stata annunciata. Ma bisognerà vedere cosa succederà quando il momento diventerà cruciale. 

 

Le provinciali possono diventare un test nei Comuni

Non voteranno i cittadini, ma sindaci e consiglieri comunali. In attesa che il Parlamento si esprima sull’idea di riportare le Province all’elezione diretta e alle funzioni che avevano prima della riforma Delrio, i presidenti eletti il prossimo 31 ottobre potrebbero avere, da gennaio o febbraio, maggiori deleghe.

Dipenderà dalla “piega” della discussione nel governo.

Intanto però la posta in palio per i protagonisti sarà altissima. Il centrodestra si presenta unito e il candidato è Tommaso Ciccone. Il fatto è che da mesi Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia) e Francesco Zicchieri (Lega) chiedono un riequilibrio della coalizione pure a livello locale. Perché il 4 marzo qualcosa è successo, perfino in Ciociaria.

Forza Italia non ha lanciato segnali in questo senso. Specialmente la parte che fa riferimento a Mario Abbruzzese. Le provinciali saranno una cartina da tornasole. Se Ciccone otterrà in ogni caso (sia se vincesse, sia se perdesse) il pieno dei voti ponderati del centrodestra, allora vorrebbe dire che ci sono gli spazi per una vera ricomposizione della coalizione.

In caso contrario, invece, si aprirebbe un fronte inesplorato, pieno di insidie. Ma una cosa è certa: il fuoco amico metterebbe fine in provincia di Frosinone al centrodestra come lo abbiamo conosciuto finora.

Antonio Pompeo sa che nella fase politica attuale il Pd non può bastare, anche se l’unità dei Democrat sul suo nome è un segnale di novità, considerando la drammatica frattura del 2014. Per questo il presidente in carica allarga il campo. Non soltanto alle liste civiche, ma pure agli amministratori.

Ma c’è un profilo che finora è rimasto sotto traccia. Il voto ponderato rappresenterà un test formidabile per i sindaci di tantissimi Comuni: Ottaviani (Frosinone), D’Alessandro (Cassino), De Donatis (Sora), Caligiore (Ceccano), Natalia (Anagni), Cretaro (Veroli), Morini (Alatri), Rotondo (Pontecorvo), Baccarini (Fiuggi), Quadrini (Isola Liri).

Perché individuare i franchi tiratori non sarà poi così complicato. Anzi.

 

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