Il Pd litiga, Stefanelli guarda a destra

Vertice mercoledì per evitare la spaccatura nel Pd di Minturno. Ma il sindaco Stefanelli intanto guarda a destra. E dopo il mancato accordo tra Lega e FdI è pronto a capitalizzare

La stanchezza del segretario Dem di Minturno Franco Esposito è sintetizzabile in una dichiarazione: è quella con cui ha annunciato di aver chiesto ‘aiuto’. “A nessuno auguro di stare al mio posto. Perché al logoramento di natura politica se n’è aggiunto un altro che ha un carattere personale. Il mio principale obiettivo resta quello di  preservare l’unità del Partito. Non c’è solo l’appuntamento elettorale di autunno ma anche il futuro, politico ed amministrativo, del Partito Democratico”.

Teme una spaccatura nel Pd, netta e profonda: Esposito viene dalla ‘vecchia scuola’ e la divisione rappresenterebbe una tragedia. Per questo ha chiesto aiuto. La sua richiesta è stata accolta: ci sarà subito un vertice chiarificatore al massimo livello. Lo governerà il segretario provinciale del Pd Claudio Moscardelli già mercoledì.

La bomba ad orologeria

Esposito con Stefanelli

In autunno si vota per rinnovare il sindaco ed il consiglio comunale di Minturno. In carica c’è Gerardo Stefanelli che veniva dal Partito Democratico ma se n’è andato con Matteo Renzi ed è l‘unico sindaco di Italia Viva nel sud Lazio.

Il Pd governa con lui, doveva decidere se sostenerlo o no per il bis. Non era così scontato. Anzi: una parte del Partito preferiva scendere in campo con un proprio candidato. È stato necessario un lungo e paziente lavoro di sintesi fatto dal Segretario Franco Esposito. A marzo scorso ha raggiunto la sintesi: Il Pd supera gli imbarazzi e dice si ad uno Stefanelli bis

Ora però il Pd dalle parti di piazza Portanova è diventato una bomba ad orologeria. Se deflagrasse, danneggerebbe dalle fondamenta l’impalcatura della coalizione. Per questo il senatore Claudio Moscardelli è atteso a Minturno vestito con i panni dell’artificiere. Perché nel frattempo il Pd si è diviso in mille rivoli ed il sindaco Stefanelli è stanco di attendere, di dover capire su quale parte del Partito Democratico fare affidamento  in chiave elettorale.

Tutta colpa delle dimissioni

Paola Graziano

Ad armare quella bomba ad orologeria è stata l’elezione alla presidenza del Consiglio Comunale di Paola Graziano avvenuta all’inizio di questo mese. Votata per sostituire Giuseppe Tomao, dimessosi dopo un avviso di garanzia sui concorsi nella Sanità pontina. (Leggi qui Il Pd sceglie Paola Graziano, Stefanelli non infierisce).

Il Pd l’ha votata all’unanimità così come il resto della maggioranza di centrosinistra ma le schegge che ha provocato la sua elezione sono ancora disseminate sul percorso politico di Minturno. E rischiano di provocare ulteriori danni.

Perché? Il capogruppo consiliare Matteo Marcaccio era stato indicato dal direttivo Dem per la successione di Giuseppe Tomao alla guida dell’assemblea; ma lo stesso Tomao, con una prova muscolare ha dirottato i voti della componente Moscardelliana del Pd in modo da determinare l’elezione di Paola Graziano.

A Marcaccio non è rimasto altro che dimettersi da capogruppo ma il suo gesto politico è rimasto senza un seguito. O almeno. Il Pd ha respinto le dimissioni ma l’interessato non ha fatto più sapere se quelle dimissioni sono da considerare irrevocabili o resterà al suo posto. Non risponde, rifugiandosi nei suoi impegni accademici: si sta laureando in Scienze Politiche a Napoli con una tesi sulla donne che parteciparono alla Costituente repubblicana.

