Politica, soltanto la rabbia. Poche tracce di orgoglio (di C. Trento)

I lavori sul viadotto Biondi sono quesi finiti: ci sono voluti 6 anni e 3 mesi; sarebbe opportuno non festeggiare. La tragedia del Multipiano e l'abbandono di un'opera costata milioni alla collettività.Lo scontro interno alla Lega: i fatti diranno come stanno le cose

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

La notizia è indubbiamente positiva: a giugno verrà riaperto il viadotto Biondi. A distanza di sei anni e tre mesi. Proviamo ad utilizzare i numeri, che magari rendono meglio l’idea: era il 13 marzo 2013 quando ci fu la frana che determinò la chiusura al traffico veicolare per motivi di sicurezza. A giugno saranno passati 6 anni e 3 mesi (eh sì, con i numeri è tutto un altro impatto). Vale a dire 75 mesi, qualcosa come 2.280 giorni. Anno bisestile in più o in meno.

Per avere un’idea di che cosa si sta parlando, nel 2013, precisamente l’11 febbraio, Benedetto XVI si dimetteva da Papa. Insomma, è passato tantissimo tempo. Troppo. Parliamo di uno snodo viario strategico per la città, che collega la parte alta con quella bassa.

Il 18 dicembre 2016 il Comune di Frosinone per ripristinare, in parte, un minimo di viabilità, inaugurò il ponte Bailey. In questi anni non sono mancate polemiche tra la Regione Lazio e il Comune di Frosinone, ma va pure detto che l’attuale presidente del consiglio regionale Mauro Buschini e il sindaco Nicola Ottaviani hanno tenuto costantemente alta la concentrazione, pressando nel vero senso della parola tutti coloro che in qualche modo dovevano intervenire.

Viene da chiedersi quanto tempo sarebbe passato se non ci fossero stati Buschini e Ottaviani. “70 volte 7” risponde Gesù nel Vangelo per dare un’idea di pazienza e di essenza a proposito di un tema come il perdono.

Ma il punto è che questi sono i tempi delle opere pubbliche in Italia, delle manutenzioni, delle ricostruzioni. Tempi incompatibili con l’urgenza di amministrare, di dare risposte ai cittadini e di programmare. Sarebbe questo un tema sul quale Governo e Parlamento dovrebbero impegnarsi davvero, invece che litigare un giorno sì e l’altro pure su tutto per cercare di capitalizzare un consenso elettorale che poi non viene tramutato in fatti, che diventa sterile. E autoreferenziale.

Selfie e spot sui temi di più grande impatto mediatico hanno sostituito competenze, studio e coraggio di essere perfino impopolari se si guarda al di là della prossima elezione. Perciò, a 6 anni e 3 mesi di distanza, il vero segnale politico in controtendenza sarebbe quello di non festeggiare

Un consiglio comunale per pochi intimi

Il colpo d’occhio della seduta del consiglio comunale di Frosinone di mercoledì scorso era avvilente. O imbarazzante. Dipende dai punti di vista.

Come spesso avviene quando all’ordine del giorno ci sono le risposte alle interrogazioni. Tanti banchi vuoti: sia nelle file della maggioranza che in quelle delle opposizioni. Con una logica della “toccata e fuga” che sta aumentando nelle proporzioni. Senza dimenticare che le sedute ordinarie si svolgono da anni in seconda convocazione, per evitare preoccupazioni alla maggioranza per il mantenimento del numero legale.

Ma la domanda è: perché allora ci si candida al ruolo di consigliere?

Proprio in questi giorni 39 Comuni della provincia sono impegnati in una campagna elettorale dura e spigolosa. Come sempre. Vedere così tante assenze nel consiglio comunale del capoluogo è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Anche perché non è la prima volta. Ogni tanto qualcuno richiama ad una maggiore presenza, ma poi alla fine non cambia nulla.

Le incompiute e il degrado dietro l’angolo

La tragedia che si è consumata nel parcheggio multipiano di viale Mazzini ha scosso la Ciociaria. Indipendentemente da questo, però, è arrivato il momento di avviare una riflessione ad ampio raggio sul degrado ambientale e l’abbandono in cui versano troppe zone di questa provincia.

Il parcheggio di viale Mazzini ha rappresentato per decenni l’incompiuta storica del capoluogo. Poi la struttura realizzata per risolvere una parte dei problemi di parcheggio del centro storico. Solo che il decollo non c’è mai stato: pochissime auto parcheggiate. Mentre il degrado è sotto gli occhi di tutti: vandalismo e sporcizia la fanno da padroni. Ascensori e scale mobili sempre fuori uso, da tempo.

Sarebbe importante discutere su un progetto in grado di invertire la tendenza: sul rilancio del centro storico e su come potrebbe essere utilizzata quell’area. Naturalmente va pure detto che i Comuni e gli enti locali hanno sempre meno risorse a disposizione, per via dei tagli dei fondi nazionali e regionali. Però il degrado va combattuto. E guardato in faccia, evitando di autoconvincersi che appartiene soltanto ad altre zone. C’è anche qui da noi, dietro l’angolo. 

Il Carroccio, le europee e le comunali

Umberto Fusco nominato referente delle quattro province del Lazio, esclusa quella di Roma. La firma in calce al provvedimento è dell’onorevole Francesco Zicchieri, coordinatore regionale del Partito. Il quale ha ribadito che è una sua decisione, finalizzata a meglio organizzare il lavoro sul territorio.

Circolano altre interpretazioni, di una sorta di inversione di tendenza nella gestione politica della Lega in Ciociaria. Saranno i fatti, gli atti e il tempo a dire come stanno le cose. Quello che però emerge è una conflittualità che nasce da contrapposizioni di carattere localistico più che locale. Contrapposizioni che magari affondano le radici più in antipatie di tipo personale che in situazioni politiche. È su questo che il Carroccio dovrà lavorare molto in provincia, consapevole che “imbarcare tutti” non vuol dire necessariamente aumentare i voti. Anzi, il rischio dell’annacquamento cresce.

Nel frattempo alle europee i big locali dovranno contarsi. Ma lo faranno, salvo poche eccezioni, controvoglia, obbligati dagli input nazionali. Magari però è proprio per questo atteggiamento che la provincia di Frosinone non esprime candidature di punta. Meditate gente, meditate.

Per quanto riguarda le comunali, questo giornale ha già avuto modo di sottolineare (numeri e nomi alla mano) come a concorrere siano sempre gli stessi. Dove “stessi” va inteso sia sul piano degli amministratori comunali (sindaci e consiglieri) sia su quello dei politici di lungo corso. Non ci sono e non si profilano novità. Neppure sul fronte delle terze e quarte linee che lamentano il mancato ricambio della classe dirigente quando nessuno li sente e nel più rigido anonimato. Salvo poi accodarsi per pedalare.

Eppure la logica del “servo encomio”e del “codardo oltraggio” (resa immortale da Alessandro Manzoni) non porta mai da nessuna parte. Salvo alimentare il senso del ridicolo.

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