Cla’ vieni a rimettere insieme i cocci

Claudio Moscardelli (Foto: Giornalisti Indipendenti)

Il segretario del Pd di Minturno Franco Esposito ha intuito la serietà della situazione. Ha preso al volo il telefonino ed ha chiamato a Latina al senatore Claudio Moscardelli. “Clà, dimmi quando sei disponibile per venire qui. E se ci fossero anche i nostri due consiglieri regionali, sarebbe cosa buona e giusta”. Perché? Marcaccio è vicinissimo al consigliere Enrico Forte di cui è stretto collaboratore nella sua segreteria alla Pisana.

Il segretario Esposito teme che vada all’aria un lavoro lungo dieci anni. Quando ne ha assunto la guida politica il Pd era rappresentato in Consiglio “a malapena” da un solo consigliere. Dopo dieci anni sono diventati sei ma ora si rischia una ingestibile anarchia. Che potrebbe innescare un effetto domino, spaccando il Partito come avvenuto a Formia. Ma con una particolarità, ancora più grave:  il Pd di Minturno, a differenza di quello formiano, sarebbe costretto ad appoggiare lo stesso candidato a sindaco (Gerardo Stefanelli) ma con due liste civiche senza simbolo. Un suicidio politico che il segretario Esposito vuole evitare “prima che sia troppo tardi”. (Leggi qui Bartolomeo varca il Rubicone e firma per La Mura).

Il sindaco Gerardo Stefanelli in una riunione cui ha preso parte il gruppo consiliare, il direttivo e gli assessori Pd Piernicandro D’Acunto e Mimma Muzzo (che ha confermato la sua volontà di dimettersi) ha chiesto al Partito di maggioranza relativa di prendere una posizione chiara. La sabbia nella clessidra della pazienza non è infinita

Stefanelli guarda a destra

Pino D’Amici

Stefanelli non ha escluso di rivedere, potenziandoli, i confini del suo schieramento (e della sua potenziale futura maggioranza) alla luce delle notizie che arrivano dal centro destra.

Ha avuto una fumata nerissima, infatti, un incontro tra le delegazioni di Fratelli d’Italia e della Lega. Hanno ciascuna un autonomo candidato a sindaco, Pino D’Amici e Massimo Moni, ma questa volta è stato il carroccio minturnese ad avanzare due richieste che la delegazione di Fdi ha quasi definito “le solite provocazioni”. La Lega ha proposto di resettare le due candidature in campo, magari individuandola una (“per l’intera coalizione”) attraverso lo svolgimento delle Primarie di coalizione.

L’aspirante primo cittadino di Fdi ha fatto fatica a circoscrivere la sua irritazione: “Da due anni mi è stata  rivolta l’accusa di non decidere. Ho offerto la mia disponibilità a candidarmi nell’agosto 2020  dopo averlo deciso con la mia famiglia e le persone a me molto vicine. Dopo quasi un anno mi si chiede di partecipare alle primarie. Ma stiamo per caso scherzando?” P

Personalmente non condivido questo strumento di scelta perché dimostra l’incapacità della politica di definire la propria futura classe dirigente. Le primarie, semmai, andavano decise a gennaio per tenerle al massimo lo scorso maggio. Vogliamo portare i nostri simpatizzanti nei gazebo a ferragosto? E, poi, non ho capito una cosa: vi parteciperebbe anche il candidato sindaco di Forza Italia? Sia io che Fratelli d’Italia – ha concluso D’Amici – siamo sempre pronti al dialogo con gli alleati ma ci sono tanti interrogativi che attendono risposte”.

Signore nel mirino

MASSIMO SIGNORE

Il bersaglio politico di D’Amici è un suo collega, l’avvocato Massimo Signore, referente locale di Forza Italia, Partito che controlla la lista “Moderati per Minturno”: “Io sono in campo e da settimane incontro alla luce del sole i cittadini – ha concluso il candidato a sindaco di Fdi – Non ho capito cosa hanno deciso di fare altri, se appoggeranno la ricandidatura del primo cittadino in carica Stefanelli o prendere parte alle primarie della coalizione. Attendiamo.”

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